Disturbo ossessivo–compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato da due componenti.
Da un lato le ossessioni, che consistono in pensieri, idee o sensazioni ricorrenti che la persona avverte come intrusive, irrazionali e che causano sia ansia marcata, sia emozioni sgradevoli come paura, disgusto e compromissione delle normali attività quotidiane, sociali e lavorative. Dall’altro le compulsioni, e cioè atti mentali o comportamentali, che hanno lo scopo di ridurre l’ansia provocata dalle ossessioni, e sono a queste legate nel contenuto.

Le compulsioni vengono utilizzate come mezzo in grado di tenere a bada l’eccessiva ansia che il pensiero ossessivo provoca, per cui, trattenersi dal compierle, ne aumenta considerevolmente il livello.

Una persona che presenta questo disturbo potrebbe, ad esempio, essere ossessionata dal dubbio persistente, relativo all’aver o meno chiuso la porta di casa : tale pensiero risulta così invadente che la persona è portata a  controllare a ripetizione se la porta è chiusa, con lo scopo di trovare sollievo da questo dubbio continuo, che non si risolve con l’evidenza.

Anche qui, come nei precedenti disturbi, ritroviamo un tipo di preoccupazione eccessiva, irragionevole e non appropriata alla realtà dei fatti.

Quello del controllare se abbiamo o meno chiuso la porta è un episodio molto comune e la spiegazione sta nel fatto che eseguiamo alcune azioni, soprattutto quelle abituali, in maniera automatica, senza  ricordarne tutti i passaggi momento per momento.

Tuttavia, se quasi tutti possiamo risolvere il nostro dubbio controllando una volta soltanto, ciò non vale per chi risente del disturbo ossessivo – compulsivo e che dunque sentirà l’esigenza di controllare più e più volte.

Ossessioni tipiche riguardano temi di controllo, ordine o pulizia, impulsi aggressivi, fantasie sessuali mentre compulsioni tipiche sono rituali, comportamenti ripetitivi come riordinare, rifare, controllare o azioni mentali come contare, ripetere.

Anche qui, in realtà , potremmo dire che non c’è niente di sbagliato nel lavarsi le mani, ad esempio, prima di cena e che, anzi, ciò non può che costituire una sana abitudine. Diventa invece preoccupante, e può ingenerare malessere, se corriamo a lavarcele numerosissime volte al giorno, convinti ogni volta che siano sporche e possano infettarci.

Come per tutti i disturbi d’ansia la terapia elettiva è rappresentata dalla psicoterapia. Talvolta alla psicoterapia si affianca  una  terapia farmacologia qualora il disturbo si presenti accompagnato ad altre patologie psichiatriche.

Bibliografia:
Galimberti U. Dizionario di Psicologia UTET, Torino, 2000
Kaplan H. I., Sadock B. J. Psichiatria Clinica Centro Scientifico Editore, Torino, 2003
Farnè M. L’ansia Il Mulino, Bologna, 2003
Andrews G., Creamer M., Crino R., Hunt C., Lampe L., Page A. Trattamento dei disturbi d’ansia – Guide per il clinico e Manuali per chi soffre del disturbo Centro Scientifico Editore, Torino, 2003
Stanley Rachman L’ansia Laterza, Bari, 2004
Gabbard Glen O. Psichiatria Psicodinamica Cortina Raffaello Editore, Milano, 2007

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