Lo Stalker

Le 5 tipologie di stalker

Autore: Dott. Marco Stefanelli - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

Lo stalking è ormai un problema sociale che attrae l’interesse dell’opinione pubblica così come dei mass media, che frequentemente riportano fatti di cronaca relative a vicende di molestie assillanti. In Italia inoltre è stata recentemente stata varata una legge (39/2009) che considera lo stalking un reato da punire con una condanna da sei mesi a quattro anni.

L’espressione “sindrome delle molestie assillanti” è utilizzata da Curci e collaboratori (2003) per descrivere l’insieme di comportamenti intrusivi e ripetitivi di controllo, sorveglianza e ricerca di contatto e di comunicazioni, che incutono nella vittima un profondo stato di angoscia. Il vergo inglese “to stalk” è utilizzato nel linguaggio della caccia e significa “braccare”; la sensazione che prova la vittima, oltre alla paura, è nello specifico proprio quella di essere la preda ingabbiata o costantemente inseguita dal suo “predatore“.

Ma chi è lo stalker?

Nella letteratura scientifica sull’argomento sono state pubblicate diverse classificazioni tra le quali, quella maggiormente utilizzata in ambito internazionale, sembra essere la suddivisione in cinque tipologie di Mullen e dei suoi collaboratori (1999). Il gruppo di Melbourne classifica lo stalker sulla base di tre variabili:

  • il tipo di relazione che intercorre tra vittima e l’autore di stalking;
  • gli scopi perseguiti dallo stalker attraverso i comportamenti di molestie assillanti:
  • la presenza/assenza di disturbi mentali.

Le cinque tipologie individuate sono le seguenti: il rifiutato, il cercatore di intimità, il corteggiatore incompetente, il risentito, ed il predatore.

Il rifiutato (rejected) rappresenta una delle forme di stalking più diffusa, che si sviluppa in seguito alla rottura di una relazione affettiva. Lo stalker inizia a mettere in atto le molestie assillanti dopo che il partner ha espresso il desiderio di lasciarlo o ha tentato di farlo. Gli scopi perseguiti dallo stalker sono la riconciliazione o la vendetta, spesso entrambi a seconda delle circostanze, e ciò che principalmente sostiene le molestie è il mantenimento della relazione , seppur in maniera forzata e coercitiva. Questo tipo di stalking caratterizza tipicamente le relazioni sentimentali ma può verificarsi in qualsiasi tipo di rapporto affettivo significativo interrotto (es: amici, genitori-figli, terapeuta-paziente). Le emozioni attive nel comportamento di stalking sono quelle relative alla separazione: rabbia per i desideri e le aspettative deluse dall’interruzione unilaterale e non condivisa del rapporto, che dunque è percepita come ingiusta ed umiliante, e profondo senso di perdita di una relazione insostituibile. La tipologia “rifiutato” rappresenta la forma più persistente ed intrusiva di stalker. Controllare, perseguitare la vittima diviene un modo per cercare di mantenere la relazione e non accettare la perdita. Dagli studi di Mullen et al., risulta che circa il 90% degli stalkers “rifiutati” sono uomini che perseguitano le loro ex-partners. Possono essere presenti disturbi di personalità e abuso di sostanze.

Il cercatore di intimità (intimacy seeker) indirizza i suoi sforzi nel tentativo di costruire una relazione (di amicizia o di amore, quest’ultima non necessariamente sessuale o romantica, ma anche materna o fraterna) con un partner idealizzato e persiste con le proprie comunicazioni e i propri approcci, incurante o indifferente alle risposte negative da parte della vittima, che solitamente è uno sconosciuto o un conoscente. La relazione fantasticata risolve un problema centrale della sua vita: quello della solitudine, della mancanza di una relazione fisica o emotiva stabile con un’altra persona. Molti sono convinti che i loro sentimenti siano ricambiati e che l’altro debba essere aiutato a superare qualche problema (concreto o affettivo) che lo blocca. Risulta essere la forma di stalking più persistente e perpetrata maggiormente da donne con disturbi psicotici, in particolare, è prevalente il delirio di tipo erotomanico.

Lo stalker corteggiatore incompetente (incompetent suitor) non riesce a entrare in sintonia con il partner desiderato, essendo incapace di avvicinare persone dell’altro sesso e di entrare in relazione con loro. Il suo scopo è quello di tentare un approccio con la persona da cui è attratto. Quando è uomo, l’incompetente è la caricatura del macho: opprimente, convinto che le donne debbano subire il suo fascino e cadergli immediatamente tra le braccia, le sue avances sono grezze ed esplicite, pensa di avere il diritto di ottenere ciò che vuole e se non lo ottiene diventa maleducato, aggressivo, manesco. Il forte bisogno di possesso e di conquista lo porta a considerare l’altro come un semplice oggetto ai cui sentimenti è del tutto insensibile. Rispetto agli altri tipi di stalking, le molestie del “corteggiatore incompetente” durano meno nel tempo poiché procurano allo stalker scarse soddisfazioni. Egli è però il più recidivo di tutti. Spesso infatti, i soggetti appartenenti a questa tipologia mettono in atto condotte di stalking nei confronti di più vittime e cercano un nuovo bersaglio quando non hanno avuto successo con quello precedente. I soggetti possono avere deficit cognitivi o un basso livello culturale.

Il risentito (resentful) vuole causare paura e apprensione nella vittima. Lo stalking emerge da un desiderio di rivalsa nei confronti di un individuo (come tale o in quanto membro di un gruppo o di un’organizzazione) dal quale lo stalker ritiene di essere stato danneggiato. Le vittime sono per lo più colleghi, datori di lavoro e professionisti (spesso sanitari). Lo stalker risentito è fermamente intenzionato a perseguire un piano punitivo, iniziato spesso in forma anonima, e considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae confortanti sensazioni di potere e di controllo, che hanno poi l’effetto di rinforzarlo inducendolo a continuare; si rappresenta come una vittima che lotta contro l’oppressore, precedentemente rappresentato come individuo più forte e con più potere. Talvolta considera la sua vittima un simbolo delle persone che lo hanno tormentato e umiliato in passato, e la sceglie in maniera casuale. Sono presenti spesso tratti paranoidi di personalità.

Il predatore (predatory) tramite lo stalking persegue i propri desideri di gratificazione sessuale e controllo ed il suo scopo è sempre quello di avere un rapporto sessuale con la vittima. Per raggiungere il suo obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione dei propri comportamenti e prova soddisfazione e un senso di potere nell’osservare la vittima di nascosto, nel progettare l’agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni. I predatori, che sono sempre di sesso maschile e spesso vengono arrestati per molestie sessuali (e a volte anche per omicidio), costituiscono un piccolo ma pericoloso gruppo di persecutori che attaccano la vittima di sorpresa. Sono spesso privi delle abilità sociali di base, non sono in grado di avviare relazioni accettabili e di interpretare correttamente i segnali comunicativi altrui. I predatori sono in maggioranza uomini, spesso affetti da parafilie (in particolare pedofilia, esibizionismo e feticismo), disturbi bipolari o abuso di sostanze e spesso presentano una comorbilità con un disturbo di personalità. Le prede possono essere adulti o bambini, in particolare donne.

La conoscenza delle varie tipologie di stalker permette una più attenta valutazione in fase di assessment e la pianificazione di un trattamento mirato.

BIBLIOGRAFIA

  • Mullen P.E., Pathé M., Purcell R., Stuart G.W. – “A study of stalkers” – American Journal of Psychiatry, 1999.
  • Curci P., Galeazzi G.M., Secchi C. – “La sindrome delle molestie assillanti” – Bollati Boringhieri, 2003.

Foto di Dott. Marco Stefanelli

L'articolo Lo Stalker è stato scritto da Dott. Marco Stefanelli: Psicologo, Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Roma (RM)

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