Disturbi da dipendenza: strategie per cercare di fronteggiarle

Il fenomeno dell’abuso di sostanze è molto complesso e come tale sono riconducibili molteplici cause, tra queste una predisposizione organica, l’ambiente familiare, lo stato socio-economico, l’ambiente culturale di riferimento e anche le caratteristiche di personalità. Si tratta, come spesso succede, di una complessa interazione di fattori biologici, sociali, economici, emotivi, relazionali e psicologici ognuno dei quali ha un suo peso nell’instaurarsi di un comportamento disfunzionale.

Il comportamento è il tentativo di rispondere ai disagi sottostanti, tentativo che come vedremo, se all’inizio si rivela un automedicamento, più passa il tempo più si trasforma in un boomerang che condiziona la vita e soprattutto diventa difficile da eliminare nonostante non abbia più alcun vantaggio.

Oltre all’intervento diretto sul comportamento di consumo di sostanze, è fondamentale capire e valutare le variabili relazionali.

Per bloccare un abuso di sostanza possono essere utilizzate diverse strategie cognitive, comportamentali, emotive e farmacologiche. Per mantenere nel tempo l’astinenza è probabilmente più importante un approfondito lavoro sugli aspetti cognitivi che caratterizzano la dipendenza. Spesso in queste persone si riscontra una bassa tolleranza alla frustrazione, la paura di non essere accettati in un gruppo, l’ansia stessa di usare droghe; altrettanto importante è la discussione delle idee che stanno alla base della tendenza ad indulgere nelle vecchie abitudini.

La maggior parte di queste persone prima di cadere in comportamento di abuso, attraversa periodi in cui ha difficoltà a tollerare le sensazioni, le emozioni ed anche le aspettative dolorose, volendo evitare ogni sofferenza. Non c’è però una consapevolezza di questi meccanismi che vengono mascherati dietro ad altre preoccupazioni. Spesso la tendenza a bere è legata ad una condizione di ansia conseguente alle idee ed alle emozioni dolorose che nella maggior parte dei casi derivano da una non accettazione di sé stessi. In altri casi è legata ad una condizione di ansia dovuta ad una presunta incapacità di affrontare una situazione (non ce la faccio a reggere, qualcosa deve tirarmi su). L’alcol inizialmente ha un effetto ansiolitico che permette di affrontare queste situazioni con maggiore tranquillità. Inizialmente ha un effetto positivo. Il problema si instaura quando a causa della bassa autostima si impara che alcune cose si possono fare solo grazie all’alcol; il valore e la stima crescono solo per l’alcol e non per sé stessi; le caratteristiche positive “sono” nella sostanza, che col tempo diventa determinante per riuscire a fare delle cose … ed ecco che si è instaurato il circolo vizioso.

L’ansia riguardo alle proprie capacità e possibilità spesso è un fattore centrale. La timidezza per esempio è facilmente superabile con l’uso di alcolici, mentre cocaina ed anfetamina sembrano essere impiegate per il senso di incapacità e di impotenza che affligge alcune persone. Un alone di fumo può permettere di coprire l’imbarazzo. La noia, la scarsa creatività possono trovare un falso antidoto nell’hashish e nella cocaina.

Interrompere l’abuso significa anche riuscire a mantenere il controllo, prevenire, gestire ed affrontare le ricadute che fanno parte di un normale iter terapeutico.

Uno degli zoccoli più duri da affrontare spesso è l’autocondanna con cui le persone si affliggono e si inducono un ulteriore sofferenza. Interpretano il loro comportamento come prova del fatto di non valere nulla, di sbagliare sempre, e questa autocondanna induce a persistere nell’abuso. Questo tipo di reazione si nota per esempio anche in patologie quali la bulimia o l’anoressia. Diventa quindi fondamentale rompere il circolo vizioso che si instaura tra il comportamento patologico, l’autocondanna ed il successivo aggravamento.

Per contrastare l’ansia dovuta al sintomo è utile modificare l’abitudine del paziente di definire le cose come orribili, terribili e catastrofiche e quindi impossibili da tollerare. Le catastrofi per definizione possono essere solo subite, non si possono contrastare con le proprie forze, di fronte ad esse si crolla. Spesso basta modificare, ridefinire le proprie definizioni del mondo e degli eventi, per trovare in noi le capacità di reagire.

Diventa importante la comprensione dei vantaggi a breve ed a lungo termine. Spesso queste persone hanno bisogno di percepirsi in grado di affrontare e sopportare piccoli disagi e dolori per poi arrivare ad apprezzare una positività più dilazionata nel tempo.

La persona attraverso un percorso duro e faticoso, deve gradualmente creare la stima nelle proprie capacità e sperimentare a piccoli passi attraverso esperienze concrete che lui, in prima persona, è in grado di sostenere e tollerare situazioni che prima erano gestite “grazie” alle sostanze.

Durante il percorso è importante affrontare le numerose distorsioni cognitive che contribuiscono a mantenere nel tempo la sensazione di impotenza della persona; per esempio la soprageneralizzazione (ho sbagliato, sbaglierò sempre), il pensiero dicotomico (o controllo tutto o non controllo niente), l’astrazione selettiva (mi è venuta voglia di bere, vuol dire che ci penso sempre e che alla fine ricadrò).

Le idee irrazionali finiscono per diventare delle profezie che si autoavverano.

È importante lavorare per mettere in grado la persona di avere un atteggiamento più razionale, che la aiuti a superare la sua abitudine ed affrontare i relativi disagi.

La guarigione, di cui parte fondamentale può essere anche un intervento farmacologico, richiede uno sforzo notevole, ma è assolutamente possibile.

Bibliografia:
Beck A. T. Therapy and the Emotional Disorders International University Press, New York, 1976
Beck A. T., Wright F. D., Newman C. F., Liese B. S. Cognitive Therapy of Substance Abuse Guilford Press, New York, 1993
Nava F. Neurobiologia e Clinica delle Dipendenze Franco Angeli Editore, Milano, 2004

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