Il bisogno di essere perfetti: il perfezionismo clinico

Jenny ha 17 anni, è una bella ragazza, ma a lei non basta. Da due anni cerca di raggiungere il suo obiettivo: vuole essere perfetta. Ci prova in tanti modi: segue una dieta ferrea, fa attività fisica intensa tre volte a settimana, spende due ore per prepararsi prima di uscire, si spazzola i capelli in continuazione. Jenny cerca la perfezione non solo nell’aspetto fisico, ma anche nei propri comportamenti e prestazioni.

Cos’è che induce Jenny e tante altre persone a comportarsi in questo modo?

Una risposta viene dal concetto di perfezionismo clinico. In che cosa consiste? È l’abitudine a chiedere a se stessi o alle altre persone una prestazione di qualità di molto superiore rispetto a quella richiesta dal contesto. Jenny valuta il proprio comportamento e se stessa in modo molto critico e ciò implica un continuo stato di ansia e una necessità di fare sempre meglio, in una permanente sfida contro se stessi invece che con se stessi.

Le ricerche dimostrano che il perfezionismo svolge un ruolo chiave nello sviluppo e nel mantenimento di alcune difficoltà psicologiche. Per esempio, è un fattore di rischio nei disturbi del comportamento alimentare (Anoressia e Bulimia), è un ostacolo nel trattamento della depressione ed è un fattore cardine nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Ma torniamo a Jenny. Dopo una minuziosa raccolta della sua storia di vita e delle sue difficoltà, possiamo definire i fattori che contribuiscono al suo perfezionismo:

  • Si è inconsapevolmente fissata degli standard di prestazione irrealistici e cerca di raggiungerli con un impegno intenso. Per esempio, si impone di prendere sempre il massimo dei voti in tutte le materie e studia tantissime ore al giorno;
  • Pone un’attenzione selettiva agli errori. Tutte le volte che non raggiunge gli obiettivi che si è fissata, pensa di aver fallito e crede che ciò le faccia perdere la stima da parte degli altri;
  • Si valuta in modo molto severo, non riconoscendo le proprie qualità ma sottolineando soprattutto ciò che non le piace di se stessa;
  • Ragiona in modo “tutto o niente”:  i risultati che ottiene li valuta come un totale fallimento o un totale successo, senza considerare che ci possono essere anche prestazioni intermedie che sono comunque positive;
  • Dubita della propria capacità di finire un compito in modo corretto;
  • Crede che le altre persone abbiano aspettative elevate nei suoi confronti;
  • Ha un esagerato timore di essere criticata.

Perché Jenny vuole essere perfetta? Si può rispondere prendendo in considerazione alcuni concetti della teoria cognitivo- comportamentale.

Forse Jenny, in età precoce, è stata punita o eccessivamente criticata per alcuni suoi comportamenti e ha sviluppato la convinzione che è sempre necessario fare le cose in modo perfetto per evitare queste conseguenze spiacevoli.

È anche possibile che si sia confrontata con figure di riferimento che hanno messo in atto atteggiamenti perfezionistici.

Come si può aiutare Jenny ad affrontare questa difficoltà? Innanzitutto è importante farle capire che il perfezionismo è un problema, non un atteggiamento positivo. Per ottenere questo risultato si possono valutare i vantaggi e gli svantaggi delle tendenze perfezionistiche. In seguito si cercherà di riformulare i suoi standard personali in modo meno eccessivo, ricostruendo la storia delle sue convinzioni e sostituendole con altre meno invalidanti. Possono essere utili anche degli esperimenti comportamentali, per fare in modo che Jenny affronti le situazioni che di solito evita e per diminuire il tempo eccessivo dedicato alle attività.

Annalisa Carletti

BIBLIOGRAFIA

  • Shafran R., Cooper Z., Fairburn C.G. – “Clinical perfectionism: a cognitive-behaviour analysis” – Behaviour Research and Therapy, 2002.

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