I disturbi del sonno

Introduzione

Il sonno profondo soddisfacente e indisturbato si associa al benessere e alla salute, al contrario la sua mancanza o una sua cattiva qualità stanno ad indicare un disturbo dell’umore o una condizione di malessere. La relazione tra un sonno disturbato e i disturbi psichiatrici può essere determinata dal fatto che il disturbo mentale può causare il disturbo del sonno, oppure un disturbo del sonno può aggravare il disturbo mentale, o ancora entrambi i disturbi possono essere presenti insieme ma in modo indipendente.

Insonnia

L’insonnia implica uno stato di insoddisfazione per la durata e la qualità del sonno, ossia o dura troppo poco o è frammentato, meno ristoratore e troppo leggero. Le lamentele di dormire male sono particolarmente comuni, trattandosi di uno dei sintomi più frequenti in molti disturbi psichiatrici come la depressione, l’ansia generalizzata, il panico e le fobie, l’ipocondria e i disturbi di personalità.

L’insonnia precoce, ossia la difficoltà di addormentarsi si verifica in persone sane il cui stato di allerta è aumentato o dall’ansia o da una condizione di eccitamento. I loro pensieri tendono a tornare sulle esperienze cariche emotivamente appena passate e cercano di ricanalizzare il modo con cui risolvere i problemi.

L’insonnia tardiva è particolarmente caratteristica della fase depressiva della malattia affettiva. Il paziente si sveglia spesso di notte dopo essersi addormentato in modo soddisfacente e si riaddormenta ad intervalli e leggermente oppure si sveglia presto ed è incapace di riaddormentarsi. Nella depressione, il risveglio precoce al mattino è spesso associato ad una sensibile variazione dell’umore nell’arco della giornata con una peggior sensazione di rallentamento e scoraggiamento nella prima parte della mattinata. Nella mania c’è molto spesso un ridotto bisogno di sonno.

Ipersonnia

L’ipersonnia è determinata sia dall’aumento del periodo di sonno notturno, sia da episodi di sonnolenza durante il giorno.

Nella sindrome di Klein-Levin si verificano attacchi di sonnolenza in cui il paziente dorme eccessivamente sia di giorno che di notte, ma è risvegliabile come da un sonno normale. Quando è sveglio, il paziente mangia voracemente e dimostra una notevole irritabilità.

L’ipersonnia con ubriachezza da sonno è più frequente: il paziente ha difficoltà a svegliarsi completamente e mostra confusione, disorientamento, facilità a riaddormentarsi.

Nella sindrome di Pickwick, una grave sonnolenza diurna è associata con una grave obesità e cianosi dovuta a ipoventilazione.

Un aumento della sonnolenza è spesso associato alle lesioni organiche del tronco encefalico e dell’ipotalamo. Si possono verificare fame, aumento di peso, sete eccessiva e poliuria.

L’ipersonnia può anche verificarsi come sintomo psicogeno, infatti, alcuni pazienti nevrotici si lamentano in modo persistente di sonnolenza durante il giorno e di incapacità di concentrarsi.

Sonnambulismo

Il sonnambulismo si verifica più spesso nei maschi che nelle femmine. L’attività resta confinata in un vagare senza mete e in un comportamento senza senso che si ripete per pochi minuti. La persona potrebbe rispondere a monosillabi a domande ed è presente una scarsa consapevolezza dell’ambiente circostante, ma gli incidenti sono rari. Poiché il sonnambulismo si verifica durante il sonno profondo, è improbabile che esprima gli agiti dei sogni.

Anche il terrore notturno si verifica nel sonno profondo della prima parte della notte. Si manifesta un’ansia intensa, il soggetto può gridare, il polso e la respirazione sono accelerati. Di solito c’è un’amnesia completa per l’esperienza del camminare.

Narcolessia

Gli attacchi narcolettici si verificano di solito nella prima adolescenza e persistono per tutta la vita. Si tratta di brevi periodi di sonno (da dieci minuti fino ad un quarto d’ora) che compaiono in modo irresistibile durante il giorno. La narcolessia è spesso associata con la cataplessia, durante la quale il paziente cade a terra a causa di un’improvvisa perdita del tono muscolare provocata da forti emozioni.

Conclusioni

Nell’ambito del fenomeno del sonno, molto spesso si ha a che fare con fenomeni normali di cui certe persone si lamentano, piuttosto che di un patologia ben definita, anche se come abbiamo visto ci possono essere anche disturbi definiti del sonno. La perdita di coscienza che si verifica nel sonno è molto diversa da quanto si verifica negli stati organici come dopo un trauma cranico. Lo stato di allerta e i meccanismi di vigilanza sono sospesi ma possono facilmente essere riattivati e il sé psicologico rimane in contatto con stimoli significativi. Ad esempio molti medici hanno sperimentato il meccanismo straordinariamente selettivo del risveglio al suono del telefono quando sono di guardia, mentre rimangono insensibili ad altri rumori estranei. Anche il senso del tempo è conservato durante il sonno e ciò può essere dimostrato dall’accuratezza con la quale una persona può svegliarsi ad un’ora predeterminata.

La valutazione oggettiva del sonno solitamente viene fatta con l’elettrofisiologia. Le registrazioni vengono effettuate con un elettroencefalogramma e un elettromiogramma dei muscoli oculari esterni, registrando la durata dei differenti stadi.

Dunque, quando si considera la durata e la qualità del sonno e i suoi stadi e se queste caratteristiche siano dei sintomi, è importante prendere in considerazione l’età del paziente, ogni farmaco che assume e se dorme di giorno. L’esperienza soggettiva riportata dal paziente, può essere assai diversa dai riscontri oggettivi ottenuti con l’osservazione e la misurazione. Sarebbe opportuno indagare il significato di questa discrepanza in chiave fenomenologica, per poi riconoscerne la rilevanza in sede di diagnosi e trattamento.

BIBLIOGRAFIA

  • Sims A. – “Introduzione alla psicopatologia descrittiva” – Raffaello Cortina Editore (Terza Edizione), 2004.

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