Eventi traumatici, disturbo post-traumatico da stress e EMDR

Nella vita delle persone possono accadere eventi molto dolorosi. A volte il male arriva dall’esterno ed è inaspettato: terremoti, inondazioni, guerre, ma anche rapine, aggressioni, stupri. Altre volte sono le persone a noi più vicine a farci soffrire: la maggioranza delle violenze e degli abusi sessuali viene perpetuata da un familiare. Oppure le persone cui vogliamo bene ci fanno soffrire involontariamente: muoiono e ci lasciano sole.

Tutti questi eventi traumatici possono influenzare negativamente la salute mentale degli adulti e, soprattutto, dei bambini. Anche quando non c’è stato un trauma estremo, i problemi dei bambini spesso si sviluppano a partire da esperienze che li sconvolgono, come ad esempio la separazione dei genitori, frustrazioni di tipo scolastico, il rifiuto da parte dei coetanei o una perdita di maggiore entità. Si parla di trauma cumulativo, facendo riferimento ad esperienze di disagio di lieve-media gravità ripetute nel tempo.

Eventi dolorosi del passato o del presente possono contribuire alla formazione di diversi disturbi psicologici, tra cui disturbi d’ansia, attacchi di panico e fobie, disturbi di memoria, disturbi dissociativi, disturbi somatici, disturbi alimentari, disturbi di personalità, depressione e dipendenza da sostanze.  Esiste inoltre, un disturbo, il Disturbo Post-Traumatico da Stress, che è direttamente causato dall’esposizione ad un evento traumatico.

I criteri diagnostici per il Disturbo Post-Traumatico da Stress secondo il DSM-IV-TR sono:

  • La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
    1. La persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, minaccia di morte, gravi lesioni, una minaccia all’integrità fisica propria o di altri;
    2. La risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore. Nota: Nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato.
    • L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:
      1. Ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri o percezioni. Nota: Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma;
      2. Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nota: Nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile;
      3. Agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni ed episodi dissociativi di Flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione). Nota: Nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma;
      4. Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico;
      5. Reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni/esterni che simbolizzano oppure assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
      • Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma), come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
        1. Sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate con il trauma;
        2. Sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
        3. Incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
        4. Riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative;
        5. Sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri;
        6. Affettività ridotta (per es., incapacità di provare sentimenti di amore);
        7. Sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es. aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli o una normale durata della vita).
        • Sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
          1. Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
          2. Irritabilità o scoppi di collera;
          3. Difficoltà a concentrarsi;
          4. Ipervigilanza;
          5. Esagerate risposte di allarme.
          • La durata del disturbo (sintomi ai Criteri B, C e D) è superiore a 1 mese;
          • Il disturbo causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

          Gli studi scientifici riportano che la tecnica terapeutica d’elezione per il Disturbo Post-Traumatico da Stress è l’EMDR (Eye Movement Desensitization Reprocessing, ossia Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari), una tecnica nata negli Stati Uniti d’America nel 1987 ad opera di Francine Shapiro.

          L’EMDR è una tecnica usata fondamentalmente per accedere ai ricordi di esperienze traumatiche che sono alla base dei disturbi psicologici attuali del paziente sotto forma di informazione immagazzinata in modo non funzionale, per elaborare quei ricordi e portarli a una risoluzione adattiva. Il cervello possiede un sistema innato di elaborazione dell’informazione, ma, secondo l’EMDR, a causa di certe esperienze traumatiche (di piccola, media e grande entità) quell’elaborazione a volte non avviene come dovrebbe e l’informazione rimane racchiusa in una rete neurale con le stesse emozioni, convinzioni e sensazioni fisiche che esistevano al momento dell’esperienza originale. Questo fattore, nel tempo, si generalizza e provoca sintomi di ansia, depressione e stress.

          Negli esseri umani esisterebbe un’innata capacità di guarire dalle ferite emotive, esattamente come da quelle fisiche. La guarigione implica un processo di progressiva integrazione degli aspetti disturbanti del ricordo, mediante attività come parlare, pensare, percepire e sognare, fino a che il ricordo stesso non sia completamente elaborato (metabolizzato, digerito). Tuttavia, se un’esperienza è talmente schiacciante da sconvolgere il meccanismo, il ricordo resta bloccato in una forma grezza, non elaborata e possono emergere aspetti sgradevoli di quel ricordo come sintomi postraumatici. Il ruolo dell’EMDR è quello di aiutare il paziente ad accedere al ricordo e a metabolizzarlo, a trasformarlo dalla tipica forma bloccata a quella integrata, neutrale e più sana. Questo è uno degli obiettivi cruciali di molti approcci terapeutici al trauma, ma ciò che contraddistingue l’EMDR è l’effetto dell’elaborazione accelerata dell’informazione, che sembra condensare il naturale processo di guarigione in un periodo brevissimo.

          Riducendo all’osso la procedura, questa consiste nel richiamare alla mente un’immagine simbolo del ricordo traumatico, insieme ai pensieri, le emozioni e le sensazioni fisiche collegate, effettuando contemporaneamente movimenti oculari ritmici destra-sinistra. Con i bambini i movimenti oculari possono essere sostituiti da stimolazioni alternate diverse, come tamburellare ritmicamente sul dorso delle mani del piccolo. Dopo alcune ripetizioni e dopo aver elaborato ogni aspetto del ricordo disturbante, questo dovrebbe risultare sganciato da ogni connotato emotivo negativo.

          È necessario sottolineare che l’EMDR non è qualcosa da fare al posto della terapia, è uno degli strumenti usati dal terapeuta. Bisogna usare l’EMDR non solo in modo competente, ma anche selettivo, a seconda della valutazione clinica e nel contesto di un piano terapeutico generale.

          Le ricerche condotte con bambini e adolescenti hanno dimostrato che l’EMDR è rapido ed efficace. Ciò che emerge dalle ricerche è:  prima di tutto con i bambini e gli adolescenti l’EMDR sembra risultare efficace come con gli adulti, ma può agire ancora più rapidamente;  secondariamente, il trattamento EMDR dei ricordi traumatici può influire su un’ampia gamma di comportamenti (es. comportamenti criminali, di acting-out, disturbi della condotta, etc.).

          BIBLIOGRAFIA

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