Perché ci si vergogna della propria vergogna: la fobia sociale

La persona ha la tendenza a sottostimare le proprie performance sociali ed a sovrastimare sia la probabilità che un esito sociale negativo avvenga, sia la gravità delle conseguenze che possono derivare se l’esito temuto accade realmente.

Autore: Dott. Davide Munaro - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

La fobia sociale fa parte dello spettro dei disturbi d’ansia e si manifesta in quelle situazioni sociali in cui al soggetto è richiesta  una prestazione o un’interazione. La persona affetta ha paura:

  • Di esser valutata negativamente dagli altri (timore del giudizio altrui);
  • Di fare o dire cose imbarazzanti;
  • Di esser vista in preda alla vergogna.

Chi soffre di fobia sociale comincia ad evitare tutte quelle situazioni, giudicate pericolose e fonte di imbarazzo, nelle quali può risultare evidente a tutti la propria inadeguatezza o incapacità, che si manifesta attraverso l’emozione dell’ansia e della vergogna (arrossamento, sudorazione, tremore). Il soggetto percepisce se stesso come fragile, debole emotivamente, incapace di controllare e gestire il proprio corpo ed il proprio mondo emotivo, egli inoltre ritiene che si debbano seguire delle ferree regole sociali , che si esprimono con una serie di “devo.. dovrei”, divenendo così dei dogmi da cui non può esimersi, pena il rifiuto e la derisione degli altri, vissuti come giudici spietati.
Da un punto di vista cognitivo, la persona ha quindi la tendenza a sottostimare le proprie performance sociali ed a sovrastimare sia  la probabilità che un esito sociale negativo avvenga, sia la gravità delle conseguenze che possono derivare se l’esito temuto accade realmente.
Come per gli altri disturbi d’ansia, anche nella fobia sociale si innesca la reazione di attacco o fuga , in cui il pericolo da cui si deve fuggire, altrimenti si potrebbe soccombere, è la paura eccessiva di esser messi in imbarazzo, esser umiliati o giudicati negativamente: l’attivazione fisiologica naturale che si scatena di fronte alla percezione di un pericolo, viene caricata di un particolare significato negativo, essa diviene segnale evidente a tutti della propria incapacità e incompetenza.
La persona che soffre di fobia sociale tende sia a preoccuparsi molto tempo prima circa la possibilità di trovarsi in una determinata situazione sociale (ansia anticipatoria “es. “ e se diventerò rosso ed avrò un buco di memoria”.. “e se non saprò cosa dire al momento giusto?”), sia a mettere in atto molti  comportamenti protettivi( ripetere mentalmente di frasi o gesti, indossare abiti leggeri o freschi, usare deodoranti in dose elevata ecc). Nel momento in cui il soggetto si troverà a vivere una delle situazioni temute, egli avrà già alto il livello d’ansia (tachicardia, respiro affannoso, sudorazione), ciò comporterà che tutta la sua attenzione sarà dirottata verso questi segnali corporei di ansia ed imbarazzo (attenzione selettiva sul sé) con lo scopo di monitorarli e con l’illusione di poterli controllare,  l’esito finale di questo checking, invece, non sarà altro che l’aumento della percezione di tali sensazioni. Tutti questi segnali fisici vengono interpretati come prova tangibile della propria inadeguatezza e della scarsità della propria prestazione (vergogna della vergogna) di cui gli altri saranno consapevoli.
Concentrando tutte le energie psichiche sul proprio sé somatico, la persona non sarà in grado di tenere in considerazione gli elementi ed i segnali che provengono dal contesto e che potrebbero aiutarla nel ridimensionare la situazione che sta vivendo, di conseguenza non riuscirà ad elaborare un’ adeguata strategia di fronteggiamento del pericolo, per cui alla fine la sua performance risulterà più scadente di quanto in realtà poteva esser, proprio perché la “testa era altrove”. Come una profezia che si autoavvera, il soggetto rileggerà questa scarsa prestazione come conferma delle proprie credenze iniziali circa il proprio scarso valore, riverberando così il circolo vizioso: sono inadeguato e devo stare attento a tutti i segnali corporei che possono rivelare questo mio modo di sentirmi (credenza iniziale), ma più cerco di tener sotto controllo tali sensazioni più le sento(attenzione sul proprio corpo), più le percepisco più mi agito e penso che non ce la faccio, ma più mi agito più sarà evidente a tutti questo mio stato che gli altri leggeranno come mio scarso valore personale con il risultato finale che davvero peggioro le mie performance e confermo l’idea che sono inadeguato!
Come per gli altri disturbi d’ansia, anche nel caso della fobia sociale, la persona affetta rimane incastrata dentro un circolo vizioso che si autoalimenta a causa delle convinzioni, delle credenze, dei pensieri che formula in merito agli avvenimenti sociali che incontra, andando ad influenzare negativamente le emozioni che esperisce. Il risultato finale è da un lato la percezione personale di scarsa efficacia e di scarso controllo su quanto accade, dall’altro il rafforzamento delle proprie idee/valutazioni disfunzionali e distorte.

La terapia cognitivo-comportamentale aiuta la persona a individuare le proprie credenze centrali (come mi percepisco, come percepisco gli altri, la realtà ), mettendo in luce i diversi errori di ragionamento e le diverse distorsioni che compie e che lo portano ad alimentare il disturbo.
Il nocciolo della terapia non è far sparire le emozioni di ansia e vergogna, quanto quello di cambiare i pensieri, che accompagnano ed influenzano queste manifestazioni emotive,  in altri più realistici e funzionali.

Una situazione sociale (es: invito ad una festa) porta a delle convinzioni e pensieri iniziali (es: “e se diventerò rosso..” “ e se dovrò parlare con persone sconosciute..”).

Da qui ne scaturisce un PERICOLO SOCIALE (es: “sarebbe terribile se succedesse … ”) il quale implica una RISPOSTA ATTACCO/FUGA (es: tachicardia, iperventilazione, rossore, tremori …) e dei PENSIERI ANSIOGENI (es: “oddio cosa penseranno di me!”).

Tutto ciò conduce a EVITAMENTI E FUGHE e all’ATTENZIONE FOCALIZZATA SU DI SÉ E SUL GIUDIZIO ALTRUI.

Bibliografia:
Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggero G.M.
“Psicoterapia cognitiva dell’ansia”
Wells A. “Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia”

_____

COMMENTI IMPORTATI DAL VECCHIO SITO DI ANSIA SOCIALE:

tore
29 giugno 2010 at 10:49

caro dottore mi chiamo salvatore e credo di riconoscermi perfettamente nello schema su riportato di situazione sociale.
La mia manifestazione o sintomo che dir si voglia e’ una sudorazione eccessiva ma gia questo mi succede quando esco da casa per affrontare una giornata che sia lavorativa o di lieto divertimento.
la cosa incredibile e che il modo di concentrarsi sulle proprie manifestazioni corporee e’ perfettamente descritto nello schema tanto e’ vero che quando comincio le mie sudorazioni pare che il mio pensiero sia rivolto solo a questa manifestazione facendomi vergognare dei miei aloni di sudore e in automatico scatta un voler controllare le stesse per evitare che queste avvengano ma e’ tutto lavoro inutile anzi peggiora la situazione e la mia testa non e’ piu’ presente.
Ho cercato diverse volte di distogliere il pensiero negativo dalle mie manifestazioni di disaggio tramutato in sudore ma alcune volte prende piede la vergogna e il baratro si riapre e l’ansia mi assale facendomi sudare come un rubbinetto aperto.
Si figuri che mi sono sottoposto ad un intervento di simpatectomia perche’ prima il problema della mia sudorazione era concentrato sotto le ascelle ma l’intervento non ha fatto altro che spostare la sudorazione sul petto e sulla schiena quindi non ha risolto nulla lunica cosa di buono che ha fatto questo intervento e stato quello di farmi capire una volta e per tutto che il mio disaggio ha un nome e questo si chiama ansia sociale.
come posso superare definitivamente questi problemi?
distinti saluti

Foto di Dott. Davide Munaro

L'articolo Perché ci si vergogna della propria vergogna: la fobia sociale è stato scritto da Dott. Davide Munaro: Psicologo, Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Mantova (MN), Brescia (BS)

Chiedi un consulto privato a Dott. Davide Munaro

Nome:
Email:
Tel.:
Richiesta: