I fattori chiamati in causa nella genesi di questo tipo di vissuto sono riconducibili ad aspetti multiformi che interessano l’ambiente, il modo di farvi fronte, le risorse e le aspettative del bambino e di coloro che vivono con e attorno a lui.
Molto importante risulta quindi essere la fase di approfondimento delle cause associate all’insorgere di questo “modo di vivere nel mondo” che il bambino sceglie come strategia più economica e come messaggio da lanciare all’ambiente in cui egli si trova immerso. Va quindi verificato tutto quanto può essere legato ad una separazione brusca dal contesto familiare, ciò che il bambino sente come particolarmente giudicante, le relazioni con i pari, che soprattutto nell’età evolutiva avvengono all’interno dell’ambiente scolastico. Non è da tralasciare nemmeno un approfondimento della relazione tra bambino ed insegnanti e/o l’eventuale diagnosi differenziale con un disturbo specifico dell’apprendimento.
Il termine fobia scolare, se confrontato con altri tipi di fobie, assume una coloritura del tutto particolare: infatti, non esiste lo stimolo “scuola” al quale il bambino è esposto passivamente come se si trovasse di fronte ad un pericolo oggettivo: esiste però una sequenza di comportamento che il bambino utilizza per far fronte ad una situazione relazionale che egli sente come minacciosa per il proprio benessere.
Il trattamento della fobia scolare non può dunque prescindere sia da una presa di coscienza di ciò che ha favorito l’insorgere del problema, sia di una soluzione strategica che permetta una efficace soluzione del problema stesso e, di conseguenza una esperienza emozionale correttiva che, in quanto esperienza concreta, mette già il bambino in condizione di sentirsi concretamente “fuori dal problema”.
A ciò si aggiunge inoltre la possibilità di un training assertivo che rafforzi le competenze sociali del bambino e che lo aiuti ad esprimersi in maniera più adeguata e più libera. Ciò farà sì che l’ambiente scolastico non sia più qualcosa da evitare ma, al contrario, un luogo dove egli sia un protagonista responsabile.
a cura del Dott. Fabio Gherardelli, Reggio Emilia
| Bibliografia: | |||
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