Enuresi ed Encopresi: pipì e cacca senza freni

Partiamo da un fatto: quando nasciamo siamo tutti incontinenti

Autore: Dott.ssa Simona Giovanditti - Psicologo (Psicologa), Psicoterapeuta

Risorse esterne

Enuresi

L’enuresi è un disturbo che colpisce adulti e bambini e riguarda la perdita di urina involontaria o intenzionale, nel letto o nei vestiti.

Partiamo da un fatto: quando nasciamo siamo tutti incontinenti, non controlliamo feci e urine, che perdiamo con un meccanismo riflesso del tutto involontario.

Molti genitori si chiedono quale sia l’età giusta per “togliere il pannolino” al proprio bambino e spesso decidono di affrontare questo passaggio spinti dalle richieste dell’ambiente (l’ingresso alla scuola dell’infanzia spesso prevede il raggiunto controllo sfinterico, quanto meno durante il giorno). Circa il 50% dei bambini di due anni riesce a trascorrere la notte senza bagnare il letto. In realtà oggi si tende ad abbandonare il pannolino un po’ più avanti, perché i nuovi pannolini consentono al bambino di rimanere abbastanza asciutto, riducendo la sua motivazione e quella delle mamme a giungere al controllo sfinterico.

In età adulta l’1-2% è enuretico, poi la percentuale sale in età avanzata. Tra gli adulti ci sono alcuni ritardati mentali e persone con malattie organiche; poco meno dell’1% sono persone sane. L’enuresi ha una componente ereditaria e colpisce di più i maschi: se un bambino bagna il letto è molto probabile che lo facesse anche il padre.

Ovviamente non si può considerare patologico un bambino che a due anni e mezzo o tre manifesti ancora un comportamento enuretico, sia perché abbiamo tempi molto diversi nello sviluppo, sia perché il disturbo ha, fino ai cinque anni, un tasso di remissione spontanea straordinariamente alto, rendendo superfluo qualsiasi tipo di intervento. È quindi prudente attendere i sei anni prima di proporre un intervento terapeutico. Ad un genitore preoccupato per l’enuresi del proprio figlio di due anni può essere più utile offrire alcuni colloqui di sostegno, per permettere di far emergere le dinamiche familiari ed atteggiamenti potenzialmente perfezionistici, che rischiano di essere deleteri per l’educazione del bambino. Inoltre si possono fornire al genitore informazioni utili per giungere ad un corretto controllo sfinterico senza ansie eccessive.

Per prima cosa bisogna sapere che è improbabile che il figlio riesca ad apprendere strategie di autocontrollo igienico prima dell’età in cui non riesce a stare in piedi autonomamente. In secondo luogo, a molti bambini il water può fare paura, quindi è utile procurarsi un vasino colorato e organizzare l’educazione alla minzione come un gioco. Una volta identificati i segni di “bisogno” del bambino (gambe incrociate, compressione delle mani sul pube), metterlo sul vasino spiegandogli cosa ci si aspetta da lui, senza eccessive imposizioni, lodandolo per l’eventuale successo ed evitando di punirlo per gli inevitabili “incidenti” o “rifiuti”. Sarebbe meglio non mostrare disgusto per feci e urina, poiché il bambino, generalmente, mostra di essere orgoglioso della sua “produzione” e non capirebbe commenti negativi.

Cause e trattamenti dell’enuresi

In alcuni casi la causa dell’enuresi può essere una modesta capacità della vescica, tale da non consentire di trascorrere una notte senza la necessità di andare in bagno una o due volte. In altri casi, invece, la vescica mostra di avere una capienza ed un’adeguata autonomia (ad es. 4‑5 ore durante il giorno), ma la presenza di un sonno molto profondo rende probabilmente difficile il risveglio e la continenza notturni. In altri casi, infine, vi sono bambini che mostrano di avere delle vesciche alquanto instabili e molto reattive di fronte ad eventi di tipo emotivo e stressante (ad es. litigi in famiglia, separazioni, difficoltà scolastiche).

È importante, infine, differenziare fra casi di enuresi primaria, in cui il bambino non ha mai acquisito il controllo della minzione, e casi di enuresi secondaria, in cui i bambini riprendono a bagnare il letto dopo un lungo tempo di continenza. Bisogna escludere problemi organici, come diabete, cistiti, mestruazioni, stanchezza serale, cambio di stagione (autunno), depressione post-parto che fa dormire molto profondamente, allergie.

Una buona fase di assessment permette di distinguere la causa del disturbo e proporre strategie di intervento mirate.

Per i bambini che mostrano di avere una vescica di modestissima capienza, ad esempio, saranno proposti esercizi specifici volti ad aumentare la capacità di quest’organo; per quelli che tendono ad avere un sonno  troppo profondo, invece, saranno utili accorgimenti volti a ridurre la durata della fase 4 o ad insegnare al ragazzo a riconoscere i segnali interni che la vescica emette prima di iniziare la minzione. Le tecniche farmacologiche possono essere utili per brevi periodi, per esempio se il ragazzo deve andare in gira scolastica, ma vi è un alto tasso di ricadute alla sospensione del trattamento

Oltre l’80% dei casi può essere curato con un numero molto ridotto di visite, poiché l’enuresi non dipende da conflitti profondi, disturbi di personalità o rapporti patologici con i genitori. Nei casi restanti in cui queste strategie non hanno effetto, è più opportuno considerare il comportamento enuretico come il sintomo di un problema più complesso.

Encopresi

L’encopresi si manifesta con la ripetuta evacuazione di feci in luoghi inappropriati, per esempio nei vestiti o sul pavimento.

La maggior parte degli encopretici soffre di stitichezza, poiché i soggetti cercano in ogni modo di trattenere le feci, anche quando non possono fare a meno di emetterle; per questo spesso lo fanno a natiche serrate ed in posti inconsueti come sopra un letto, sotto un tavolo, con la schiena appoggiata contro un muro, ecc.

La condizione di stitichezza cronica e di cronica ritenzione, infatti, causa l’indurimento delle feci, fino a far diventare estremamente dolorosa la defecazione, che viene eseguita solitamente con estrema cautela ed in posizioni antalgiche (il water o il vasino possono essere dolorosi in questi casi).

Il trattamento prevede in primo luogo l’analisi e la correzione della dieta di questi soggetti, che risulta, in genere, priva di scorie. È inoltre molto utile educare i soggetti a defecare in orari relativamente fissi della giornata, meglio se 10 o 20 minuti dopo uno dei pasti, quando è più intenso il riflesso gastro‑colico. Bisogna poi fornire chiare informazioni sulla fisiologia della defecazione e adottare strategie volte alla modificazione del comportamento problematico, per trasformarlo gradualmente in un comportamento adeguato.

A differenza dell’enuretico, che non sembra in genere caratterizzato da disturbi di personalità e relazionali particolari, l’encopretico ha spesso atteggiamenti, convinzioni e rapporti interpersonali particolarmente alterati ed, in particolare, dinamiche familiari non sempre di facile interpretazione. Gli spunti comportamentali e dietologici sopra descritti costituiscono quindi, nella maggioranza dei casi, consigli indispensabili, ma di per sé assolutamente non sufficienti, per condurre una terapia che sarà necessariamente prolungata a complessa. Se però conducessimo una sia pur ottima psicoterapia a livello individuale e relazionale senza provvedere parallelamente a normalizzare la dieta ed a ridurre la stipsi con interventi farmacologici e comportamentali, probabilmente gli eventuali risultati della psicoterapia stenterebbero a comparire.

Bibliografia:
Rovetto F.M. Enuresi ed encopresi Masson Italia Editori, Milano, 1987
American Psychiatric Association DSM-IV TR Masson, Milano, 2000

Foto di Dott.ssa Simona Giovanditti

L'articolo Enuresi ed Encopresi: pipì e cacca senza freni è stato scritto da Dott.ssa Simona Giovanditti: Psicologo (Psicologa), Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Monza e Brianza (MB)

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