Dietro al termine depressione possono celarsi realtà assai differenti. Si va dall’esperienza depressiva conseguente a un evento traumatico o ad una perdita, comune a quasi tutte le persone, e che può persino essere lo stimolo per un arricchimento interiore del soggetto, alla condizione devastante, insorta quasi senza apparente ragione, capace di alterare profondamente i ritmi biologici del soggetto e il senso della vita fino alla completa alienazione psicotica.
Per conoscere meglio questo disagio, così comune nella società moderna, è utile illustrare alcune caratteristiche della condizione depressa. In concreto, le caratteristiche principali che contraddistinguono la condizione depressa, sono quelle che seguono:
Compromissione dell’affettività: Si manifesta con sentimenti melanconici di tristezza, distacco, indifferenza affettiva. Frequentemente si osservano sbalzi dell’umore, ansia e incapacità a provare piacere o interesse nelle cose della vita.
Alterazione dei processi di pensiero: È caratterizzata da rallentamento, inibizione delle idee, disistima di sé e talora idee suicide. Molto spesso il paziente depresso è costantemente fissato su un unico pensiero, assai penoso e deprimente, da cui non riesce a distogliersi. Tale fissazione impedisce di concentrarsi su compiti nuovi e quindi rallenta i processi di apprendimento, di adattamento e di contatto con il mondo circostante.
Il comportamento depressivo è spesso caratterizzato, inoltre, da un certo livello di rallentamento motorio, (che si manifesta a livello mimico, gestuale), perdita degli interessi esistenziali (si manifesta con una diminuita partecipazione alla vita familiare e sociale, in genere fino alla perdita del proprio ruolo sia nella famiglia che nel lavoro). La condizione depressa induce, anzi costringe, chi ne è affetto a comportamenti abbastanza prevedibili e uniformi.
Il depresso sembra vivere in un mondo senza tempo, non esistono più i ricordi di momenti piacevoli del passato né prospettive o speranze di un evoluzione futura. Esistono forme di depressione in cui ad una predisposizione organica, si affianca un notevole disagio legato principalmente a fattori cognitivi e relazionali. In questi casi, un intervento integrato sulle emozioni, sulle cognizioni e sui comportamenti della persona appare adeguato.
L’obiettivo è quello di introdurre un piccolo cambiamento nel sistema complesso quale è la persona. Infatti dalla teoria dei sistemi ci deriva la nozione secondo cui all’interno di un sistema complesso basta alterare la minima componente affinché si inneschi una sovvertente reazione a catena. Basti pensare al ben noto “effetto Butterfly”: il semplice battito d’ali di una farfalla, se avviene in un determinato momento ed in un determinato spazio, può innescare una catena di retroazioni naturali che possono condurre fino ad un uragano.
Dotto con le parole di Occam “tutto ciò che può essere fatto con poco, invano viene fatto con molto.”.
| Bibliografia: | |||
| • | Erickson M. | La mia voce ti accompagnerà | Astrolabio 1983 |
| • | Gordon D., Meyers-Anderson M. | La psicoterapia ericksoniana | Astrolabio 1984 |
| • | Shibayama Z. | Un fiore non parla | Mondadori 1999 |
| • | Yapko D. | Rompere gli schemi della depressione | Ponte Alle Grazie 2002 |
| • | Dyer W.W. | Inventarsi la vita | Tea 2001 |
| • | Atti del Ciclo di Seminari | Le Psicoterapie brevi | Modena 2005 |
| • | Loriedo C., Nardone G., Watzlawick P., Zeig J.K. | Strategie e stratagemmi della psicoterapia | Franco Angeli 2002 |
| • | Schopenhauer A. | L’arte di conoscere se stessi | Adelphi 2003 |
| • | Sapolsky R. M. | Perché le zebre non si ammalano di ulcera? | McGraw-Hill 1999 |
| • | Bandler R., Grinder J. | I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickson | Astrolabio 1985 |
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