Attacchi di panico e terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è finalizzata a ridurre i sintomi del disturbo di panico

Autore: Dott. Marco Stefanelli - Psicologo, Psicoterapeuta

Risorse esterne

L’attacco di panico, secondo i modelli cognitivo-comportamentali (Clark; Wells; Salkovskis) è l’esito del verificarsi di una serie di eventi in successione circolare, che generano il cosiddetto “circolo vizioso del panico”.

L’attacco di panico avviene quando le persone interpretano in maniera catastrofica alcune sensazioni somatiche e mentali dell’attivazione fisiologica (arousal) prodotta dall’ansia, che si presenta in seguito alla valutazione di un fattore interno o esterno come minaccioso. Le sensazioni prodotte dall’ansia, che raggiungono il picco in breve tempo dando forma all’attacco di panico, possono essere di tipo cardiovascolare, gastrointestinale, vestibolare, psicosensoriale e la loro interpretazione catastrofica si presenta sotto forma di immagini catastrofiche (es:”immagine di sé in pericolo di vita”) o convinzioni erronee che interpretano i segnali dell’arousal come sintomi di gravi disturbi mentali (es: “sto impazzendo”), indice di morte imminente (es: “sto per avere un infarto”) , perdita di controllo o considerandoli in maniera estremamente avversa (es: “la tachicardia è intollerabile e non finirà mai”).

Una volta che l’attacco di panico si è verificato, possono entrare in gioco una serie di meccanismi di mantenimento che contribuiscono a cronicizzare i sintomi. Difatti per prevenire la minaccia temuta (morte, perdita di controllo, impazzimento, etc), la persona mette in atto una serie di comportamenti protettivi che rinforzano le cognizioni catastrofiche, impedendone la disconferma, e aggravano i sintomi fisici e mentali considerati pericolosi, rendendo così più probabile l’attacco di panico. I comportamenti protettivi includono: l’evitamento di situazioni che potrebbero scatenare il panico (es: metropolitana, luoghi chiusi, etc); la fuga da luoghi non appena si avvertono le sensazioni considerate come l’inizio del panico; comportamenti di prevenzione della minaccia, messi in atto per gestire l’allarme e prevenire la catastrofe temuta (es: cercare di sedersi o appoggiarsi ad un sostegno per evitare di collassare a terra); l’attenzione selettiva ed il continuo monitoraggio delle sensazioni temute e dei loro prodromi.

La terapia cognitivo-comportamentale è finalizzata a ridurre i sintomi del disturbo di panico, attraverso il raggiungimento del paziente di una maggior consapevolezza dei  meccanismi che generano e mantengono gli attacchi di panico, e a diminuire la vulnerabilità della persona in modo da prevenire e/o gestire in modo adeguato eventuali ricadute successive all’ interruzione del trattamento.

Bibliografia:
Perdighe C., Mancini F. Elementi di psicoterapia cognitiva Fioriti, 2008
Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G.M., Psicoterapia cognitiva dell’ansia Raffaello Cortina Editore, 2006
Wells A., Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia McGraw Hill, 1999

Foto di Dott. Marco Stefanelli

L'articolo Attacchi di panico e terapia cognitivo-comportamentale è stato scritto da Dott. Marco Stefanelli: Psicologo, Psicoterapeuta

Zone di ricevimento: Roma (RM)

Chiedi un consulto privato a Dott. Marco Stefanelli

Nome:
Email:
Tel.:
Richiesta: