I clinici definiscono la fobia come un evitamento sconvolgente mediato dalla paura e sproporzionato rispetto alla pericolosità reale di un oggetto o di una situazione particolare ed in effetti riconosciuto da colui che ne soffre come privo di fondamento.
Per esempio, quando le persone sono estremamente timorose delle altezze, degli spazi chiusi, dei serpenti o dei ragni (sempre che non vi sia alcun pericolo oggettivo ed il malessere avvertito sia tale da interferire significativamente con la loro vita), al comportamento di evitamento e di paura può adattarsi attendibilmente l’etichetta di fobia.
In effetti queste persone hanno la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura.
Questa strategia tesa a ridurre gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, in modo da far divenire il disagio sempre più impedente e limitante. Con le parole di Salvini, ognuno costruisce la realtà che poi subisce.
Ognuno di noi può costruirsi tale trappola, entrarci dentro e non essere più capace di uscirne da solo. Attraverso gli anni sono stati coniati termini complessi per denominare tali modelli di evitamento ingiustificato; ciascuno di essi è costituito dal suffisso fobia preceduto da una parola di origine greca che definisce l’oggetto o la situazione temuti. Il suffisso deriva dal nome del dio greco “Phobos”, che atterriva i suoi nemici.
Alcuni dei termini più noti sono: claustrofobia (paura degli spazi chiusi), agorafobia (paura di allontanarsi dai posti ritenuti “sicuri” e non paura degli spazi aperti o delle piazze come il termine agora, dal greco piazza delle assemblee o mercato, può fare pensare), acrofobia (paura delle altezze), aracnofobia (paura dei ragni), ergasiofobia (paura di scrivere davanti agli altri), pnigofobia (paura di soffocare), odontofobia (paura del dentista), ereutofobia (paura di arrossire in pubblico) ecc.. In confronto ad altri disagi le fobie sono relativamente comuni tra la popolazione generale. Con interventi mirati e quindi costruiti ad “hoc” per ogni fobia, questo disagio può essere superato in breve tempo.
a cura del Dott. Fabio Gherardelli, Reggio Emilia
| Bibliografia: | |||
| • | Rovetto F. | Non solo pillole | McGraw-Hill 1996 |
| • | Mosconi G. | Teoretica e pratica della psicoterapia ipnotica | Franco Angeli 1998 |
| • | O’Hanlon B., Mantechi C.J. | Dire Fare Cambiare | Franco Angeli 2005 |
| • | Atti del Ciclo di Seminari | Le Psicoterapie brevi | Modena 2005 |
| • | Lorenzini, Sassaroli S. | La paura della paura, un modello clinico delle fobie | La Nuova Italia 1987 |
| • | Sapolsky R. M. | Perché le zebre non si ammalano di ulcera? | McGraw-Hill 1999 |
| • | Nardone G. | Oltre i limiti della paura | Superbar 2000 |
| • | Nardone G. | Paura Panico Fobie | Ponte Alle Grazie 2003 |
| • | Tagore R. | Piccolo breviario per affrontare la paura | Gribaudi 1987 |
| • | Gordon D., Meyers-Anderson M. | La psicoterapia ericksoniana | Astrolabio 1984 |
| • | Loriedo C., Nardone G., Watzlawick P., Zeig J. K. | Strategie e stratagemmi della psicoterapia | Franco Angeli 2002 |
| • | Kandel E.R., Scharwtz J.H., Jessel T.M. | Principi di Neuroscienze | Ambrosiana 1994 |
| • | Bandler R., Grinder J. | Ipnosi e trasformazione | Astrolabio 1983 |
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salve io soffro da ben 23 anni ,da quando aspettavo la mia prima figlia,di una stupida paura (per gli altri)quella di attrversare gli spazi aperti specialmente se in quel posto non ci sono mai stata .sono stata anche in terapia ma senza nessun risultato , dicevano che dovevo riuscirci da sola ,ma io non ci riesco.vi ringrazio cordiali saluti