L'approccio psicologico alla gara dell'arbitro di calcio

Come ricoprire il ruolo di arbitro con soddisfazione e piacere,senza farsi schiacciare da critiche, stress e scarsa autostima?

Autore: Dott.ssa Barbara Testa - Psicoterapeuta

Risorse esterne

Nel mese di settembre sono stata invitata ad una riunione mensile presso la sezione AIA di Gallarate (Associazione Italiana Arbitri di calcio) per affrontare la tematica dell’approccio psicologico alla gara da parte dell’arbitro, figura tanto significativa quanto bistrattata dal pubblico e dagli addetti ai lavori.

Il ruolo dell’arbitro, infatti, è molto delicato poiché non consiste solo nel far rispettare le regole del gioco ma anche nel mediare nelle inevitabili situazioni conflittuali che si verificano in campo.

Si è soliti definire il “buon arbitro”, colui che passa inosservato durante la partita, ovvero colui che, attraverso le proprie decisioni, non influenza l’andamento della gara in modo negativo ma ne permette il regolare e corretto svolgimento.

Proprio per i motivi sopra citati anche l’approccio psicologico alla gara dell’arbitro diviene fondamentale, visto che, anche nelle categorie minori, viene sottoposto a significative critiche fuori e dentro il rettangolo di gioco. Si pensa infatti che solo i direttori di gara di serie A o B convivano con critiche e giudizi provenienti dalle società sportive, dai tifosi e da tutto il “carrozzone” che ruota intorno al calcio professionistico, in realtà anche sui campi di periferia le pressioni sono significative, differenti ma non per questo più facili da sopportare e gestire.

La cronaca sportiva locale è ricca di articoli che descrivono risse fuori e dentro il campo, tentativi e aggressioni all’arbitro. Come vivere, dunque, questo ruolo in maniera meno stressante? Come gestire in maniera efficace le relazioni dentro e fuori il rettangolo di gioco? In che modo è possibile diminuire l’incidenza degli errori durante la gara?

Nel profilo del buon arbitro compaiono queste caratteristiche:

  • conoscenza del regolamento
  • condizione atletica
  • capacità relazionali e comunicative
  • competenze psicologiche

Avere una approfondita e completa conoscenza del regolamento permette al direttore di gara di essere non solo più sicuro nel prendere le decisioni durante lo svolgimento della partita ma anche di essere più credibile e competente agli occhi dei giocatori che sistematicamente possono metterne in dubbio le scelte e criticarne l’operato.

A tale conoscenza deve accompagnarsi una buona condizione atletica poiché l’arbitro deve trovarsi sempre in campo nella posizione migliore per seguire lo svolgimento del gioco e deve essere lucido nonostante sia costantemente in movimento.

Nel corso di una partita, l’arbitro si trova a dover prendere costantemente delle decisioni e ad affrontare le conseguenze che provocano dentro e fuori dal campo, quindi, avere delle buone competenze relazionali e comunicative permette di gestire in modo efficace i conflitti, creando un buon clima in campo.

Non lasciarsi influenzare da stereotipi e pregiudizi legati alla figura dell’arbitro e dei giocatori, insieme all’ascolto attivo e alla gestione della calma costituiscono strategie funzionali per risultare autorevoli e affidabili nella conduzione dei rapporti dentro e fuori il campo.

Ricerche sperimentali hanno dimostrato che le competenze psicologiche rappresentano dal 50 al 70% del successo di un arbitro e queste capacità possono essere migliorate, così come quelle fisiche.Gli arbitri che sono meglio preparati sono coloro che si sono costantemente addestrati ed esercitati alla capacità di concentrarsi, di restare calmi sotto stress, di avere fiducia e sicurezza in loro stessi .Il direttore di gara, infatti, è sottoposto agli stress agonistici che vivono gli sportivi e non solo, poiché alla paura di sbagliare si aggiungono le proteste dagli spalti, dei giocatori in campo e il timore di aggressioni.
Gli arbitri devono mantenere il loro autocontrollo in ogni momento, soprattutto quando sono sotto pressione, quando ci sono probabilità che si scatenino risse e di conseguenza si verifichino lesioni e scoppi di violenza.

Qualità fondamentali diventano di conseguenza: l’autonomia di giudizio, la capacità di reazione rapida, la fiducia in sé, l’accettazione del giudizio, la gestione dello stress e la capacità di concentrazione.
Attenzione e concentrazione possono essere accresciute attraverso esercizi specifici in allenamento che aiutano a focalizzarsi sul momento presente, mettendo da parte situazioni interne ed esterne . L’allenamento ideomotorio, invece, permette di incrementare autoefficacia e fiducia poiché consente alle persone di attingere alle proprie risorse interne, di rafforzarle e di ancorarle.

Applicare tecniche quali il rilassamento muscolare, il controllo della respirazione e la visualizzazione creativa permette all’arbitro di gestire lo stress prima della gara, presentandosi in campo “mentalmente libero” e concentrato sul “qui ed ora”.

Come per la maggior parte delle attività che svolgiamo ma soprattutto per chi decide di fare l’arbitro, la motivazione intrinseca rappresenta la marcia in più che permette di andare avanti, poiché i guadagni (soprattutto a livello dilettantisco) sono irrisori e vi sono solamente alcune agevolazioni (tessere per accedere agli stadi); sono sicuramente maggiori, invece, i rischi per la propria incolumità fisica e per la propria autostima.

Lavorare costantemente su questo aspetto, soprattutto con i giovani che iniziano a ricoprire questo ruolo diviene fondamentale per diminuire il rischio di “abbandono dell’attività”, poiché non si prova piacere di operare in quel contesto, di svolgere quella funzione e di sentirsi capaci.

Riferimenti bibliografici e letture consigliate:

  • www.psicologiasportiva.it

Foto di Dott.ssa Barbara Testa

L'articolo L'approccio psicologico alla gara dell'arbitro di calcio è stato scritto da Dott.ssa Barbara Testa: Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Milano (MI), Varese (VA)

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