Un modello della genesi dell’ansia nella vita di tutti i giorni

Nel I secolo d.C. Epitteto, filosofo greco, scrisse: “Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che essi hanno delle cose”.

Diversi secoli dopo Shakespeare riformulò questo pensiero dicendo: “Non c’è niente di buono o cattivo; è il pensiero che lo rende tale”.

Sembrano concetti ovvi, verità con cui ognuno di noi convive, che ha fatto proprie. Non sempre è così.

Negli anni ’50 a New York è nata una scuola di psicoterapia che si è basata proprio su questi concetti come punto di partenza.

Questa scuola, fondata da Albert Ellis, ha posto come fulcro della propria teoria 11 idee, chiamate “irrazionali”.

Tutt’ora è uno degli approcci di terapia più validi ed interessanti.

Vediamo come funziona: il comportamento viene scomposto in tre fasi. A, B e C. A (Activating Event) evento scatenante, B (Beliefs) sistema di credenze, C (Consequences) conseguenze. Il punto centrale è proprio il modo in cui la persona interpreta l’evento attivante che determinerà poi le conseguenze. Come diceva Epitteto, è l’opinione che la persona si fa.

La rigidità di alcune idee con cui si interpretano gli eventi può  portare a comportamenti patologici.

Due esempi: alcune persone ritengono di dover sempre riuscire con successo in quello che fanno. Essendo un’aspettativa irrazionale può col tempo portare a depressione o a problemi di ansia. Altre persone pensano che gli altri debbano sempre comportarsi bene ed in modo corretto nei loro confronti. Questo spesso porta a sensazioni di rabbia, di risentimento e violenza.

Albert Ellis durante gli anni di clinica e di ricerca, ha evidenziato 11 idee irrazionali che più comunemente determinano patologia. Queste 11 idee sono alla base di  comportamenti che a lungo termine condizionano in modo negativo la vita delle persone.

Vediamole nel dettaglio:

  • Idea Irrazionale numero uno: un adulto deve essere amato e approvato da quasi tutti in quasi tutto ciò che fa.

Dietro questa idea c’è il bisogno irrazionale di dover essere approvati da tutti. Di dover piacere a tutte le persone che conosciamo o addirittura che non conosciamo. È chiaramente irrazionale ed impossibile, perché non potremo mai andare d’accordo con tutti. Questa eccessiva pretesa viene inevitabilmente accompagnata da un grado notevole di ansia e all’estremo di depressione per il costante fallimento dell’obiettivo. In realtà spesso veniamo apprezzati per qualche cosa che facciamo, mai in toto “per noi stessi”. Bisognerebbe rendersi conto che il vero rispetto di noi stessi non deriva mai dall’approvazione degli altri, ma dall’accettarsi e dal seguire i nostri personali interessi.

  • Idea Irrazionale numero due: bisogna essere totalmente esperti, adatti ed efficienti sotto ogni aspetto possibile.

Nella nostra società, forse più che in qualunque altra, molti sono convinti che se non eccellono sotto ogni possibile aspetto, non valgono niente. Il dovere sempre raggiungere la perfezione spesso si scontra con l’impossibilità. Se questo dovere è forte inevitabilmente porterà a sensazioni di costante insuccesso. Spesso è più razionale accettare i propri limiti e dedicarsi con coraggio alle attività più vicine ai nostri interessi.

  • Idea Irrazionale numero tre: certe persone sono cattive, malvagie, vili o inferiori e devono essere severamente castigate o accusate per i loro difetti, peccati o cattive azioni.

Molte persone si sconvolgono, si arrabbiano, si ammalano e diventano vendicative perché sono convinte che alcuni individui siano infami, e che il solo modo di agire consiste nel condannarli e punirli. L’uomo è un animale decisamente soggetto ad errori. È’ irrealistico presumere che non sbagli mai e condannarlo perché non risponde pienamente alle nostre aspettative. La condanna, l’ostilità e la rabbia restano comunque le cause più determinanti e gravi della maggior parte dei disturbi emotivi.

  • Idea Irrazionale numero quattro: è terribile, orrendo e catastrofico che le cose non vadano nel modo che uno vorrebbe che andassero.

È sbalorditivo quanti milioni di abitanti del nostro pianeta siano terribilmente sconvolti e infelici se le cose non vanno come loro vorrebbero, ovvero se il mondo è quello che è. È’ normale che si sentano frustrati quando non ottengono ciò che desiderano, ma che siano profondamente e a lungo depressi o arrabbiati perché sono frustrati è del tutto illogico e a lungo termine dannoso. Lasciarci turbare in modo permanente o esagerato da una serie di circostanze, raramente aiuta a cambiare in meglio e risolvere i problemi. Ancora una volta è l’atteggiamento che mettiamo in atto di fronte alla frustrazione che ci permetterà di vivere meglio e di reagire in modo adeguato e costruttivo.

  • Idea Irrazionale numero cinque: la disgrazia umana ha cause esterne e l’individuo non è in grado di controllare le sue angosce o di liberarsi dei sentimenti negativi.

Tutti sembrano credere che siano gli altri oppure gli eventi a renderli infelici e che, se queste forze esterne fossero diverse, essi non starebbero tanto male. Non sono mai le parole o i gesti degli altri a farci del male, ma i nostri atteggiamenti e le nostre reazioni verso questi simboli. Ancora una volta siamo noi a stabilire in che modo alcuni eventi, o compiti che dobbiamo svolgere, possono condizionare in modo negativo la nostra quotidianità. La percezione di dover assolutamente fare qualcosa, “altrimenti sarà una tragedia”, può farci percepire in modo errato la situazione determinando problemi di comportamento a causa dell’interpretazione irrazionale.

Il presupposto da cui parte Ellis è che, se noi riusciamo a pensare in modo razionale, la forza traumatica di qualunque evento si svuota del suo potenziale ansiogeno. Infatti varie forme di disagio psicologico ed emotivo non vengono determinate dalle caratteristiche dell’evento attivante in sé, ma dai pensieri, spesso distorti e irrazionali, per mezzo dei quali lo interpretiamo e gli assegniamo un significato esageratamente disturbante. La terapia si pone l’obiettivo di aiutare le persone a valutare in modo diverso alcuni dei pensieri e delle interpretazioni la cui rigidità è causa di disturbi di tipo psicologico anche gravi. Ellis completa la descrizione della sua terapia aggiungendo all’analisi ABC, DF, lettere che indicano come attraverso la discussione delle credenze irrazionali si possa arrivare ad un diverso approccio filosofico dei valori che sono in gioco nella vita di ognuno di noi.
A volte le idee irrazionali sembrano pensieri semplici, comuni; in realtà se diventano dei pensieri guida per una persona sono una delle fonti principali di comportamenti disadattivi e quindi di disturbi di tipo psicologico. Come avevo precedentemente evidenziato è la rigidità di alcune idee con cui si interpretano gli eventi che può  portare a comportamenti patologici.

Quando interpretiamo queste idee come dei doveri assoluti, affidando loro un significato al di sopra di ogni altro. Leggendo sembra un meccanismo molto estremo, in realtà è un processo estremamente comune. Un esempio: quanti di noi attribuiscono un’eccessiva importanza a quello che pensano gli altri?

Nel precedente articolo abbiamo discusso le prime cinque idee irrazionali della teoria di Albert Ellis, è mio proposito per questo articolo sviluppare le restanti, ed eventualmente nei successivi analizzare alcune proposte o richieste che mi sono arrivate o che mi arriveranno in seguito.

Nella pratica della REBT di Ellis il primo  passo è l’identificazione delle convinzioni irrazionali e di conseguenza un altro passo importante è il presentare “alternative più razionali” e meno autodistruttive che possano sostituire i modelli di pensiero irrazionale. La prima fase si porta a compimento attraverso lo scambio verbale tra paziente e terapeuta. Il paziente riferirà l’emozione e/o il comportamento problematico – li chiamiamo Conseguenze Emozionali o Comportamentali  – e le situazioni, eventi, fatti o persone in presenza dei quali accadono – chiamiamo ciò Antecedenti Ambientali o irrazionali.

Ritorniamo all’identificazione delle idee irrazionali di base:

  • Idea Irrazionale numero sei: se qualcosa è o può essere pericoloso o temibile, l’individuo deve preoccuparsene moltissimo e deve sentirsi sconvolto.

Sembra che molte persone credano in modo ostinato che se si trovano in pericolo o se c’è l’eventualità che possa capitare loro qualcosa debbano continuare a pensarci e preoccuparsi per quel pericolo reale o potenziale che sia. Anche questa idea del doversi assolutamente preoccupare spesso invece di portare alla risoluzione del problema complica infinitamente le cose. L’ansia intensa per la possibilità che si verifichi un pericolo reale il più delle volte ci rende incapaci di affrontarlo validamente quando succede realmente. Preoccuparci oltremodo non solo non impedisce nella maggioranza dei casi che il fatto succeda, ma spesso contribuisce a determinarlo. Per esempio l’ansia eccessiva di essere coinvolti in un incidente automobilistico può, in realtà, renderci talmente nervosi che finiamo per tamponare qualcuno o andare fuori strada. Esaminare seriamente i veri pericoli presentati dalle cose che si temono e vedere quali sono realmente le probabilità che accadano o che, se accadono, producano conseguenze spaventose o terribili, è probabilmente una strategia meno ansiogena e più efficace, insieme ad accettare certi pericoli e rischi inevitabili che accompagnano l’esistenza quotidiana.

  • Idea Irrazionale numero sette: è più facile sfuggire a molte difficoltà e responsabilità della vita che mettere in pratica forme di autodisciplina più soddisfacenti.

La fiducia in sé stessi nasce, in ultima analisi,  solo dal fare qualcosa, e praticamente mai dal rifiuto di agire. La vita, in fondo, è attività, movimento, esperienza, creatività; e gli esseri umani si lasciano sfuggire tantissime soddisfazioni quando concentrano i loro sforzi sull’evitamento dei problemi difficili e stimolanti della vita.

  • Idea Irrazionale numero otto: dobbiamo dipendere dagli altri e abbiamo bisogno di qualcuno più forte di noi su cui contare.

Più contiamo sugli altri per farci guidare e aiutare, meno tendiamo ad agire da soli e, di conseguenza, ad imparare. Questo significa che più siamo dipendenti, più siamo inclini a divenirlo ancora di più. La dipendenza conduce, con un circolo vizioso, a una sempre minore fiducia in noi stessi e ad una maggiore ansia. Essa costituisce la ricerca senza fine di un senso di autostima e sicurezza introvabili in questo modo. Probabilmente è molto più efficace una filosofia di base dove è meglio correre i rischi e commettere errori per propria scelta, che vendersi l’anima per “l’aiuto” non necessario degli altri.

  • Idea Irrazionale numero nove: il passato è di assoluta importanza; se una volta qualcosa ha danneggiato la vita di qualcuno, continuerà a farlo indefinitamente.

La cosiddetta influenza del passato può essere adoperata come ottima scusa per non cambiare le nostre cattive abitudini. L’uso del passato quale scusa per non risolvere i problemi attuali spesso conduce ai peggiori circoli viziosi dei disturbi emotivi. In realtà il passato è importante ma non è assolutamente vincolante. Il presente sarà il passato di domani, ed il lavorare per cambiarlo può rendere il futuro significativamente diverso. Un modo efficace è quello di non prendersela con tutto il passato, ma di individuare quelle influenze o convinzioni che ancora oggi sono chiaramente dannose e metterle in discussione, lavorandoci.

  • Idea Irrazionale numero dieci: ci si deve infastidire moltissimo per i problemi e i turbamenti degli altri.

Sconvolgerci per il comportamento degli altri significa che pensiamo di avere un notevole potere su di loro e che il nostro turbamento migliorerà magicamente il loro modo di agire. Sconvolgerci per il modo di agire degli altri spesso contribuisce a distoglierci da quella che dovrebbe essere una delle nostre principali preoccupazioni: il modo in cui noi ci comportiamo e le cose che facciamo noi. Ruminare su quanto sia orribile il comportamento degli altri può essere spesso una buona scusa per non affrontare i nostri stessi problemi. In realtà sarebbe più utile e salutare considerare il comportamento non solo dal nostro punto di vista e preoccuparci quando pensiamo di essere in grado di aiutare.

  • Idea Irrazionale numero undici: c’è sempre una soluzione giusta, esatta e perfetta per tutti i problemi umani, ed è una catastrofe se non la si trova.

La ricerca di certezze può soltanto creare false aspettative e conseguente ansia ad esse associata, una delle cose sensate da fare è accettare la realtà, gradevole o sgradevole, senza mai dirci che dobbiamo conoscerla o controllarla completamente, o che dobbiamo trovare soluzioni perfette per tutti i problemi che comporta.

Concludo queste brevi note sulla teoria di Albert Ellis ridando la parola ad Amleto con cui avevo iniziato:

Non c’è niente di buono o cattivo; è il pensiero che lo rende tale”.

Bibliografia:
Beck A. T., Emery G. L’ansia e le fobie. Astrolabio, 1985
Beck A. T. Cognitive Therapy and emotional disorder. Meridian, 1979
Beck A. T., Clark D.A. Teoria e terapia cognitiva della depressione. Masson, 2001
Beck A. T., Rush A.J. Cognitive Terapy of depression. The Guilford Press, 1979
Clark D.M. A cognitive Approach to Panic Behavior Research and Therapy
Clark D.M., Salkovskis P.M. Cognitive Therapy for panic attacks: Therapist’s manual. Dep. Of Psychiatry University of Oxford, 1987
Dobson K. S. Psicoterapia cognitivo comportamentale. McGraw Hill, 2002

Ti potrebbe interessare anche:

  1. Un modello cognitivo dei disturbi d’ansia
  2. Le tecniche comportamentali nella terapia della depressione
  3. Non devono accorgersi della mia ansia: vergognarsi della propria vergogna
  4. I sintomi dell’ansia sociale
  5. Panico, Agorafobia e vita di coppia

2 comments to Un modello della genesi dell’ansia nella vita di tutti i giorni

Leave a Reply

 

 

 

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>