L’anoressia mentale è diventato un argomento molto scottante di cui si raccolgono molte informazioni dai media (cronaca, gossip, il mondo della moda) e di cui si fa molta informazione nelle scuole, con l’intento di avvicinare i giovani a una educazione alimentare e ad aiutarli a cogliere i primi segnali che potrebbero condurre al disturbo del comportamento alimentare.
Ciò che in questo articolo si intende porre attenzione, è piuttosto di inquadrare alcune caratteristiche frequenti delle persone che sono vicine alle ragazze anoressiche, primi fra tutti i genitori. In linea generale, le ragazze anoressiche convivono coi genitori. Le famiglie sono normocostituite, ossia le figlie vivono con entrambi i genitori uniti dal primo matrimonio. Più nello specifico, da una ricerca su 52 casi di famiglie con figlia anoressica (Selvini Palazzoli, 2006 ), si sono rilevate alcune caratteristiche dei padri e delle madri delle ragazze anoressiche.
I padri hanno subito una precoce perdita della madre e un allevamento affidato a parenti o in collegio per un tempo molto prolungato. Alcuni padri hanno finito per descrivere, grazie all’aiuto del terapeuta, i momenti strazianti dei periodici ritorni in collegio dopo le vacanze, senza saper identificare una qualche causa di queste penose vicende, e soprattutto senza mostrare di provare rancore o comunque di percepire in se stessi sentimenti negativi verso i genitori. La loro sofferenza sembra essere stata negata e rimossa, ed è fatica per il terapeuta aiutarli a ricondurla a questi episodi. I padri tendono, anzi, a idealizzare i genitori e a presentarli al terapeuta, alla figlia e alla moglie come esenti da quella insufficienza affettiva che invece emerge dai fatti. Allo stesso tempo, i padri idealizzano anche se stessi e non riconoscono le proprie personali fragilità. Hanno cercato di compensare il dolore infantile diventando troppo precocemente efficienti e indipendenti, negando alla propria coscienza il forte bisogno di una persona affettuosa e disponibile che si prendesse cura di loro e ascoltasse e si sintonizzasse coi loro bisogni. A volte, questi padri sono stati lodati e sfruttati dalla proprie madri per la loro efficienza e saggezza. Queste “qualità” hanno permesso a questi padri di ottenere una stima professionale che in seguito non sempre hanno avuto positive ricadute sulla propria immagine nella famiglia di origine. Questi padri, dunque, sono figli affidabili, che passano la vita a tentare di meritarsi dai genitori quell’amore che qualche fratello (o sorella), magari scapestrato ma affascinate, ha avuto gratuitamente. Il fatto che questi padri non vedano la carenza che hanno subito,di certo non li libera da essa. Anzi, questo ha influito sulla scelta della sposa, scelta orientata per le sue qualità affettive come una sorta di madre premurosa, disponibile rispetto ai loro bisogni, ma che al contempo non interferisce con le loro autonomie acquisite. Mogli, quindi, di cui sognano una disponibilità affettiva illimitata, che non chiedano nulla in cambio, né controllo sulla relazione né dipendenza affettiva e che, per giunta, siano tolleranti della dipendenza che i loro mariti mantengono con la propria famiglia di origine. Sono, così, padri carenziati che si illudono di essere superautonomi, mentre emotivamente dipendono enormemente dalla presenza e dal sostegno emotivo delle loro moglie, con le quali finiscono per mettere in atto uno scambio ingiusto, perché chiedono più di quello che sono in grado di dare.
Rispetto alle madri delle anoressiche, è opportuno sottolineare che prima del matrimonio, avevano subito prevaricazioni. Queste ultime spaziano da aperte ingiustizie finanziarie rispetto a fratelli o sorelle, ad atteggiamenti di discriminazioni sessuali umilianti, di sottostima aperta delle loro capacità mentali in quanto donne, ad episodi di mancata tutela, di iperresponsabilizzazione senza gratitudine o riconoscimento, come l’aver subito un vero e proprio sfruttamento. Come è emerso sempre dalla stessa ricerca (Selvini Palazzoli, 2006), queste donne, pur avendo subito esperienze frustranti, spesso si presentano molto legate ai propri genitori, specie alla madre, con la quale possono aver avuto anche un rapporto conflittuale, senza tuttavia aver mai rinunciato a sperare in un riconoscimento affettivo elettivo. Dunque, le madri delle ragazze anoressiche, appaiono donne incapaci di fare rivendicazioni nel proprio nome, a volte lamentose, non sentendosi mai considerate. È possibile, per tali ragioni, attribuire a tali madri il ruolo di donne sacrificali e incassatrici di umiliazioni. La tendenza sacrificale fa riferimento alla disponibilità di farsi carico senza limiti di compiti altrui e, di contro, incapaci di fare qualcosa di piacevole per se stesse. Faticando ad essere introspettive, a riflettere su di sé, hanno serie difficoltà a cogliere lo stato d’animo altrui, sia esso quello del coniuge, della figlia, deludendo così le attese profonde dei loro cari. Quanto all’essere incassatrici di umiliazioni, si fa riferimento al fatto che le umiliazioni, anziché suscitare loro depressione, hanno suscitato rabbia. Tale rabbia, però, non si è potuta esprimere in una protesta dichiarata, a causa della scarsa considerazione di queste donne. La rabbia, dunque, è stata inghiottita, rimanendo “indigerita” dentro di loro. Sono madri i cui bisogni sono stati trascurati, in particolare la necessità di dipendenza. Hanno imparato a bastarsi, affidandosi alle proprie risorse per sopravvivere. Prive di apprezzamento autentico nella famiglia di origine, legate a un marito come unica risorsa, emotivamente dipendono molto dalle sue capacità empatiche che, come è stato delineato precedentemente, si prospettano assai carenti.
Le caratteristiche appena delineate aiutano a comprendere meglio le dinamiche relazionali che vedono coinvolta la coppia coniugale, fondamentalmente caratterizzata da un rigido do ut des che, sommato a difficoltà esistenziali, innescano un processo di escalation sottilmente conflittuale di reciproca insoddisfazione. I percorsi di gestione di tale insoddisfazione possono essere diversi, ma il comun denominatore è che i coniugi non contemplono la rottura del legame di coppia. In un’epoca in cui l’instabilità del legame coniugale è relativamente frequente, è interessante, riscontrare, nella pratica clinica, quasi l’assenza di casi di separazione o di divorzio. Nonostante sia presente una quota elevata di insoddisfazione nel rapporto di coppia, si tratta di famiglie rigidamente inseparabili a causa, forse, del permanere nei coniugi di bisogni infantili inconsci di affidamento al partner. Bisogni che, pur rimanendo insoddisfatti parzialmente, minano in entrambi la spinta all’autonomia e all’esplorazione di nuovi legami. In queste famiglie, dunque, la crisi coniugale fatica ad esprimersi e ad essere esplicitamente vissuta.
| Bibliografia: | |||
| • | Selvini Palazzoli M. | L’anoressia mentale | Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006 |
Ti potrebbe interessare anche:
