Il disturbo specifico di apprendimento

Il Disturbo specifico di Apprendimento è una recente acquisizione nell’ambito delle situazioni pertinenti l’età evolutiva studiate per le proprie importanti implicazioni nella vita del bambino. Esistono secondo il DSM diversi tipi di disturbi di apprendimento: disturbo della lettura, (più comunemente detto dislessia), della scrittura (disgrafia e disortografia), e del calcolo (discalculia).

Per Disturbo Specifico di apprendimento si intende una condizione che in relazione all’età ed alla scolarizzazione del bambino, lo pone in netto svantaggio nella esecuzione di performance di lettura, calcolo o scrittura, secondo parametri ben precisi, rispetto al gruppo dei pari età.
Un bambino che presenta dislessia, fatica a leggere le comuni parole compiendo errori piuttosto specifici (esistono errori fonologici e non fonologici); compie conglutinazioni, omissioni, sostituzioni, integra il testo con parole somiglianti alla parola che dovrebbe leggere, utilizza perifrasi, cerca modi alternativi per risolvere il problema che gli si pone: ciò dimostra quanto i bambini dislessici disgrafici e discalculici siano molto spesso estremamente intelligenti e ampiamente dotati nelle performances di tipo prassico e non verbale, piuttosto che in quelle di tipo verbale.

Il Disturbo specifico di Apprendimento pone il problema del rischio di demotivare chi si sente di non potere competere alla pari degli altri in ambiente scolastico; perciò spesso è associato a manifestazioni comportamentali che indicano un bisogno di attenzione e di una migliore possibilità relazionale all’interno di scuola e famiglia.
Il trattamento di bambini dislessici, discalculici e disortografici tiene dunque conto di questi fattori: più è precoce, più ci sono possibilità di ottenere risultati apprezzabili. Esso è attuato mediante schede, software sotto forma di giochi che aiutino il bambino a discriminare tra le varie parole e non parole, momenti di sostegno, utilizzando strumenti didattici che possano essere più adeguati come il computer, gli schemi, al posto di lunghi brani, le immagini al posto delle parole, quando questo sia più efficace.
Non viene nemmeno trascurato l’aspetto relazionale del problema: la famiglia è aiutata a comprendere che non si tratta di bambini né “svogliati” né “ritardati” ma con caratteristiche specifiche tali da richiedere qualche accorgimento nell’organizzazione dei compiti.

Infine, per facilitare l’apprendimento delle relazioni sociali, vengono loro proposti training assertivi e gruppi in cui ognuno possa far valere le proprie competenze ed, a turni, esercitare la funzione di “persona esperta”. Questo permette di rinforzare la motivazione scolastica e di farli sentire appartenenti ad un gruppo.

a cura del Dott. Fabio Gherardelli, Reggio Emilia

Bibliografia:
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Novack G. Psicologia dello sviluppo: sistemi
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