Disturbi d’ansia

fobie, ansia generalizzata, attacchi di panico, ansia sociale, stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo

Autore: Dott. Marco Stefanelli - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

I sintomi che una persona avverte e che la conducono a chiedere una consulenza psicologica spesso sono vari e di differente natura, perciò è importante comprendere il loro ruolo nel mantenimento della sofferenza al fine di progettare un trattamento adeguato ed efficace. Nei disturbi d’ansia, ad esempio, possono comparire spesso sintomi depressivi quali: basso tono dell’umore, anedonia, crisi di pianto, insonnia, senso di fallimento, incapacità ed inadeguatezza oppure può verificarsi che un disturbo depressivo sia caratterizzato in alcune fasi dalla presenza di sintomi ansiosi.

Frequentemente tali quadri sintomatologici vengono diagnosticati dai medici di base o da alcuni specialisti come sindrome ansioso-depressiva. Al fine di una corretta analisi del problema e di un eventuale trattamento, diviene dunque necessario, se possibile, comprendere qual è la problematica principale e quale invece è insorta conseguentemente. Si tratta del cosiddetto “problema secondario”, ovvero della valutazione negativa da parte del paziente della problematica principale e dei suoi effetti invalidanti nei diversi contesti di vita (scuola, lavoro, famiglia, etc.). I giudizi negativi riguardo a sé generano una cospicua sofferenza che aumenta l’intensità e la resistenza al cambiamento.

Considerando i disturbi d’ansia (fobie, ansia generalizzata, attacchi di panico, ansia sociale, stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo) ed in particolare le situazioni in cui il problema è presente da parecchi anni senza essere stato mai trattato in modo efficace, è frequente l’insorgenza di sintomi depressivi secondari al disturbo d’ansia. Nel corso del tempo infatti l’incapacità di affrontare le proprie fobie o di gestire la propria ansia e/o il ripetuto evitamento di alcune specifiche situazioni complicano in modo rilevante la vita delle persone, le quali possono perciò reagire criticandosi aspramente per la propria ansia e sperimentando vissuti depressivi caratterizzati da un enorme senso di frustrazione e d’impotenza e maturare convinzioni circa la loro indegnità ed inadeguatezza.

In tali casi, la depressione non costituisce il problema primario e scompare nel momento in cui si interviene sul disturbo d’ansia, riducendone i sintomi che lo caratterizzano e migliorando la qualità di vita della persona. Difatti il paziente, grazie al trattamento cognitivo comportamentale, acquista un maggior senso di padronanza e di autoefficacia rispetto alla propria vita fino ad allora gravemente compromessa dagli evitamenti o dagli altri comportamenti disfunzionali messi in atto per cercare di fronteggiare l’ansia.

Bibliografia:
Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G.M. Psicoterapia cognitiva dell’ansia Raffaello Cortina Editore, 2006
Sassaroli S., Lorenzini R. La mente prigioniera. Strategie di terapia cognitiva Raffaello Cortina Editore, 2000
Mancini F., Perdighe C. Elementi di psicoterapia cognitiva Fioriti, 2008

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