L'Ipnosi nella preparazione psicologica di grandi atleti; l'esperienza con gli olimpionici.

Esperienza sul campo con diversi atleti. Il Mental Training, L'Ipnosi e la relazione con atleti di altissimo livello e con i loro allenatori

Autore: Dott. michele modenese - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

In questo capitolo si  presentano la complessa modalità di lavoro per i diversi interventi svolti anche con l'ipnosi su tre atleti di tre diverse discipline olimpiche. Inoltre si accennerà alle difficoltà generali riscontrate nella presa in carico di probabili olimpici (P.O.).

Nel lavoro svolto dallo psicologo dello sport con gli atleti e le tre diverse discipline seguite , è stato possibile individuare innanzi tutto tre macroambiti di valutazione: il corpo come sistema complesso, le problematiche generali relative ad essere campioni sportivi ,  le tecniche ipnotiche ed immaginative.

Nel lavoro con gli atleti spesso è necessario arrivare a toccare il corpo dell'atleta. Il toccamento può divenire una modalità induttiva, un richiamo post ipnotico ed un far “sentire” in modo diverso il corpo e la corporeità di chi per professione ne ha dovuto esasperare alcune caratteristiche, concentrandosi prevalentemente su quelle e meno, a volte molto meno, sulle altre, altre che tuttavia risultano frequentemente indispensabili per ottenere risultati agonistici eccellenti. L'attivazione delle emozioni con  il contatto corporeo , consente di raggiungere aree psichiche preverbali , di sviluppare immagini di se e dei propri rapporti con il mondo che altrimenti resterebbero muti ed inascoltati e quindi non modificabili e reinterpretabili.

Con semplici procedimenti ipnotici di tipo regressivo, si è potuto in certi casi ricostruire un atteggiamento verso una azione motoria difettosa densa di simboli che “svelata” veniva recuperata per una armonia dell'azione sportiva ed una attivazione motorio\emotiva  con meno sprechi. Attraverso il rilassamento passante per il corpo ciò diviene possibile in tempi più brevi. Nell'obbiettivo importante di stabilire un dialogo con l'atleta  noi costruiamo la nostra induzione inizialmente parlando di un qualcosa che l'atleta usa tutti i giorni come il proprio corpo, indirizziamo poi delle “suggestioni” che potrebbero essere anche immagini, lasciandolo libero di accettarle, rielaborarle o di rifiutarle.

Dalle sue risposte, si crea la condizione per  proseguire nei passaggi successivi, ampliando sempre più il grado di accettazione e di evoluzione dell'atleta.

Parafrasando Galimberti, con il corpo, con le prime immagini, ci si accorge di quanto possono diventare importanti anche le parole e dell'uso che facciamo di parole ricche di significati emozionali antichi. Dentro queste parole il nostro corpo si trasfigura, si racconta, si esprime.

 

Nello sport agonistico l’ottimizzazione della preparazione tecnica e fisica ha raggiunto livelli tali da far sì che sempre più frequentemente l’elemento mentale rappresenti quella marcia in più che permette a un atleta di avere la meglio sull’avversario raggiungendo la massima capacità nel compiere il gesto atletico specifico con l'ottimale condizione di forma, che non sempre corrisponde alla sua effettiva migliore condizione fisica, mentre sempre corrisponde ad un forte e pieno livello mentale di attivazione.

La fiducia in sé e l’approccio positivo alla competizione rappresentano sicuramente due aspetti che contribuiscono in modo determinante alla buona riuscita della prestazione.

In termini di ricadute operative diventa quindi importante che ogni atleta, con l’aiuto dello staff, riconosca ed apprezzi il suo senso di auto efficacia e di certezza nelle proprie capacità, con la consapevolezza che tali elementi possono essere migliorati grazie a una serie di accorgimenti, esercizi e programmi di lavoro che implicano anche un’analisi accurata del vissuto relativo alle performance passate e future.

Nella preparazione risulta utile individuare quelli che sono i pensieri negativi che minano la fiducia o la capacità di un atleta che come i probabili olimpici (P.O.) ha ottime potenzialità, analizzare cosa impedisce di intraprendere e perseguire un compito determinando una “anticipazione del fallimento” attraverso, ad esempio, un irrigidimento, un venir meno alla propria tecnica durante la gara oppure una paura in prospettiva di future competizioni.

Un lavoro attento va rivolto all’ultima prestazione, ai possibili miglioramenti che si possono apportare, all’approccio verso le gare da farsi e agli ostacoli che potrebbero intralciare un buon risultato.

Un primo compito dello psicologo dello sport è quello di saper cogliere nelle parole dell’atleta e nel suo comportamento quelle forme di espressione che contengono pensieri negativi quali: affermazioni precedute dal “non” (es. “Non devo pensare che ho sbagliato”), autosvalutazione (es. “    Non riesco a reagire”), dubbi su di sé (es. “ Sono in forma come vorrei...?”), paura di deludere gli altri (es. “Ho deluso l’allenatore”) e preoccupazioni non collegate alla prestazione ( es. partner, famigliari, lavoro ecc.).

Sul piano pratico gli effetti di queste forme di pensiero sono molteplici: concentrazione focalizzata sugli errori, profezie negative che si autorealizzano,   inconsulti proclami di vittoria per darsi una “carica fasulla”,prestazioni mediocri per evitare i rischi , tentativo di compiacere gli altri invece di focalizzarsi sulla gara, tensione e riduzione della fiducia nelle proprie capacità.

Una modalità per  sviluppare un pensiero positivo comporta nell'atleta una riformulazione delle affermazioni negative, una concentrazione su ciò che è necessario fare per ottenere una buona prestazione, questo avviene costruendo una strategia ed una programmazione di un percorso che esalti le risorse e le potenzialità reali dell'atleta mantenendo al più basso livello possibile le aree di vulnerabilità e di limite. Nel caso di una importante autosvalutazione, serve a poco indagare in retrospettiva per modificare uno schema  acquisito nel  passato, piuttosto favorire l'idea e l'aspettativa di nuove positive azioni future, situazioni plastiche a cui che si possono sempre apportare dei miglioramenti o riconsiderarle sotto una luce più favorevole ed evolutiva.

L' efficacia dell’atleta è determinata  dalla modalità di approccio al compito e tale valutazione è influenzata da quanto l’atleta crede in sé. Tutti e tre gli olimpici avevano in gara una condizione di “trance spontanea” che raggiungevano con la ritualizzazione di comportamenti attivati immediatamente prima della prestazione atletica . Uno degli ambiti sensibili su cui uno psicologo dello sport deve lavorare è di mantenere ed elevare la stima  dell'atleta in modo tale che  affronti con fiducia la prestazione.

In questi termini ottimizzare una prestazione significa quindi incrementare il livello di autoefficacia grazie all’utilizzo di strategie mirate al rafforzamento del senso di realizzazione .Nel lavoro con i P.O. descritto, si è cercato , soprattutto per due atleti, una “affermazione positiva della mente”.Cioè attraverso tecniche immaginative favorire un “Campo affermativo interno” relativo al loro viversi in competizione e nel momento della loro prestazione. Molte volte sono stati necessari autoriflessioni in tempo reale, affermazioni positive e sostegno, visualizzazioni semplici o simboliche, percorso ideomotorio in ipnosi del gesto atletico.

1.1 Tecniche Immaginative: uno strumento privilegiato con l'atleta

 

L'immaginazione è la facoltà mentale di formare immagini o concetti di oggetti esterni, esperienze vissute, propositi futuri, situazioni nuove inventate e a volte poco realistiche, o anche oggetti non percepiti dai sensi. Le immagini siano essi visive, uditive o di qualunque altro genere, fanno parte della nostra natura. In genere l'immaginazione si costruisce essenzialmente con materiali presi dalla realtà' quotidiana, dall'esperienza che è sempre mediata dai riferimenti interni dell'individuo e quindi anche dagli atleti. L' uso delle immagini mentali in psicoterapia o in una relazione interpersonale come quella che intercorre tra psicologo e sportivo, ad esempio per abbassare il livello di ansia di quest'ultimo o insegnare una tecnica di rilassamento psicocorporeo, trae origine dai lavori e dalle ipotesi teoriche risalenti a circa un secolo fa ad opera dì studiosi e terapeuti che per la prima volta tentarono di intervenire nella relazione con il paziente. suggerendo delle immagini spesso dopo aver stabilito uno stato di rilassamento o di ipnosi. Immagini che evocassero risonanze emotive, assocìazioni, liberazione di materiale rimosso ecc. Così sia che si parli di Desoille, di  Schultz o di Assagìoli solo per citare i  piu noti, pur ognuno mantenendo la propria specifìcità e formazione, troviamo l'intenzione di lavorare con la coscienza del paziente attraverso l'uso delle immagini dei simboli delle "scene” fisse o dinamiche che si proponevano o si evocavano nel soggetto. Senza dìlungarsi troppo nella storiografia, diremo perchè (secondo noi) tali metodologie hanno oggi cosi grande successo e vengono abitualmente usate da psicologi dello sport che si formano in questa branca della psicologia. Una ragione é nelle parole di L.Peresson quando parlando della immaginazione afferma che una funzione psichica che può operare contemporaneamente a diversi livelli:  della sensazione degli impulsi. dei  desideri del sentimento, della volontà del pensiero, della intuizione. Essa ha una funzione evocatrice e creatrice d’immagini, ed agisce in tal senso sia sulla parte conscia che inconscia della personalità. A questo enorme potenziale e “spazio psìchìco" di cui dispone la nostra mente sotto forma di immaginazione va aggiunta la plasticità d'uso delle               tecniche di visualizzazione in generale, ma soprattutto in psicologia dello sport, dove l'esperienza personale mi ha portato a pensare che il mondo dello sport generalmente richiede allo psicologo interventi brevi, ricostituenti, mirati e concreti, intendendo l'aspettativa dell'entourage e dell'atleta di lavorare sull'io o sui sistemi cognitivi e relazionali, cioè su quello che anche loro sono in grado di capire e di confrontarsi con la loro esperienza ed intelligenza.Naturalmente non e detto che questo avvenga sempre ne che ci si debba  astenere da interventi più in profondità se necessario e sopratutto se ce ne viene data la possibilità.. Questa duttilità  permette interventi sia con metodologie cognitivo comportamentali (modeling, condizionamento, d. sistematica ecc.) , sia con strumenti più psicodinamici: come l'ipnoanalisi, l'uso dei simboli, il sogno da svegli guidato.

 Inoltre ricerche psiconeuroendocrine come quelle di Sperry,   Hilgard, Gazzaniga hanno dimostrato che  nelle cellule cerebrali resta impressa  qualunque traccia motoria, e che il movimento corporeo è legato più o meno consciamente alla sua immagine cerebrale. Studi sulla lateralità delle funzioni hanno portato a pensare che non gli aspetti logici e verbali,  ma quelli immaginativi ed emotivi  abbiano nella economia della nostra  vita una preponderanza nell’ integrare l'esperienza umana ( Penfield).

 La visualizzazione permette di evitare il comando diretto il suggerimento esclusivo, che toglie una possibile  ulteriore elaborazione al soggetto. Con l'uso delle visualizzazioni si predispone una strategia che parte da "dentro”  accelera processi   di apprendimento ed esecuzione. Anche

nell'intervento dello psicologo sportivo che operi con le visualizzazioni vi è una strategia dinamica che sulla base della formazione (cognitiva, gestaltica, psicoanalitica, ipnotica ecc.) della sua personalità    (rifacendoci a Jung potremo parlare di p. introversa od estroversa) 

, della  sua esperienza  (interventi individuali, di gruppo, con tutto lo staff sportivo, solo con l'atleta ecc.)  valuta lo stato dell'atleta,   la situazione generale e contingente in cui interviene. La relazione con preparatori atletici ed allenatori e con il resto dell'equipe medico-sanitaria, e decide anche in tempi abbastanza brevi di stabilire  una delle possibili relazioni  come ad esempio Sviluppare  attraverso un rilassamento corporeo o un livello da leggero a medio di ipnosi per approfondire il processo conoscenza (corporea,  motoria, emotìva ecc.) ed allenare [atleta alle visualizzazioni dapprima con immagini semplici o neutre (ma  esistono delle visualizzazioni neutre?), poi con simboli generali quali l'acqua, il fuoco. L' albero che hanno funzione già di per se terapeutica se il rapporto interpersonale è buono e la tecnica validamente proposta infine giungere ad una sensibilità del soggetto verso contenuti più specifici e personali e situazioni che

 

riportano direttamente a reali situazioni di allenamento e gara le immagini saranno sempre più cinetiche. Il loro movimento, il movimento dell'atleta rappresentato mentalmente diviene fondamentale sia per la possibilità di ripetere il gesto atletico, di fermarlo, farlo progredire al rallentatore e farlo osservare allo atleta come spettatore. sia per ristabilire, avviare, tracciare i percorsi cerebrali che sotto forma di immagini del se conscie ed inconscie   possono influenzare il comportamento e la performance di un atleta. A chiusura di questo pareafrago ricordiamo le parole di  James Hillman che condensano adeguatamente anche il nostro modo di considerare e valutare il lavoro con le visualizzazioni anche in psicologia dello sport: "...io       uso l’espressione immagine fantastica in senso poetico, considero le immagini come i dati basilari della vita psichica aventi origine autonoma ricchi dì inventiva,  spontanei, compìutì in se stessi e organizzati in configurazioni archetipiche. Le immagini fantastiche sono,a un tempo, le materie prime e i prodotti finiti della psiche,e costituiscono il modo privilegìato di accesso alla conoscenza dell'anima".

 

 

 

 

 

 

1.2 LA PREPARAZIONE DEL CAMPIONE

 

Chi è il campione?

Superando la retorica ed una risposta affrettata e stereotipata, se ognuno di noi provasse a definire la propria idea di campione avrebbe delle belle sorprese.

 

-Può essere chi limitatamente nella rassicurante area del suo club o della

                              società di appartenenza ,svolge al suo interno tutta l’attività agonistica primeggiando facilmente sugli altri iscritti e non desiderando competizioni allargate e confronti più rischiosi.

-Può essere chi sulla base di una unica performance che può essere anche assoluta (p. es. diventare il capocannoniere del campionato del mondo), oppure un atleta che vince il campionato del mondo od una olimpiade, ma che come una cometa scompare all’orizzonte lasciando solo un ricordo di se stesso.

-Può essere chi detiene il miglior risultato di categoria o dell’anno, benché lontano dal risultato assoluto (è il caso dei “campioni giovani, “, gli juniores , speranze ecc. o per mancanza degli atleti di vertice assenti per infortunio , ecc.).

-Oppure può scaturire da un risultato obiettivo in un confronto che è una prova agonistica di tipo istituzionale, come i campionati provinciali, regionali , nazionali, europei e mondiali .Come anche da incontri di ampia rilevanza tecnico atletica organizzati da Federazioni Internazionali autorevoli (es. la Boxe).

In diverse di queste situazioni è il risultato raggiunto che assume importanza per il giudizio,in altre è la personalità il carisma, l’autorevolezza che fanno il campione.

 

Si possono tracciare una serie di caratteristiche del campione? ~ Senz’altro possiamo citare:

a) Spiccate doti atletiche e fisiche.

b) Costanza nelle prestazioni ad alto livello.

c) Capacità mentali atte a sostenere complessivamente la performance (il che non implica una personalità equilibrata e matura, p.es. sotto il profilo relazionale od affettivo).

 

Esistono campioni differenti ? Cioè con diverse strutture di personalità capacità motorie riferite all’esecuzione del gesto atletico ideale, o con un “carattere sportivo “ a parità di ruolo, differente. Sembrerebbe proprio di si. Le diversità sono sia personologiche che di ruolo . In uno sport di squadra è già possibile individuare diverse tipologie di campione, ed il campione può addirittura diventare la squadra stessa ,per effetto di un equilibrato ed omogeneo amalgama delle diversità individuali e delle diverse peculiarità psicologiche ed agonistiche dei singoli.

~- Nello sport individuale il campione è solitamente colui che vince. Ed allora è ~ è campione chi vince nello sci piuttosto che nel sollevamento pesi oppure chi vince nel basket piuttosto che nella pallamano? Se il metro di valutazione fosse il successo ed il prestigio personale oltre a quello decretato dal pubblico, dai mezzi di comunicazione e dagli sponsor non vi sarebbero molti dubbi sulla risposta. Facendo prevalere un atteggiamento più paritario e nobile i vari campioni sarebbero sullo stesso piano celebrati all’altare dello sport qualunque esso sia.

Attraverso questa breve analisi sull’idea ,niente affatto semplice del cos’è un campione, possiamo giungere ad una prima considerazione: I campioni ,“grandi” e quelli “piccoli” sembrano avere caratteristiche simili (per qualcuno anche le stesse ansie) motivazioni che comunque spingono verso le stesse direzioni diventare più forti agonisticamente , elevare la probabilità di successo , ed una volta raggiuntolo mantenerlo od incrementarlo se appena è possibile .E’ a questo stadio che entra o può entrare in gioco non tanto una  tecnica specifica, per esempio il MENTAL TRAINING, questo almeno inizialmente,  , quanto il bisogno spontaneo di allenarsi anche con la mente e non solo con il proprio corpo. La possibilita’ di immaginare,anche se con diverse modalita’,e’ infatti di tutti. Le differenze consistono sostanzialmente nella frequenza delle immagini riprodotte,nella loro definizione (colore,contrasto, ricchezza di  particolari ecc.) e nel coinvolgimento emotivo che le accompagna..

Ogni persona immagina ed ogni persona e’ in grado di farlo meglio se si allena opportunamente .Un tipo di immagine che per la particolare connotazione che assume come esperienza individuale o guidata in diversi contesti merita una certa attenzione è l’immagine eidetica. L'immagine eidetica ha la caratteristica di presentarsi alla mente in modo molto nitido,chiaro e vivo. I dettagli sono cosi’ veri e precisi che qualche autore parla di immagine fotografica. . Immagini di questo tipo sono un segnale chiaro delle possibilità di apprendere, , rendere modificabile accrescere ecc. le proprie capacità. Che, parlando di preparazione di campioni potremmo denominare come  margine di sviluppo di abilità siano esse atletiche , o percettive, , sensomotorie o mentali in senso stretto.

 John Syer e Christopher Connolly individuano oltre una trentina dì modalità riguardanti l’allenamento mentale nell’atleta, di queste almeno un terzo , in senso stretto , sono esercizi specifici di visualizzazione, , un altro terzo circa riguarda tecniche di rilassamento corporeo e di considerazione percettiva del proprio corpo e se corporeo .Ciò a dire che non pare a nostro giudizio possibile per nessun campione prescindere , seppure con modalità disorganiche o per intuizione e predisposizione personale, da una qualche forma di allenamento o di esercizio mentale.

Le tre situazioni che verranno descritte riguardano un insieme di esperienze complesse con diversi atleti e diverse realtà che idealmente possiamo rinchiudere tra due parentesi entro le quali metteremo tutto, anche una parte di noi naturalmente, dove la parentesi di apertura potrebbe essere rappresentata dalla diffidenza e dalle aspettative magiche e quindi frustranti per definizione nell’ambito psicologico sia per chi le aspetta che per chi le deve fornire, , e la parentesi di chiusura può essere rappresentata dal tenere in mano e con-dividere una medaglia d’oro Olimpica vinta dall'atleta che ci riconosce parte in causa del suo storico successo.

 

Descrizione degli atleti*

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  1. Primo atleta

     

    Il primo atleta è un discobolo già campione italiano e finalista Olimpico,ci viene presentato dal suo vecchio preparatore ,che l’atleta dopo un periodo di abbandono aveva ricontattato a seguito di una serie di esperienze nuove ma che non lo avevano convinto ne forse aiutato. . La richiesta era di collaborare alla preparazione con l’obiettivo di superare le selezioni nazionali per le prossime Olimpiadi. :Al momento della mia presa in carico l’atleta non aveva nessuna esperienza di lavoro con uno psicologo ,aveva un record assoluto ottenuto proprio alle Olimpiadi di 67 metri ed un personale al momento della presa in carico di 53 -- 55 m. Con i suoi 25 anni si poneva come un atleta di levatura internazionale , maturo e con una strada difficile ma non impossibile da percorrere . .Veniva descritto dal suo allenatore un soggetto testardo , con ottime potenzialità ma poca disciplina, , discontinuo e con scarsa fiducia in se stesso a fronte di un atteggiamento da grandeur che invece mostrava nelle diverse situazioni interpersonali.

     

    L' intervento ( riassunto nelle tabelle ) illustrato  limita lo spazio riguardante i temi individuali dell’ atleta per sottolineare maggiormente l’invio, l’approccio con lo psicologo dello sport, e soprattutto la metodologia ed in parte i risultati.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

Incontri individuali in studio

Analisi della esecuzione del lavoro

Obiettivi e risultati

 

Dopo una prima fase di colloqui                        si è iniziato un allenamento al        rilassamento fino a raggiungere     uno stato ipnotico valutato come    lieve e\o medio nel quale venivano proposte delle visualizzazioni guidate con la                    seguente evoluzione immagini                   di rinforzo dell’io e di approfondimento della trance ,immagini atte ad allentare la tensione agonistica eccessiva che Io prendeva prima delle    competizioni , visualizzazioni       che comprendevano il gesto    atletico scomposto in diverse parti , a velocità di esecuzione              differenti visualizzazione di simulazione di gare più o meno            importanti comprese tutte le                           variabili individuate di disturbo odi rinforzo positivo.

Il          lavoro    ha permesso        di

raggiungere un grado sufficiente di

                    rilassamento ipnotico ma una
                    scarsa elaborazione
                    e partecipazione emotiva alle visualizzazioni. In realtà pare che il soggetto non si sia lasciato andare più di tanto e che in qualche modo mantenesse un atteggiamento di
sufficienza verso l’intervento e di
accondiscendenza verso il suo allenatore che glielo aveva proposto (o imposto?) Spesso l’atleta dava il
messaggio che non sarebbe stato
mai veramente competitivo in quanto l’uso del doping era
diventato usuale tra i lanciatori e
la sua ostinazione a non farne uso inevitabilmente lo avrebbe tagliato fuori dai più forti .(come dargli torto dopo quello che è successo dal '90 ad oggi?)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incontri con l'allenatore

Incontri sul campo durante gli allenamenti

In questi incontri si                   confrontavano talvolta anche in modo critico e conflittuale le   posizioni dell’atleta e dell’allenatore, il nostro ruolo era                    sostanzialmente di mediazione o di raccolta dei vari elementi
emersi per una concreta pianificazione e ed un ulteriore sviluppo del programma.

 

Utilissimi si sono dimostrati sul piano dei rapporti umani e del non emarginare una figura che comunque si imponeva per motivazione e curiosità verso i metodi usati dallo psicologo .Gli incontri non strutturati rigidamente sono inoltre serviti allo psicologo per comprendere le dinamiche , la competitività , i bisogni di auto affermazione e di successo che si innescavano nella relazione

Sul campo si svolgeva un doppio lavoro. Uno di osservazione e di raccolta degli elementi tecnici di cui non disponevo con l’aiuto dell’atleta e dell’allenatore ,capire dove bisognava insistere per rendere più efficace il movimento ed elevare il rendimento. L’altro era di far sperimentare all’atleta un allenamento mentale sul campo,individuando spazi possibili                   ,momenti morti dove fosse possibile farlo anche durante la competizione.

Oltre a facilitarmi la comprensione del gesto atletico e a verificare direttamente cosa accadeva, ho potuto constatare più da vicino i bisogni dell'atleta, parlare con lui in un ambiente a lui più famigliare e forse rassicurante e seguire la crescita complessiva dell'atleta. In tre mesi era passato da lanci attorno ai 53-55 metri fino ai 60-61 metri, ma con una discontinuità accentuata. La misura era al limite di quella ipotizzata come necessaria per partire come azzurro per le Olimpiadi.              

 

Un Meeting Nazionale

 

Verso la fine della preparazione, mancava meno di un mese all’appuntamento con le Olimpiadi

 , ho seguito l’atleta in una gara nazionale dove erano presenti i suoi maggiori avversari l'occasione sembrava adeguata per fare una sorta di prova                                                                                                                     generale e verificare
ulteriormente i risultati fino ad
allora raggiunti. Prima della gara
gli proposi una visualizzazione
di vittoria ,che comprendesse
però un approccio misurato e
maturo verso la competizione in genere.

Il risultato ottenuto fu un secondo posto con una misura piuttosto scadente rispetto alle sue condizioni di forma, da notare che tutti gli atleti compreso il campione nazionale in carica ebbero performance inferiori alle loro medie stagionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conclusione

 

Il lavoro si è concluso piuttosto             bruscamente dopo l’annuncio della
                Federazione Italiana di Atletica Leggera di non portare alle olimpiadi lanciatori del disco.   L’atleta ha interrotto i suoi               contatti con lo psicologo e dopo  pochissimo anche con il suo           allenatore scegliendo nuovamente di muoversi come     indipendente e con progetti suoi di allenamento e calendario            gare.      Il risultato di partire per le Olimpiadi non
               è stato raggiunto. La crescita della                             performance ,pur essendosi presentata non può essere                        considerata espressione reale delle potenzialità del soggetto e                                                             comunque era al di sotto delle         previsioni fatte dal suo allenatore
                            .E’ utile ricordare a questo punto    quanto sia importante stemperare
                            le richieste di risultati assoluti          (vincere la tal competizione ) per
                            evitare di entrare nel gioco              perverso che quello che porta alla
                            vittoria è bene e quello che non la                 porta non serve a nulla . Questo a
               nostro modo di vedere entra anche            nel rapporto atleta - doping , dove -~
                            non solo il fine giustifica i mezzi ma               ciò che serve per vincere non può
                            essere realmente negativo.

 

 

 

Secondo atleta. Intervento con un pesista P.O.

 

 

Analisi della Esecuzione .

Durata dell'intervento circa sei mesi.

 

Incontri individuali in studio.

      L'atleta mi viene presentato dai suoi allenatori; è pluricampione nazionale e punta  di diamante per tutta la nazionale di pesistica. Nei primi momenti di incontro .dopo una fase di conoscenza con colloqui liberi, atti a mettere a fuoco una possibile strategia di intervento con tecniche di allenamento mentale in ipnosi, si è strutturato un programma che prevedeva una fase iniziale di rinforzo dell'io, con adeguate visualizzazioni, approfondimento della trance e comandi post ipnotici per stabilirla rapidamente ed in situazioni chiave della sua attività agonistica. Inoltre si è prevista una parte successiva più mirata al miglioramento tecnico del gesto atletico ed ad aumentare il livello attentivo e di concentrazione dell'atleta, soprattutto nelle competizioni.

 

 Obiettivi e Risultati dell’intervento

 

il lavoro ha permesso di ottenere
stati di ipnosi medio-profonda. Pur dovendo considerare l'atleta una personalità introversa, il rapporto interpersonale si è approfondito e dopo le prime induzioni e le prime visualizzazioni era palpabile un miglioramento della stima nei confronti del nostro lavoro e della sua utilità. I primi obiettivi erano: l'abbassamento dell'ansia ed un aumento dell'autostima, poi si è passati gradualmente ad immaginare il gesto atletico (secondo che fosse una prova detta di “slancio” o di “strappo”, le due categorie di sollevamento riconosciute dalla federazione nazionale ed internazionale) ed immaginarlo via via il più preciso possibile e migliore dei precedenti. Al termine si proponevano delle visualizzazioni di situazioni di gara a volte disturbanti, a volte di successo e vittoria.

 

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Incontri con       gli allenatori ed osservazione dell'atleta in allenamento

 

 

In questa parte si condivideva con gli allenatori il momento   di preparazione, ci si  aggiornava sui programmi e   su eventuali prove    agonistiche e le condizioni in    genere dell’atleta.

 E’ da notare    che in ambiente di    federazione l’atleta pur       riconoscendolo come un    grande atleta nazionale    veniva oramai considerato    vecchio ed in declino ,un po'
fuori dal giro. In alcuni casi                 prima dell’allenamento veniva
effettuata una induzione non
verbale di ipnosi (per la sua
rapidità e per il livello ipnotico
raggiungibile) ed una
visualizzazione di rinforzo
sostentamento corretta
esecuzione sensazioni di
positività e successo.

 

 

E’ da considerare l’ottimo rapporto
tra atleta ed allenatori ,uno dei
quali era anche un esponente della
Federazione e manteneva i contatti riguardanti i meeting nazionali, le prove antidoping che naturalmente in uno sport di questo tipo sono precisi, , a sorpresa ed
                accurati. . I risultati, sia sotto il profilo della tecnica che della , disponibilità delle diverse figure sono stati più che soddisfacenti.

 

 

Conclusione del lavoro

 

 

Il lavoro si è concluso con l’obiettivo principale raggiunto. L'atleta entra nella rosa olimpica.  La complessa tecnica ,relazionale con l'equipe, di Mental Training e “ristrutturazione” con l'atleta aveva permesso in modo più chiaro

 

 un vero e proprio                               allenamento ed apprendimento mentale. Affinando le potenzialità
                               dell’atleta ,ed insegnandoli a reagire in modo più adeguato   agli stressor più comuni ed a quelli più personali cui
                               andava soggetto (per esempio       l’impatto con il pubblico, , i tempi lunghi di attesa tra una         prova e l’altra, il                 mantenimento a lungo delle
                               energie nervose ecc.).

 

L’obiettivo, definito per step era di superare le qualificazioni nazionali per poter poi
partecipare alle Olimpiadi. Nel corso del lavoro si erano però raggiunti anche a conferma del buon andamento del lavoro,la vittoria nei campionati italiani di categoria, con il miglioramento  nello slancio del primato nazionale (in questo sport sono definite le categorie in base al peso corporeo dell'atleta, come nel pugilato) e il primo posto
                               ai Giochi del Mediterraneo.
Il risultato ottenuto poi alle olimpiadi
venne considerato dallo staff e dalla Federazione Nazionale un
 successo.. L’atleta raggiunse uno dei migliori piazzamenti Internazionali in questa dura disciplina avara di grandi campioni in Italia. Il risultato fu decisamente di rilievo.

 

 

Terzo atleta: Canoa Kayak in acque bianche, specialità slalom

 

 

Durata dell’intervento.

 

Circa 8 mesi, fino alla gara Olimpica. Poi si è lavorato per altri due anni circa anche nella prospettiva di nuove partecipazioni Olimpiche (al momento  sono state quattro).

 

Incontri                individuali           in studio

 L’atleta viene la prima volta            accompagnato dal suo allenatore personale, che ha già lavorato con noi per altri altri atleti, la richiesta è ampia e lascia spazio ad una prolungata strategia di preparazione e di sostegno psicologico. L'atleta , 21 anni, si mostra estremamente motivato e con grandi potenzialità complessive. Dopo una serie di colloqui e di presa di contatto con la realtà dei rapporti dell'atleta con la sua federazione, gli allenatori istituzionali, i compagni di squadra;rapporti determinanti per il suo orientamento che è costantemente critico e di non condivisione ne della politica di federazione ne della metodologia di preparazione, si è avviato un lavoro con le visualizzazioni guidate, insegnando man mano una tecnica di autoipnosi. Inoltre venivano insegnate alcune modalità di allenamento mentale per acuire la concentrazione e mantenere un certo distacco da situazioni disturbanti.

L'atleta è stato più volte campione italiano, più volte si è imposto in campionati europei e meeting internazionali. I suoi obiettivi erano di vincere i prossimi campionati del mondo (90) e la coppa del mondo, risultato di grandissimo prestigio perché frutto della somma di una serie di piazzamenti in gare internazionali. Da un punto di vista più psicologico era suo desiderio imparare a concentrarsi prima e durante la gara ( la gara si svolge sue due manches distanziate come nello sci slalom) e a saper rimanere da solo nelle trasferte isolandosi  dal resto della squadra.


 

Incontro con l'allenatore

 

 Diversi furono gli incontri con l'allenatore. In un paio di occasioni anche sul fiume Adige dove l'atleta andava per qualche verifica tecnica e per qualche allenamento. La relazione è sempre stata impostata sulla massima collaborazione ed un complessivo affiatamento. In qualche caso emergeva un senso di impotenza verso alcune scelte di federazione, e brevi incomprensioni tra atleta ed il suo allenatore. L'obiettivo principale era di mantenere una parte del mio intervento in  sintonia con il progetto di preparazione messo  a punto dall'allenatore. Inoltre si doveva tener conto delle frequenti trasferte dell'atleta, sia per gare, sia per preparare le Olimpiadi .In qualche caso è stato necessario stemperare aspetti aggressivi e di sconforto che comunque erano molto rapidi e facilmente recuperati grazie al buon equilibrio dell'allenatore stesso.

 

 

Conclusione del lavoro

 

L'atleta partecipa alla sua prima Olimpiade e conquista la medaglia d'oro. Arriva a descrivere la sua esperienza con lo psicologo dello sport sul suo sito internet. Consapevole di avere aggiunto valore alle sue già straordinarie qualità da campione. La sua richiesta di proseguire la collaborazione è proseguita anche dopo la medaglia olimpica, mostrando la sua convinzione nel considerare il rapporto con uno psicologo sportivo come un fattore importante per atleti di elevato livello. L'esperienza porta senz'altro a valutazioni positive, sia per l'approccio di allenamento mentale che per i risultati ottenuti anche in seguito. La tentazione di un campione è di riuscire a mantenere ad altissimi livelli la propria prestazione a lungo, ma alla luce della nostra esperienza questo appare piuttosto difficile. Compito dello psicologo sportivo, sarà anche quello di rallentare e modulare la continua richiesta di hig performance e di fornire, ad esempio con opportune tecniche immaginative atte alla distensione ed al recupero un supporto    che aiuti l'atleta a rigenerarsi e a recuperare una motivazione equilibrata. L'intervento dello psicologo dello sport può quindi prevedere anche il dare immagine all'atleta del bisogno di recupero, di aiutare l'atleta a rispettare se stesso ad ascoltarsi e realizzare quello che potremmo azzardarci a chiamare un destressamento, che non è più solo tra una gara e l'altra, ma tra una vittoria e l'altra.

 A lato  dell'ultima esperienza descritta può essere interessante notare che durante tutto l'intervento non vi fu mai un contatto od uno scambio di idee tra noi e l'allenatore di federazione, o con alcun dirigente.

A questo lo psicologo sportivo deve essere preparato, riuscire a lavorare anche solo con l'atleta e non essere avversato in questo da altre figure coinvolte a volte è quanto di meglio si può ottenere. Nel caso specifico pensiamo che sia stato permesso all'atleta sia di mantenere il suo allenatore personale  sia di avviare una stretta collaborazione con uno psicologo sportivo primo perchè era un campione. Poi perché il nostro lavoro era ai margini del loro e non interferiva su altri atleti e sulla programmazione più in generale (raduni, meeting, visite mediche ecc).

 

 

Tabella riassuntiva delle differenze principali nei tre interventi

Differenti atteggiamenti di accettazione e coinvolgimento nell'intervento con lo psicologo dello sport

Più frequenti interventi sul campo con il lanciatore e con il pesista

Il pesista ed il canoista sviluppavano una ipnosi più profonda

Al pesista ed al lanciatore vennero proposte visualizzazioni di rinforzo dell' IO . Per il canoista furono solo un elemento di approfondimento dello stato ipnotico

Le visualizzazioni ed il programma più completo di training mentale veniva naturalmente variato in rapporto a: personalità dell'atleta, momento del percorso di allenamento,vicinanza con prove agonistiche, intervalli tra una gara ed una altra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella riassuntiva dei punti in comune nei tre interventi

Trattamento individuale  e personalizzato

Seguire l'atleta sul campo

Contatto con gli allenatori reali

Eseguire alcuni esercizi di ipnosi e visualizzazioni guidate sul campo

Lavorare con modalità plastiche come il rilassamento corporeo, l'induzione di ipnosi, le visualizzazioni guidate, il colloquio motivazionale e di focalizzazione al compito

 

Nell'attività vasta che uno psicologo dello sport può incontrare certamente il lavoro con atleti di massimo livello può essere considerato impegnativo e a seconda dei risultati molto gratificante o profondamente frustrante. Anche per lo psicologo sportivo più esperto è difficile non sentire la “responsabilità” e la pressione a cui ogni membro dell'equipe che sia vicino all'atleta (ma vale anche per lo sport di squadra) è sottoposto. L'ipnosi in qualche caso ci ha permesso di autoregolare noi stessi oltre che gli atleti per rimanere vicini, empatici, professionisti, ma dietro alle quinte, senza cedere a calcare il palcoscenico mediatico. Palcoscenico che è bene ricordare, abbiamo messo a punto una precisa visualizzazione  che a volte proponiamo ai nostri atleti più forti su questo elemento,accende le sue luci solo davanti al successo,per poi spegnerle inesorabilmente al primo stop o peggio divorarti al primo capitombolo.

   

 

 

 

 

 

 

 

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Foto di Dott. michele modenese

L'articolo L'Ipnosi nella preparazione psicologica di grandi atleti; l'esperienza con gli olimpionici. è stato scritto da Dott. michele modenese: Psicologo, Psicoterapeuta

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