Deficit di attenzione e iperattività

Per Deficit di Attenzione e Iperattività intendiamo una condizione, a volte già presente in età evolutiva, caratterizzata da tre sintomi cardine: la mancanza di attenzione, l’impulsività e la iperattività.

A scanso di equivoci, va subito detto che le condizioni che portano alla formulazione di questa diagnosi devono essere ben distinte da un comportamento esuberante, o da una predisposizione del bambino a rompere semplicemente le regole motivata da contingenze ambientali e relazionali di ordine immediato: inoltre occorre stabilire il contesto in cui si rilevano i criteri al fine di sapere se il comportamento è generalizzato o avviene soltanto in particolari ambienti e condizioni.

Il bambino iperattivo può presentarsi ad un primo approccio anche piuttosto tranquillo, addirittura svagato, come se fosse preso dai propri pensieri. Altre volte in maniera più evidente appare una forma comportamentale più attiva, dove possiamo notare alcune caratteristiche salienti, come la difficoltà aterminare dei compiti che richiedano un certo tempo, la presenza di errori dei qualiè chiara la possibilità di autocorrezione e di comprensione, a dispettodel tempo utilizzato, la perdita di particolari piuttosto importanti, la difficoltàa formulare ipotesi alternative, la scarsa propensione a valutare le conseguenze del proprio agire, ed una bassa soglia di tolleranza alla frustrazione o di ritardare le gratificazioni.

Al deficit di attenzione ed iperattività (ADDH) si possono associare inoltre una certa irrequietezza motoria, il passaggio da un compito all’altro, (anche se il primo eramolto gradevole), una certa distraibilità, scambiata spesso per svogliatezza oatto volutamente provocatorio. Compito dello specialista è quindi un puntuale riconoscimento della presenza del disturbo ed una accurata diagnosi differenziale alfine di orientare un trattamento specifico caso per caso.

Al fine di raggiungere tale obbiettivo, è possibile disporre di strumentiraffinati quali l’osservazione partecipante, il colloquio, alcune batterie di test ed una accurata raccolta anamnestica che tenga in considerazione l’ambiente familiaree relazionale del bambino, nonché il rapporto con i suoi coetanei.

Il trattamento dell’ADDH prevede una modalità di intervento che opera sia sulversante farmacologico (Ritalin) sia su quello più squisitamente psicologico,mediante l’uso di programmi comportamentali di token economy, di feedbak immediato sulcomportamento, unito ad altre tecniche quali i colloqui di sostegno e i training perimplementare le abilità sociali e di gruppo.

a cura del Dott. Fabio Gherardelli, Reggio Emilia

Bibliografia:
Anchisi R., Gambetto D.M., Moderato P. Analisi e terapia del comportamento nell’infanzia e nell’adolescenza Cortina 1996
Attili G., Farabollini F., Messeri P. Il nemico ha la coda Giunti 1996
Di Pietro M., Bassi E., Filoramo G. L’alunno iperatttivo in classe: problemi di comportamento e strategie educative Erickson
Meazzini P. La conduzione in classe Giunti e Barbera 1978
Novack G. Psicologia dello sviluppo: sistemi dinamici ed analisi comportamentale McGraw-Hill 1999
Ugazio V. Manuale di psicologia educativa. Prima infanzia. Franco Angeli 1990
Fiorenza A., Nardone G. L’intervento strategico nei contesti educativi Giuffrè 1995

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