Depressione

Disse un’ostrica a una vicina: “Ho veramente un gran dolore dentro di me. È qualcosa di pesante di tondo, e sono stremata”.
Rispose l’altra con borioso compiacimento: “Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori”.
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse e quella che stava bene ed era sana sia dentro
che fuori: “Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza”.

Viviamo nell’era del benessere. Il mondo industrializzato dell’emisfero Nord del pianeta cavalca l’onda del progresso, dello sviluppo tecnologico che porterà ogni essere umano a vivere appieno il proprio percorso temporaneo sulla terra senza dover pensare a carestie, pestilenze che portano ad una morte orribile o a sanguinari nemici che invadono saccheggiano e uccidono. Ciononostante, qualcosa di minaccioso e silente si sta propagando con la sinistra insidiosità di un’epidemia in tutto il mondo civilizzato.

Definita anche “male oscuro”, la depressione sta incrementando il numero delle sue vittime in maniera preoccupante. La depressione colpisce oggi una donna su sei e secondo studi dell’OMS tra dieci anni sarà la malattia più diffusa tra entrambi i sessi e la seconda causa di invalidità nei paesi industrializzati. Il Parlamento Europeo ha lanciato un allarme. Dati dell’Eurostat sostengono che nei ventisette paesi dell’Unione Europea il male dell’anima ed altri disturbi ad esso correlati causerebbero assenze dal lavoro tali da determinare un danno al prodotto interno lordo intorno al 3-4%. Le statistiche sui suicidi compiuti in un anno in Europa sono al limite dell’inquietante. Si parla di 59000 suicidi, la cui causa, nel 90% dei casi, è attribuibile ad un disordine mentale. Sono numeri che spaventano, soprattutto se si pensa che per gli europei tra i venti e i quarantaquattro anni il suicidio à diventato, insieme agli incidenti stradali, la prima causa di morte non collegata a malattia. Questi dati hanno indotto l’Europarlamento a chiedere “un piano d’azione per la salute mentale dei cittadini”.

Come si può spiegare il numero crescente di persone depresse?

La depressione pare soddisfare le esigenze di una società che produce in eccesso, ed è caratterizzata dal conformismo che può portare fino all’estrema rinuncia del sé. In alcuni contesti sociali la depressione quasi non rappresenta un problema, ma si tratta di quelle società che noi definiamo primitive e che danno molta importanza ad una struttura sociale molto chiusa imperniata su un forte senso della comunità. Avere buone relazioni con gli altri funziona come una sorta di scudo contro le malattie fisiche e i disturbi emotivi di ogni genere.

Il progresso ha portato l’uomo a diminuire le distanze e a velocizzare ogni processo, a privilegiare l’immagine rispetto al contenuto. Il tempo va riempito in modo funzionale e le richieste da parte della società aumentano. Prodotti di internet come face-book, le chat, myspace ecc, hanno dato l’opportunità alle persone di poter comunicare anche a distanze di migliaia di km, il rapporto umano è diventato un rapporto digitale da consumare a proprio piacere, in modo asettico ed artificiale. Internet è la rete che ci collega gli uni agli altri, ma che in un certo senso si interpone tra di noi. Si rischia di non conoscere il proprio vicino di casa o il proprio vicino di pianerottolo e nello stesso tempo di entrare in comunicazione con il resto del mondo. Soli a sorridere di fronte ad uno schermo illuminato.

Il vuoto della depressione pare dilagare. L’età di insorgenza si è abbassata enormemente.

Alcuni tra i più famosi personaggi del mondo dello spettacolo hanno lottato contro la depressione per molti anni della propria vita. Ricordiamo Marilyn Monroe, Woody Allen, o i nostri Nino Manfredi, Carlo Verdone solo per accennarne alcuni.

Depressione e malinconia sono stati anche fonti di produzione artistica di cui oggi noi tutti possiamo beneficiare. Le opere di scrittori come Herman Hesse, Ernest Hemingway, Virginia Wolfe, Edgar Allan Poe, Franz Kafka, Graham Greene ne sono un esempio.

Nel suo, Il vagabondo, Kahlil Gibran ci fornisce un suggestivo esempio della relazione che intercorre tra dolore e bellezza.

Bibliografia:
D.Yapko, M. Rompere gli schemi della depressione Ponte delle Grazie, Milano, 2002
Dahlke, R. Uscire dalla depressione Urra-Apogeo, Milano, 2008
Gibran, K. Il vagabondo Le sue parabole e le sue parole Se Studio Editoriale, Milano, 1998, pp 31-32
Ofreddu, L. Allarme depressione. In Europa ne soffre una donna su sei Corriere della sera, 04/02/09

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