La personalità dipendente esiste come classificazione diagnostica ed è indipendente da un eventuale disturbo da dipendenza. Cerchiamo di capire che cosa caratterizzi un disturbo dipendente di personalità. Secondo Beck la personalità dipendente ruota intorno ai concetti “non posso prendere decisioni da solo”, “sono perduto quando vengo lasciato solo”, “devo avere sempre qualcuno vicino nel caso che abbia bisogno di qualcosa o che si creino delle difficoltà”. Si tratta quindi di persone che hanno una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che conseguentemente determina un comportamento sottomesso e dipendente e un forte timore della separazione. Emerge quindi una notevole difficoltà a prendere delle decisioni e di conseguenza ad assumersi delle responsabilità nella maggior parte dei settori della propria vita. Il non assumersi responsabilità comporta di conseguenza il continuo tentativo di evitare qualsiasi conflitto e disaccordo con le altre persone. Spesso è presente la sensazione di non essere in grado di badare a se stessi che più volte si tramuta in una forte preoccupazione davanti al concludersi di relazioni o in disperata ricerca di una nuova relazione che sostituisca la precedente. Generalmente queste persone si presentano come gradevoli e faranno di tutto per andare d’accordo con tutti.
Il centro di questo disturbo riguarda proprio il lasciare agli altri la responsabilità di prendere decisioni importanti per la propria vita. Questo atteggiamento di delega aiuta ad alleviare l’ansia che la presa di decisione comporta e favorisce una posizione di sottomissione all’interno delle relazioni con le altre persone. Gli eventi problematici per queste persone riguardano quelle situazioni in cui sono sole o devono contare esclusivamente su se stesse. Quando vivono, o anticipano mentalmente, situazioni in cui sono lasciate sole o senza aiuto, manifesteranno comportamenti, emozioni e pensieri disadattivi. Per esempio, il pensare “non sopporto essere solo” scatena ansia, panico e l’intenzione di lasciar perdere ogni aspirazione e desiderio per potersi legare a qualcuno che guidi la propria esistenza.
Alla base di questa personalità spesso c’è una concezione di se stessi come deboli, privi di valore ed inadeguati; inoltre c’è la tendenza a vedere e percepire gli altri come fonte di cura e di conseguenza salvezza. Un altro schema ricorrente è quello di dipendenza/incompetenza e fallimento. Il primo riguarda la radicata convinzione di essere incapace a gestire le responsabilità quotidiane e di avere quindi, come detto, bisogno di qualcuno a cui affidarsi; il secondo concerne la credenza di fallire in qualunque attività si intraprenda o di avere comunque una prestazione inferiore agli altri. La conseguenza di quest’ultimo schema è la mancanza di iniziativa e la tendenza a non portare avanti alcuna attività. Come è facile dedurre i comportamenti che vengono messi in atto determinano dei circoli viziosi che vanno a confermare le idee di inadeguatezza.
Spesso avviene un continuo demandare alle altre persone il completamento di attività con la negatività di non sentirsi mai determinati ed importanti, oltre al fatto di non riuscire mai a raggiungere un obiettivo con le proprie forze che possa quindi fungere da risultato positivo che possa sfatare l’idea di essere totalmente inadeguati.
Molte volte poi, l’eccessiva fiducia incondizionata che ripongono nelle altre persone li espongono a forti delusioni a livello relazionale, ancora una volta utilizzate come conferma di un proprio non valore e nello stesso tempo determinano la forte ansia di trovare altre persone a cui affidarsi.
La personalità dipendente non si differenzia in modo netto dalle altre psico-patologie riconducibili all’ansia. A volte anche queste persone perdono criticità rispetto a eventi negativi, come un litigio o la critiche in ambito lavorativo se non addirittura la perdita di un ruolo, e tendono ad interpretare tutto come situazioni di abbandono.
Per queste persone si rende fondamentale come approccio terapeutico un training di abilità assertive, con l’obiettivo primario di fornire gradualmente degli strumenti che migliorino la propria autostima e che gli permettano a piccoli passi di sperimentare una progressiva assunzione di responsabilità. Di uguale importanza è un lavoro sugli schemi cognitivi, spesso molto ingenui, e su una progressiva criticità rispetto ai rapporti con le altre persone. I training di assertività uniti ad esercizi di problem solving hanno lo scopo di ridurre l’inibizione, i deficit nella risoluzione di problemi e nella presa di decisioni per favorire un comportamento più autonomo ed indipendente.
Le persone con questo disturbo di personalità, per quanto comporta a livello sociale, molto spesso presentano oltre a conseguenti disturbi d’ansia anche stati depressivi che mascherano la reale condizione di cui in realtà ne sono la conseguenza.
Non è semplice stabilire quale sia il trattamento più efficace per questa tipologia di persone, quali traggano maggior beneficio da un trattamento individuale e quali da incontri di gruppo. Le persone con migliore funzionamento globale hanno generalmente un discreto adattamento sociale e lavorativo e possono perciò beneficiare di un trattamento individuale. Tuttavia per altre persone può funzionare meglio in intervento di gruppo che favorisca l’interazione tra i membri, per consentire all’individuo di sperimentare direttamente gli effetti di un comportamento assertivo.
| Bibliografia: | |||
| • | Sperry L. | I disturbi di personalità | McGrow Hill, 2000 |
| • | Beck A.T., Clark D.A. | Teoria e terapia cognitiva della depressione | Masson, 2001 |
| • | Dobson K. S. | Psicoterapia cognitivo comportamentale | McGrow Hill, 2002 |
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