L’enuresi

Per enuresi intendiamo l’emissione attiva completa e incontrollata di urina dopo che sia passato il periodo della maturità fisiologica in genere acquisita tra i 3 e i 4 anni. E’ un problema frequente che interessa il 10-15% dei bambini a 6 anni, con una netta predominanza dei maschi e che tende il più delle volte a risolversi spontaneamente (incidenza solo dell’1% negli adulti).

Sono da considerarsi enuretici solo ed esclusivamente i bambini che, dopo il compimento del sesto anno di età, bagnano il letto in modo frequente e ripetuto (due volte alla settimana fino a tre mesi di seguito).
È quindi prudente attendere i sei anni prima di proporre un intervento terapeutico in quanto spesso non è stato ancora raggiunto da parte del piccolo un perfetto controllo dell’apparato urinario e degli sfinteri.

L’enuresi può essere distinta in:

  • Primaria (non collegata ad altre malattie o anomalie), quando il bambino non ha mai smesso di fare la pipì a letto;
  • Secondaria quando il piccolo, in un primo tempo raggiunge il controllo della vescica, ma riprende in seguito a bagnare il letto, anche a distanza di molto tempo. Può dipendere da particolari situazioni emotive e stressanti (ad esempio la nascita di un fratellino, l’inserimento a scuola, tensioni familiari…). A volte egli, facendo la pipì a letto, in modo del tutto inconsapevole mette in atto una resistenza ed una protesta, spesso rivolte alla sua mamma ed al rapporto con lei. In altre situazioni, i bambini enuretici, attraverso il loro disturbo esprimono il timore di crescere ed il desiderio tornare ad essere piccoli. Insieme a ciò, è possibile rintracciare altre cause ed altri significati dell’enuresi del bambino, legati alla sua storia, al suo sviluppo, al suo ambiente di vita e al suo contesto familiare;
  • Sintomatica, nel caso in cui compaia come conseguenza di una malattia ad esempio un’infezione urinaria o in casi molto più rari diabete mellito, epilessia ecc.

L’enuresi inoltre, può essere “notturna” e “diurna” a seconda che il disturbo sia limitato alla notte o prosegua anche durante il giorno. Nel 90% dei casi l’enuresi è notturna, mentre solo il 10% dei soggetti presenta questo problema anche di giorno.

Prima di decidere quale terapia sia più corretta per il bambino occorre considerare che l’enuresi è un fenomeno che si risolve, nella quasi totalità dei casi, spontaneamente. La prima cosa da fare è una visita medica per escludere tutte le cause organiche. Potendo escludere un’enuresi di tipo organico, si procede alla ricerca di altri fattori causali e in base all’esito dell’indagine si opta per un tipo di intervento piuttosto che un altro o per una combinazione di essi. Essenzialmente si può scegliere di intervenire a livello farmacologico e/o comportamentale.
Il fine è quello di permettere al bimbo di condurre una vita normale affinché non debba per esempio rinunciare ad occasioni quali campeggi, gite scolastiche, soggiorni in casa di amici, e di evitare che il bambino possa manifestare un disagio a livello psicologico.

Il trattamento farmacologico
Recentemente gli studiosi hanno constatato, nei soggetti che presentano enuresi notturna, la ridotta secrezione di un ormone, la desmopressina, che riduce la produzione di urina durante la notte. Su questa base viene spesso proposto un trattamento farmacologico che consiste nel somministrare questo ormone sotto forma di compresse o di spray nasale. Di recente due importanti studi clinici controllati (Hjalmas K, Hanson E, Hellstrom AL, et al. 1998; Cozza ML, Del Gado R, Di Toro R, et al. 1999) sono arrivati a simili conclusioni: una risposta ottimale in tempi brevi viene raggiunta dal 60-70% dei soggetti trattati, ma solo il 18-24% rimane asciutto dopo la sospensione del trattamento.

Il trattamento comportamentale
Gli interventi che vengono attuati sono tesi ad accelerare la maturazione del controllo della vescica e/o a ridurre il volume totale di liquidi che arrivano alla vescica durante la notte.
Un primo aspetto deve vertere sul non responsabilizzare il bambino, tranquillizzandolo e spiegandogli il problema. Non serve a nulla costringerlo a ridurre l’assunzione di liquidi serali o svegliarlo di notte per fargli fare la pipì: questo ne impedirebbe anzi la crescita e la guarigione spontanea.
In individui più grandi (6-7 anni) si può in certi casi intervenire insegnando alcune misure dietetiche e comportamentali o una corretta regolarità urinaria (andare in bagno ogni 3-4 ore e prima di andare a dormire). Tra i possibili interventi diretti a migliorare l’enuresi, esistono alcuni esercizi volti a ottenere una maggiore resistenza vescicale è possibile per esempio insegnare al bambino come trattenere l’urina per un certo periodo o come interrompere la minzione per poi completarla dopo pochi secondi, con lo scopo di renderlo più autonomo nel controllo della vescica (Training vescicale).
Con bambini di età superiore ai sette anni è possibile utilizzare il cosiddetto allarme notturno . Esso è costituito da un detector sensibile al “bagnato” che, posto nelle mutandine, attiva una suoneria. Inizialmente quando il bambino inizia a urinare, l’allarme suona interrompendo la minzione che il bambino può così completare in bagno. Si ha in tal modo un apprendimento graduale della continenza notturna.

La terapia comportamentale pare essere al momento, quella con più alto tasso di guarigione e con la più bassa frequenza di ricadute. Tuttavia, poiché il tempo occorrente per raggiungere notti asciutte è piuttosto lungo, può essere utile associarla inizialmente al trattamento farmacologico (con desmopressina) che facilita l’ottenimento di risultati tangibili e incoraggia così il proseguimento della terapia.

Bibliografia:
Bartolozzi Guglielmi Pediatria Masson Editore, 1998
Chiozza L. et al. Medico e Bambino 1994
Meconboni M.C. Medico e bambino 2000
Marcelli Daniel Psicopatologia del bambino Masson Edizioni, 2000
Rovetto F. Non solo pillole McGraw-Hill Milano, 1996

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