SECONDA PARTE Prevenire il Disturbo Ossessivo Compulsivo nei bambini in 10 mosse

10 modi per potenziare fattori protettivi nelle famiglie con tematiche ossessive

Autore: Dott. Alessia Sarracini - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

(nella PRIMA PARTE del presente articolo abbiamo già visto le prime due caratteristiche delle famiglie in cui siano presenti tematiche ossessive, presenza di sentimenti contraddittori verso il bambino, e un eccesso di logica)


3.      il rispetto delle regole è la cosa più importante.

I genitori spesso sono severi, stabiliscono regole senza dare spiegazioni, non badano alle opinioni dei figli e prendono ogni decisione ritengano migliore per loro al motto di si fa così perché lo dico io!, pena punizioni spesso sproporzionate allo sbaglio commesso.

 

Ricordiamo che se le regole sono necessarie per contenere e far sentire protetto un bambino, sarebbe importantissimo riuscire a comunicargli che regole e punizioni servono per aiutarlo a crescere, a indicargli la strada da seguire, non per ferire o umiliare.

 

Detto questo, le regole dovrebbero essere chiare, introdotte gradualmente, prediligendo cosa andrebbe fatto al cosa non si deve fare, e per il bambino dovrebbe essere semplice prevedere le conseguenze di ogni disubbidienza, ma dovrebbero anche lasciare la possibilità di sentirsi liberi di scegliere in questioni di minore importanza.

Se è indispensabile per es. stabilire delle regole che proteggano durante il gioco da attività pericolose per sé e altri, o che danneggino irrimediabilmente oggetti o locali, non è altrettanto necessario pretendere che tutto rimanga in ordine e pulito.

 

4.      è presente un esagerato bisogno di igiene, sacrificio, impegno, penitenza, risparmio, modestia nell’apparire.

Prima di tutto vorrei sottolineare che i comportamenti di un genitore verso un figlio non sono mai solo buoni o cattivi, in questo senso per es. trasmettergli spirito di sacrificio può rivelarsi un’utile risorsa in alcuni ambiti della sua vita da adulto, come spesso capita

 

è l’esagerazione di alcune abitudini a renderle  controproducenti.

 

A tale riguardo, si può avere qualche difficoltà a stabilire se un comportamento sia o meno eccessivo, ma in genere urgenza, ansia e bisogno fanno pensare che lo sia.

Prendiamo il caso di una mamma che non può proprio concedersi riposo se sa di non aver finito di lucidare un metro quadro di pavimento;

un papà che non si permette mai il “lusso” di servirsi il suo pezzo di arrosto preferito;

una mamma che impiega un mese prima di decidersi a comprare per sé un paio di scarpe in assenza di problemi economici, di un’altra che acquista per sé dei capi femminili che non indossa mai per l’ansia di apparire vanitosa e un’altra ancora che controlla in modo così dettagliato le sue giornate, che nelle sue liste compaiono anche i minuti stimati per svolgere ogni attività.

 

Soffermiamoci a riflettere su quanto l’ansia governi la nostra vita e comportiamoci come se il timore di sbagliare e di essere criticati non esistesse: cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi perché anche i nostri figli lo siano.

 

5.      le manifestazioni emotive, soprattutto in riferimento a situazioni in cui si prova piacere o ci si senta gioiosi, vengono fortemente limitate poiché sconvenienti.

Soprattutto molti padri suppongono che i bambini non vadano coccolati, baciati, pena avere dei figli viziati. Spesso questa loro difficoltà ad entrare in relazione in modo fisico nasconde solo il proprio dubbio circa l’essere o meno una persona apprezzabile e amabile, assistiamo così alla trasmissione dello stesso tipo di insicurezza da padre a figlio.

 

Un elemento che emerge durante i colloqui con le persone affette da DOC è la loro difficoltà di prevedere cosa farebbe piacere agli altri.

Molto spesso se spinti a ricordare, affermano di non aver mai saputo come accattivarsi le attenzioni dei genitori, soprattutto del più autoritario, se non comportandosi bene, facendo il proprio dovere e andando bene a scuola, e anche in questi casi, il genitore non mostrava molto entusiasmo, appunto perché era preciso dovere comportarsi bene.

Non riuscendo a sapere cosa renda felice il genitore attraverso il monitoraggio della relazione con loro, data la mancanza come abbiamo visto di segnali di ritorno, il bambino può cominciare a credere che tanto più sarà bravo ed eviterà danni quanto più sarà amato.

Come genitori, sarebbe bello poter intervenire prima dell’istaurarsi dell’“equazione amabile = bravo” coinvolgendo il proprio bambino in attività che si amano, o che danno sollievo.

 

Tradotto nella quotidianità, i modi possono essere inesauribili e lasciare spazio agli interessi autentici dei genitori.

Passeggiate all’aperto, semina di fiori in primavera, raccolta di frutti per un genitore che ama la campagna.

Cucinare insieme in barba agli schizzi, se la propria passione è la cucina, magari comunicando anche che impastando, sfornando pizze, torna sempre il buonumore.

Il rito del preparare e fare un bagno caldo e profumato con la mamma che torna da lavoro.

Dedicare del tempo a scegliere insieme al proprio bambino il profumo del mattino se si è molto attenti alle fragranze indossate.

Se la musica è sempre presente nella vostra vita, ballare e cantare insieme, non solo canzoni da bambini, ma anche le vostre preferite.

Su tutte, abbandonarsi alle coccole reciproche!

 

Grazie a questi e infiniti altri modi, i bambini potranno sperimentare di essere amati per il modo in cui si sta con gli altri, per quello che si riesce a condividere e non per le loro prestazioni.

BIBLIOGRAFIA

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Foto di Dott. Alessia Sarracini

L'articolo SECONDA PARTE Prevenire il Disturbo Ossessivo Compulsivo nei bambini in 10 mosse è stato scritto da Dott. Alessia Sarracini: Psicologo, Psicoterapeuta

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