Con il termine disturbi dell’umore si intendono quell’insieme di patologie e sintomi che alterano il tono dell’umore dell’individuo. In genere, si considera patologica la condizione di sintomatologia più intensa e persistente, che condizioni negativamente la vita del soggetto.
Il DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) suddivide i disturbi dell’umore in due grandi gruppi: i disturbi depressivi (depressione unipolare) e i disturbi bipolari.
I disturbi depressivi comprendono:
Disturbo depressivo maggiore, caratterizzato da umore depresso, perdita di interesse e riduzione delle attività quotidiane, perdita di peso, insonnia o ipersonnia, perdita di energia, scarsa capacità di concentrazione, idee suicide. Per essere considerata patologica, questa condizione deve essere un cambiamento totale rispetto all’umore solito di quella persona. è caratterizzato dal susseguirsi di episodi depressivi maggiori intervallati da periodi di relativo benessere, con assenza di episodi maniacali. Secondo recenti ricerche tale disturbo ha una prevalenza del 10-25% nella popolazione femminile e di 5-12% in quella maschile, un alto tasso di familiarità ed un esordio che solitamente si situa tra i 20 e i 30 anni.
Il disturbo distimico è, caratterizzato dal susseguirsi di episodi depressivi minori in modo cronico, senza periodi di relativo benessere. La persona è triste, irritata e costantemente di cattivo umore. L’appetito è scarso o può essere presente iperfagia, il sonno è alterato, l’autostima è bassa e vi è una scarsa capacità di concentrazione e sentimenti di disperazione.
Nonostante sia considerato una forma lieve di depressione cronica, è però in grado, a causa della sua velata persistenza di incidere enormemente sullo stile di vita dell’individuo che ne è affetto.
I disturbi bipolari comprendono:
Il disturbo bipolare I (o psicosi maniaco-depressiva), caratterizzato dal susseguirsi di episodi depressivi maggiori, di episodi maniacali o misti, e di periodi di relativo benessere. Negli episodi maniacali, che possono durare da una settimana ad alcuni mesi, la persona presenta un umore euforico o irritabile, una stima di sé ipertrofica e logorrea. I pensieri sono rapidissimi e vi è la spinta ad impegnarsi contemporaneamente in molte attività e relazioni affettive diverse, senza pensare alle conseguenze. L’incidenza del disturbo bipolare nella vita è dell’1,2%, l’età media di esordio è di 18 anni nell’uomo e di 20 anni nella donna.
Il disturbo bipolare II, caratterizzato dal susseguirsi di episodi depressivi maggiori, episodi ipomaniacali, e periodi di relativo benessere. Si distingue dal disturbo bipolare I per la presenza di episodi depressivi di minore intensità ed episodi unicamente ipomaniacali. Quest’ultimi non raggiungono mai un’entità delirante tuttavia, il funzionamento interpersonale e lavorativo risulta essere fluttuante e non affidabile a causa degli episodi depressivi o di imprevedibili alterazioni dell’umore.
Il disturbo ciclotimico, caratterizzato da una cronica e fluttuante alterazione dell’umore che si protrae per almeno due anni con episodi di depressione che succedeono a episodi di ipomaniacalità senza periodi liberi da sintomi.
Nonostante tale disturbo non sia così grave come il disturbo bipolare, causa anch’esso significative difficoltà interpersonali, sociali e lavorative.
Per cercare di comprendere più a fondo le cause all’origine del disturbo depressivo e del disturbo bipolare, oggi gli sforzi vengono compiuti allo scopo di integrare varie teorie in una visione unitaria che riesca a combinare le ipotesi biologiche secondo cui tali disturbi dipendono da un’alterazione nella produzione di alcuni neurotrasmettitori come noradrenalina, serotonina e dopamina; quelle genetiche, che enfatizzano una componente ereditaria e quelle psicologiche-sociali in cui le esperienze legate allo sviluppo, la modalità di pensiero e i fattori ambientali sono componenti di significativa importanza.
La cura della depressione maggiore prevede sia la terapia farmacologica attraverso la somministrazione di antidepressivi (triciclici, inibitori delle monoaminoossidasi o IMAO, proserotoninergici), sia la psicoterapia. Risultano particolarmente efficaci la psicoterapia interpersonale e la psicoterapia cognitivo-comportamentale (Beck therapy).
La terapia farmacologia rappresenta il principale trattamento dei disturbi bipolari, sia nella fase acuta sia a lungo termine.
La terapia si deve occupare di eliminare i sintomi depressivi ed evitare la ricomparsa dei sintomi maniacali, agendo in modo tempestivo per attenuare la compromissione funzionale del paziente.
Anche in questi casi la psicoterapia svolge un importante ruolo in tutte le fasi della malattia. è utile per capire lo sviluppo del disturbo e fornire sostegno, interviene sul pensiero errato del paziente e mira ad evidenziare gli schemi di pensieri illogici e negativi e ad insegnare modi più realistici di considerare gli eventi, il sé e le avversità.
| Bibliografia: | |||
| • | Rovetto, F. | Non solo pillole | McGraw-Hill Milano, 1996 |
| • | Davison, C.,G., Neal, J., M, | Psicologia clinica | Zanichelli, Bologna, 1994 |
| • | Sarteschi P., Maggini C. | Manuale di psichiatria | Sbm, Bologna, 1996 |
| • | Galimberti, U. | Enciclopedia di Psicologia | Garzanti, Torino 1999 |
| • | Yapko, M., D. | Rompere gli schemi della depressione | Ponte delle Grazie, Milano, 2002 |
Ti potrebbe interessare anche:


