Continuazione dell’articolo precedente …
Oggi spesso si assistono a diverse diatribe su quale sia il rimedio migliore possibile, c’è chi sostiene l’uso esclusivo dei farmaci, chi quello della psicoterapia.
Personalmente ritengo che gli interventi determinanti siano 3: farmaci, psicoterapia e supporto della famiglia o dell’ambiente circostante. Il migliore intervento è l’integrazione di queste tre componenti che vanno bilanciati a seconda della gravità della depressione.
In una depressione profonda sarà determinante l’apporto iniziale del farmaco, in una media la psicoterapia ed adesso vedremo le motivazioni.
I farmaci
I farmaci di ultima generazione il più delle volte sono efficaci, ma non nel risolvere il problema, il loro obiettivo è quello di riportare in modo rapido il soggetto in condizioni di minore sofferenza e minore rischio, compensando le alterazioni biochimiche che ci sono alla base. In parole semplici ristabiliscono il livello dei neurotrasmettitori, serotonina e dopamina, in modo che il soggetto abbia di nuovo le capacità di apprendere. Diventa importante scegliere il farmaco giusto, adatto alla singola persona e non dimenticare che l’effetto del farmaco comincia dopo due settimane dall’assunzione, in cui compaiono solo effetti collaterali.
La psicoterapia
Il farmaco da solo però non basta. Ho detto che porta il soggetto nelle condizioni di apprendere, ma se il soggetto si ritrova inserito nelle stesse dinamiche di pensiero e relazionali difficilmente grazie al farmaco le cambierà.
Ecco perché diventa fondamentale, anche per le depressioni gravi, l’intervento della psicoterapia che sfruttando l’effetto del farmaco può trattare il soggetto in modo da renderlo cosciente di quali motivazioni lo abbiano portato a sviluppare una depressione. Quali siano i pensieri, le credenze, gli eventi e le dinamiche relazionali che hanno favorito la patologia.
Anche nella depressione il pensiero conscio gioca un ruolo assai importante nel determinare il comportamento e le emozioni. L’analisi delle convinzioni patogene e degli episodi concreti sono il centro del problema; una delle interpretazioni più usate teorizza la struttura che sta alla base della depressione come un insieme di regole, su cui sono fondate le convinzioni, e che non per forza sono irrazionali, sono però il più delle volte estremizzate, assolutistiche, arbitrarie o generalizzate. Da queste regole di interpretazione scaturiscono poi dei pensieri automatici che determinano una interpretazione della realtà estremamente rigida e unipolare.
Secondo la teoria di Aaron Beck le convinzioni fondamentali nella depressione seguono tre temi: visione negativa del sé; visione negativa del mondo (gli eventi vengono sempre interpretati in modo negativo); visione negativa del futuro. Queste distorsioni si manifestano in diversi modi, vediamo alcuni esempi: attraverso una personalizzazione degli eventi, dove tutto viene riferito a sé ed alle proprie presunte colpe; attraverso un pensiero polarizzato dove i fatti sono visti in modo “bianco o nero”; attraverso un’astrazione selettiva dove ci si concentra su un dettaglio che conferma i pregiudizi ignorando il resto del contesto che li renderebbe infondati e come ultimo esempio la soprageneralizzazione dove un piccolo fallimento equivale al fallimento di tutta un’esistenza.
Tornando alla diatriba iniziale tra farmaci e psicoterapia direi che il farmaco non insegna a pensare e la psicoterapia non può agire in tempi così brevi sui neurotrasmettitori, mentre con l’aiuto del farmaco la psicoterapia può in tempi più brevi determinare il cambiamento negli schemi di pensiero patogeni del soggetto. L’integrazione nelle situazioni gravi è senza dubbio la risoluzione più efficace.
La famiglia
Ho citato però un terzo intervento che è la famiglia, e per famiglia intendo sia la famiglia tradizionale, sia le persone di riferimento per il soggetto.
Spesso da medici e psicologi è un aspetto che viene trascurato. In realtà è un agente determinante per il soggetto.
La famiglia ha due aspetti. a volte è una delle concause della depressione del soggetto, altre invece è il migliore alleato nella guarigione, vediamoli in dettaglio.
Ritengo importante capire dove e perché il soggetto ha sviluppato delle strategie di pensiero, a volte si scopre che è proprio l’ambiente famigliare che ha una struttura di pensiero patologica. Il soggetto in terapia, che sia farmacologia o psicologica, la maggior parte del tempo la passerà comunque ancora immerso negli schemi di pensiero patogeni. Diventa allora fondamentale aiutarlo a comprendere le dinamiche della sua famiglia e in che modo hanno influenzato il suo comportamento.
In altre situazioni la famiglia è invece determinante come alleato che produce stimoli nuovi per supportare il cambiamento, aiutando il soggetto a intraprendere attività nuove o frequentando ambienti diversi.
A volte il regalo di una bicicletta o di un cagnolino possono essere uno strumento di terapia incredibilmente potente, permettendo al soggetto di avere una forte motivazione per cambiare dinamiche e routine che ripeteva costantemente da diverso tempo, riorganizzandosi e inevitabilmente sperimentando nuove esperienze e sviluppando nuovi pensieri, oltre che aumentando la possibilità di incontrare nuove persone legate a lui dal suo nuovo interesse.
Proprio per questi motivi credo sia importante utilizzare tutte le risorse disponibili per combattere la depressione, superando le diatribe e valutando un intervento integrato.
BIBLIOGRAFIA
- Alberti G.G. – “Le psicoterapie” – Franco Angeli, 2000.
- Kolsko J.S., Sandrson W.C. – “Trattamento cognitivo comportamentale della depressione” – McGrow Hill, 2001.
- Stahl S. M – “Psicofarmacologia Essenziale” – Centro scientifico Editore, 2002.
- Bara B. – “Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva” – Bollati Boringhieri, 2006.
- Alberti G.G, Rognoni F., Alfieri L. – “La psicoterapia nel servizio pubblico e il problema dei pazienti difficili” – Psichiatria Oggi, n. 2 anno 19°. P. 21-28, 2007.
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