Il legame fraterno

Come favorire la costruzione di un buon legame fraterno? Come i genitori possono accompagnare i propri figli nel percorso di sviluppo emotivo e affettivo all'interno della fratria?

Autore: Dott.ssa Barbara Testa - Psicoterapeuta

Risorse esterne

Il legame fraterno è un vincolo molto forte che lega gli individui non solo sincronicamente ma anche diacronicamente attraverso le generazioni e rappresenta il primo legame del bambino con il sociale, la prima relazione oltre quella con i genitori.

Questo legame diviene il modello per le ulteriori relazioni con i pari, compresa quella di coppia, di conseguenza diviene significativo l’apporto dei genitori nel gestire e favorire la sua costruzione.

Infatti, se quando nasce il primo figlio, nella famiglia sorge il conflitto intergenerazionale, l’arrivo del secondogenito introduce il conflitto intragenerazionale.
La nascita di un fratello rappresenta l’arrivo dello straniero, che con la sua presenza viene a rompere l’equilibrio familiare costituito: il secondo figlio introduce, infatti, la nozione di cambiamento e inserisce l’elemento nuovo della parità, usurpando al primogenito il ruolo di protagonista, sempre al centro dell’attenzione genitoriale.

“Quali caratteristiche ha il legame fraterno?”

Innanzitutto questo legame è imposto, non scelto come quello di amicizia; è una relazione in cui si condivide lo stesso vissuto socio emotivo nella fase di sviluppo più importante e decisiva ed é caratterizzata da un legame spesso molto stretto la cui continuità, persiste durante tutta la vita: ci si può non frequentare ma si resta comunque fratelli per sempre.

Quali aspetti positivi ha il legame fraterno?”

Quando parliamo di relazioni tra fratelli, si pensa subito agli aspetti negativi (invidia, rivalità, gelosia), ma il gruppo dei fratelli gioca anche un ruolo significativo nella strutturazione della famiglia e nel suo funzionamento normale; tale relazione stimola  l’aiuto reciproco, la collaborazione, il soccorso tra pari, la difesa dei diritti delle generazioni ed offre modelli di identificazione diversi da quelli genitoriali.

Per un buon sviluppo della persona è importante sviluppare le abilità che permettono di entrare in relazione con gli altri: capire le intenzioni e i sentimenti degli altri, comprendere le norme sociali ed essere capaci di cooperare.
La relazione fraterna può essere un elemento facilitante per l’acquisizione di queste abilità sociali, dell’empatia, della cooperazione e del gioco. Attraverso l’attività ludica, infatti, i fratelli possono apprendere ed affinare diverse abilità cognitive ed emotive importanti: possedere sensibilità verso gli stati d’animo dell’altro; sviluppare la Teoria della Mente (McAlister, Peterson, 2006), acquisire la capacità di seguire istruzioni che l’altro impartisce e di esplorare regole e ruoli sociali.

“Quali criticità presenta il legame fraterno?”

Nella fratria trova terreno fertile la gelosia che, in realtà, appartiene alla dotazione psicologica presente nelle persone fin dalla nascita; é pertanto naturale ed assolutamente normale riscontrare nei figli vissuti e comportamenti riferibili alla gelosia.

Il genitore ha il compito di far evolvere questi sentimenti nella giusta direzione, senza negarne l’esistenza né viverla come il fallimento del proprio stile educativo.

La gelosia è definibile come il timore di perdere il possesso esclusivo della disponibilità affettiva della persona da cui ci si sente amati. Il geloso, infatti, non teme di perdere l’amore ma si rifiuta di perdere l’esclusività del rapporto amoroso.

La gelosia inoltre si nutre della pretesa di bastare affettivamente all’altro, mettendo in luce la difficoltà emotiva ad accettare il proprio limite di importanza nel rapporto con la persona amata.

Altra emozione che viene sperimentata nel legame fraterno è l’invidia, definibile come il dolore psicologico dovuto alla constatazione della propria inferiorità rispetto ad un’altra persona.Paragonarsi agli altri, infatti, è un’attività molto consueta fin dalla tenera età e i cui esiti possono essere spesso difficili da accettare.

Nelle relazioni familiari l’invidia è caratteristica del fratello minore verso il maggiore dotato di capacità, abilità e conoscenze superiori. Tuttavia l’invidia è un sentimento sperimentato alternativamente e vicendevolmente da tutti i fratelli.La constatazione della propria inferiorità può seguire due differenti percorsi psicologici:

l’emulazione oppure la denigrazione.

I sentimenti di gelosia si manifestano nei più piccoli attraverso segnali tipici:

  • Capricci (ostinazione, insoddisfazione, provocazione)
  • Aggressioni mascherate verso il fratello
  • Cambiamenti improvvisi nel rapporto con la mamma
  • Comportamenti da piccolo (enuresi notturna, biberon, ciuccio, ecc…)

“Come aiutare i figli?”

Mettersi nei panni dei figli, cercando di capirne innanzitutto i sentimenti; comprendere non significa accettare o legittimare le pretese di esclusività e i comportamenti negativi.

Non mostrarsi né sorpresi né impauriti da tali sentimenti è il modo più efficace per mostrare loro la normalità di tali sentimenti.

Alcuni consigli pratici:

  • Comprendere permette di aggiungere dolcezza ai rimproveri e alle proibizioni necessari.
  • Rassicurare il figlio geloso ricordandogli episodi passati in cui è stato lui ad essere vezzeggiato come il fratellino e facendogli valutare positivamente i vantaggi dell’essere più grande.
  • Proporre un’educazione continua e graduale
  • Assecondare e sostenere i figli nell’espressione delle proprie caratteristiche peculiari e dei propri talenti

Non bisogna dimenticare che nelle dispute i bambini tendono maggiormente a tenere in considerazione la posizione dell’amico più di quanto avvenga con il fratello, negoziano e arrivano a patti più con gli amici che con i fratelli e giudicano in modo più severo le trasgressioni dei fratelli rispetto a quanto facciano con quelle degli estranei.

I fratelli, infatti, sono rivali nello stesso territorio, quindi è importante che anche in famiglia i si creino una nicchia di sviluppo in cui trovare il proprio posto senza stare in competizione diretta (attraverso un hobby o uno sport).

“Quanto incidono i modelli genitoriali?”

Ogni genitore trasmette dei messaggi in relazione agli avvenimenti che lui a sua volta ha vissuto con i propri fratelli ed a come sono stati elaborati e rappresentati. In molti casi i genitori, portatori dei propri modelli vincolari fraterni, sono convinti che questi siano gli stessi che dovranno reggere i figli oppure, quando li hanno vissuti come traumatici, tenteranno, invece, di evitarli per salvare i figli da queste esperienze.

Di solito i fratelli, avendo vissuto insieme le vicissitudini dei sentimenti e dei conflitti che si sono sviluppati nell’intimità familiare, hanno una conoscenza reciproca cosciente, ma più spesso inconscia, del funzionamento psichico dell’altro ma, comunque, i modelli provenienti dal vissuto fraterno (ambivalenza, rivalità, sottomissione, sentimenti amorosi, necessità di riparare, impulsi di dominio, ecc.) tendono a ripetersi nella vita della persona.

“Che ruolo hanno i genitori?”

Il ruolo dei genitori diviene dunque quello di aiutare i figli ad individuarsi ed a costruire un legame “sufficientemente buono” caratterizzato da:

 - una complementarietà nei rispettivi ruoli

 - un rapporto di intimità con l’altro

 - una coincidenza dei valori personali di ciascuno

Letture consigliate

“SO.S Sorella in arrivo”, Emme Edizioni, Chiara Rapaccini

 “Aspetto un fratellino”, Marianne Viloq

“Fratelli per forza”,Edizioni EL, Lucia Salemi

“La gelosia tra fratelli”, Milano: Franco Angeli, Scalisi, R. (1995)

Foto di Dott.ssa Barbara Testa

L'articolo Il legame fraterno è stato scritto da Dott.ssa Barbara Testa: Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Milano (MI), Varese (VA)

Chiedi un consulto privato a Dott.ssa Barbara Testa

Nome:
Email:
Tel.:
Richiesta: