Quando accendiamo la t.v. e ci abbandoniamo alla visione di un bel film o del nostro programma preferito, siamo perfettamente consapevoli che prima o poi il flusso armonico delle immagini sarà interrotto bruscamente. Proprio sul più bello vedremo apparire sullo schermo una splendida ragazza dalle forme sinuose che con languido sguardo ci inviterà a sorseggiare insieme a lei un bicchiere di una nota bevanda alcolica il cui famoso marchio si stamperà ben presto sulla superficie delle nostre pupille.
Sarà l’ennesimo spot pubblicitario capace di scuoterci dal piacevole torpore della magia televisiva o si perderà per sempre nell’etere dopo essere stato respinto dalla nostra memoria?
Qual è la differenza tra uno spot televisivo che rimane impresso nel nostro cervello e uno che viene dimenticato dopo qualche istante?
Alcuni ricercatori del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’Università “La Sapienza” di Roma (Laura Astolfi e colleghi) hanno cercato di dare una risposta a questa domanda registrando attraverso l’encefalogramma l’attività cerebrale di un gruppo di volontari durante la visione di spot commerciali. In seguito, i ricercatori, hanno confrontato le registrazioni riguardanti gli spot che i soggetti ricordavano con quelle degli spot subito dimenticati.
Risultato: quando i soggetti osservavano gli spot destinati a rimanere impressi si notava una maggiore attivazione di alcune zone del cervello, chiamate Aree di Brodmann (dal nome del medico tedesco che le individuò per la prima volta associando a ognuna determinate funzioni), situate nelle regioni frontali e parietali di entrambi gli emisferi cerebrali. Tale attivazione avveniva in misura molto minore durante la visione degli spot destinati a essere subito dimenticati.
Secondo gli autori dello studio, ricerche di questo tipo possono aiutare a comprendere i meccanismi cerebrali, non solo di memorizzazione degli spot pubblicitari, ma anche dei processi che sottostanno al riconoscimento e alla capacità di scelta.
La speranza è che in futuro gli esperti di marketing non sfruttino queste conoscenze per fini eticamente riprovevoli.
| Bibliografia: | |||
| • | Lindstrom M. | Neuromarketing, attività cerebrali e comportamenti d’acquisto | Apogeo, Milano, 2009 |
| • | Cro F. | Le aree della pubblicità | Mente e cervello N°57-Anno VII, sett 2009 |
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