Viviamo in una società in cui l’eccesso è la norma. Questo vale per svariati aspetti della vita, una vita che per adattarsi ai tempi dettati dalla società è diventata frenetica, lontana dai ritmi naturali che hanno accompagnato l’uomo fin dalle sue origini. Viviamo in un epoca dominata dal consumismo. Ottenebrata dalla ossessiva ricerca del nuovo, dalla rincorsa al successo che deve essere raggiunto sempre più velocemente. Il benessere ha prodotto abbondanza, ha impigrito i corpi delle persone e ha avuto un effetto pernicioso sulle abitudini alimentari. Nonostante le campagne informative da parte dei governi, nei paesi avanzati dell’emisfero Nord del paese, un fenomeno sempre più frequente sta raggiungendo livelli preoccupanti.
Secondo uno studio Istat del 2007 circa un terzo dei bambini italiani dai 6 ai 13 anni è sovrappeso.
Tra i numerosi danni che la condizione di obesità determinerebbe sull’organismo un aspetto che fino ad ora rimaneva per lo più sconosciuto a molti è il rapporto tra eccesso di peso e degenerazioni cerebrali. Uno studio recente, effettuato da Paul Thompson e apparso su “Human Brain Mapping”, ha per la prima volta stabilito un nesso tra il sovrappeso e la possibilità di incorrere in degenerazioni cerebrali. L’esperto di neuroimaging studiando le immagine di 94 settantenni di cui erano noti l’indice di massa corporea e lo stato cognitivo ha scoperto, in particolare negli obesi, una perdita di tessuto cerebrale nei lobi frontale e temporale. Tali aree del cervello, come sappiamo, sono deputate alla pianificazione e ai processi mnemonici. Degenerazioni in queste aree esporrebbero ad un maggiore rischio di sviluppare Alzheimer e altre malattie neurodegenerative.
Secondo i ricercatori, il cervello di una persona obesa dimostrerebbe 16 anni di più di quello di un coetaneo normopeso mentre quello di una persona sovrappeso ne dimostrerebbe 8 di più.
Parallelamente, risultati di un altro studio dell’Università di Oxford, condotto su topi sottoposti a una dieta costituita da soli alimenti ricchi di grassi, hanno evidenziato un grave danno alla memoria a breve termine nelle cavie che si è manifestato in tempi relativamente brevi. I topi nutriti con molti grassi evidenziavano anche meno prontezza di riflessi rispetto agli altri.
La cucina troppo ricca di grassi, quindi, non si limiterebbe a farci aumentare di peso e ad ostruire le nostre povere arterie, ma potrebbe anche renderci meno intelligenti corrompendo la nostra memoria e i nostri riflessi.
| Bibliografia: | |||
| • | Gabaglio L. | Obesi a rischio Alzheimer | Mente e cervello N°58 – anno VII, Roma, Ottobre 2009 |
| • | Pisani S. | Alimentazione e memoria | Mente e cervello N°58 – anno VII, Roma, Ottobre 2009 |
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