L’agorafobia è uno dei più diffusi e invalidanti disturbi d’ansia. È caratterizzata da un ampio numero di sintomi e paure relative all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi. I luoghi più temuti sono quelli pubblici: negozi, uffici, banche, mezzi di trasporto, cinema, ecc. La paura non riguarda solo il luogo di per sé, ma anche la possibilità di rimanervi intrappolato a causa di un impedimento concreto (per esempio un imbottigliamento nel traffico, un ascensore bloccato) o di un impedimento soggettivo e personale, come per esempio l’imbarazzo che si proverebbe nel doversi allontanare durante lo svolgimento di una cerimonia importante.
Altra caratteristica saliente dell’agorafobia, e dell’ansia in genere, è che le situazioni che evocano paura vengono evitate, oppure affrontate ma con molto disagio o solo con la presenza di una persona rassicurante, quale un familiare, il coniuge, un amico. La persona con agorafobia traccia una suddivisione abbastanza netta zone sicure e zone pericolose. Le prime sono tali perché vicine alla propria casa o a una persona o luoghi rassicuranti, quali il pronto soccorso. La vita di un agorafobico può subire limitazioni imponenti, costringendo il soggetto ad abbandonare il lavoro o a frustranti restringimenti dell’autonomia personale. Il soggetto riduce i suoi spostamenti e richiede di essere accompagnato quando deve lasciare la propria abitazione.
Di solito l’agorafobia si sviluppa in seguito ad uno o più attacchi di panico, che inducono la persona a temere alcune situazioni, come lo stare fuori casa da soli, la folla, guidare, ecc. La percentuale di donne che soffrono di attacchi di panico con agorafobia è 3 volte maggiore rispetto a quella degli uomini.
La principale conseguenza dell’agorafobia e del panico riguarda la qualità della vita di chi ne soffre. Queste persone non hanno la possibilità di avere una vita serena perché progressivamente evitano un gran numero di situazioni che creano loro disagio. Ci sono conseguenze dannose anche per i rapporti interpersonali (amicizie, legami sentimentali, relazioni professionali).
La vita affettiva e sessuale degli agorafobici
Secondo le teorie cognitive (Bara, 1996, Lorenzini e Sassaroli, 1993, Guidano, 1988) lo stile affettivo degli agorafobici è caratterizzato dal tentativo di avere sempre a disposizione una figura di riferimento affettivo, evitando però un coinvolgimento emotivo stabile e definito. Questo bisogno porta verso il piacere del corteggiamento e del sempre nuovo. D’altro canto tendono ad avere un controllo eccessivo nei rapporti sessuali perché suscitano emozioni intense e dirompenti, che scatenano ansia. Spesso hanno molte conoscenze ma poco profonde, per fuggire dal senso di costrizione che una relazione stabile può causare. Gli uomini possono mettere in atto atteggiamenti seduttivi per collezionare flirt, le donne, invece, hanno relazioni con partner che non vogliono o non possono impegnarsi affettivamente, per esempio uomini più vecchi o già sposati. Le persone che provano ansia di tipo agorafobico hanno la tendenza a concentrarsi soprattutto sugli aspetti formali e immediati della relazione, per avere un controllo su se stessi e sugli altri, ma di conseguenza non possono vivere tutte le sfumature e le dinamiche dei legami affettivi. La persona con agorafobia cerca di evitare tutte le emozioni che possono esprimere dipendenza dagli altri ed ha difficoltà a riconoscere che si sta coinvolgendo emotivamente. Il desiderio e l’attrazione fisica possono essere ben tollerati e gestiti, ma l’innamoramento può creare ambivalenza e ansia perché comporta emozioni di coinvolgimento in una relazione esclusiva. L’innamoramento è voluto e temuto allo stesso tempo: lo si desidera per il bisogno di protezione ma lo si teme per il senso di costrizione che comporta.
Il partner è scelto in base alla possibilità di controllare le proprie emozioni nei suoi confronti. Le persone con panico e agorafobia, a volte, non apprezzano e amano l’altro in modo completo e profondo, anzi spesso scelgono un compagno che avvertono come inferiore, dal punto di vista sociale, culturale o economico. Per esempio, l’uomo può scegliere una partner giovane perché ha meno esperienza sessuale e l’eventuale sua verginità è una garanzia di controllo sul suo passato. Spesso c’è difficoltà ad accettare il matrimonio perché costituisce un vincolo molto definito.
Le donne agorafobiche possono avere difficoltà di orgasmo perché percepiscono il rapporto sessuale e le relative emozioni come pericolosi perché indicano un coinvolgimento. Evitano l’orgasmo per paura di perdere il controllo interno e per paura di svenire.
Agorafobia e matrimonio
In letteratura si possono individuare almeno quattro modelli che prendono in considerazione la possibile relazione tra matrimonio e disturbo di panico con agorafobia.
- Per alcuni autori il partner di una persona agorafobica è egli stesso affetto da disagi psicologici e ottiene dei vantaggi dal suo ruolo di figura protettrice nei confronti del paziente designato. Di conseguenza, il partner non agorafobico può sentirsi minacciato dall’aumento di autonomia e dai miglioramenti del coniuge, mentre il mantenimento dei sintomi scongiura tale eventualità;
- Per altri autori, entrambe i coniugi ottengono dei vantaggi dai sintomi agorafobici. Per esempio, una donna agorafobica e dipendente può cercare protezione da un marito dominante, che si sentirà appagato nel prendersi cura di lei.È facile intuire che anche una diminuzione dei sintomi e il relativo aumento di autonomia del paziente sarà avvertito come una minaccia dall’altro coniuge, in quanto viene meno il suo ruolo dominante;
- Per altri autori l’agorafobia può servire, nel breve periodo a ridurre il conflitto. La prima comparsa dei sintomi agorafobici può avvenire in un clima conflittuale, soprattutto a livello interpersonale. L’agorafobico, da un lato sente la spinta verso l’indipendenza e l’autonomia dall’altro lato deve combattere con la percezione che non sarebbe mai in grado di vivere da solo. È difficile uscire da questo conflitto perché il partner garantisce la sicurezza e perché si attiva un forte senso di colpa all’idea di lasciarlo;
- L’ultimo modello suggerisce che i problemi relazionali dei soggetti agorafobici sono dovuti all’agorafobia stessa. Secondo alcuni autori, la tensione che si può sviluppare nelle relazioni intime a causa della dipendenza della persona con agorafobia, può essere provocata dalla depressione o dall’ansia che spesso accompagnano il disturbo. Secondo questo modello, quindi, i problemi interpersonali e le difficoltà coniugali dovrebbero diminuire con il diminuire dei sintomi agorafobici.
Annalisa Carletti
| Bibliografia: | |||
| • | Guidano V.F. | La complessità del sé | Torino, Bollati Boringhieri, 1988 |
| • | Sanavio E. | Psicoterapia cognitiva e comportamentale | Roma, Carocci, 1991 |
| • | Sassaroli S., Lorenzini R. | L’uomo nero | Roma, Nuova Italia Scientifica, 1993 |
| • | Liotti G. | La dimensione interpersonale della coscienza | Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1994 |
| • | Rovetto F. | Panico | Milano, McGraw-Hill, 2003 |
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