Paure ed ansie dei bambini

Sono molti i bambini che manifestano paure e ansie. Ci sono bambini che si disperano e fanno scenate di pianto quando giunge il momento di andare a scuola. Altri che si rifiutano di separarsi anche per pochi minuti dalla mamma. Altri ancora che evitano a tutti i costi di partecipare a giochi di gruppo, a feste o a luoghi in cui sono presenti altri bambini. Sono tanti anche i bambini che provano paura nei confronti di uno specifico oggetto o situazione, per esempio il buio, gli animali, i temporali, gli ospedali…Spesso i genitori si allarmano e si interrogano quando si rendono conto che il figlio mostra questi segnali. Le domande più frequenti sono: “Qual è la causa dell’ansia del bambino?”, “La paura passerà spontaneamente?”, “E’ colpa mia?”, “Cosa possiamo fare per nostro figlio?”.

È importante sottolineare che ogni fascia di età, a partire dai primi mesi di vita fino all’età adolescenziale, è caratterizzata da paure tipiche. Per esempio, intorno ai 6 mesi di vita è comune la paura nei confronti degli estranei. A 1 o 2 anni è frequente la paura degli animali, con terrori notturni. Intorno ai 4 o 5 anni può comparire la paura del buio, dei ladri, dei fantasmi. Nei primi anni delle scuole elementari le ansie possono riguardare l’allontanamento dai genitori, i brutti voti, perdersi, l’andare a scuola, il rimanere da soli di notte. Verso gli 8 o 9 anni il bambino può temere gli insuccessi scolastici, il rifiuto da parte dei compagni, gli eventi catastrofici, la violenza.

E anche importante distinguere tra “paura” e “ansia“. La prima è una reazione emotiva che proviamo di fronte ad un vero pericolo, la seconda è una reazione scatenata da situazioni od oggetti che dal punto di vista obiettivo e razionale non sono pericolosi, ma che vengono percepiti come tali.

Le cause

Sono diversi i fattori che contribuiscono all’insorgere di una paura, sia nei bambini che negli adulti: la predisposizione biologica, le esperienze vissute, l’educazione ricevuta, i modelli di riferimento. Questi elementi si influenzano a vicenda. Ci sono bambini che nascono con un temperamento tendenzialmente ansioso, mostrando irritabilità, sonno irregolare fin dai primi giorni di vita. I figli di genitori ansiosi hanno più probabilità di manifestare ansia. Ciò non è dovuto solo agli aspetti genetici, ma anche allo stile educativo esercitato in famiglia. Un genitore che ripete spesso “Prima o poi ti farai male”, oppure “Stai attento perchè è pericoloso..”, trasmette, inavvertitamente e in buona fede, l’idea che il mondo e l’ambiente circostante sono pericolosi e che la minaccia è sempre incombente. I bambini hanno bisogno di modelli di riferimento per poter imparare e interpretare il mondo che li circonda e se un bambino avverte la paura negli occhi o nella voce del genitore, proverà la stessa emozione. Un genitore apprensivo, tende, in modo inconsapevole, ad incentivare la paura innata del bambino. Questo non significa che i genitori hanno colpe perchè il loro atteggiamento è dettato dal voler risparmiare al bambino esperienze spiacevoli e traumatiche. Alcune paure possono dipendere direttamente da esperienze spiacevoli, realmente vissute dal bambino. L’oggetto o la situazione che ha scatenato la paura condiziona le reazioni emotive del bambino, che tenderà a provare ansia tutte le volte che si troverà in circostanze simili. Ci sono anche paure che non dipendono da veri e propri pericoli, per esempio la paura degli estranei, del buio, degli animali domestici. Spesso i genitori,nel cercare di far superare la paura al bambino, utilizzano, in buona fede, frasi che in realtà hanno un effetto controproducente e che possono avere un effetto negativo sull’autostima.

Le frasi tipiche sono:

  • “Non devi avere paura”;
  • “Un bambino grande come te non ha paura di queste cose”;
  • “Se fai il cattivo lo dico all’uomo nero”;
  • “Aspetta che torni a casa papà, poi vedrai”;
  • “Se continui a fare così mi fai morire”;
  • “Se non fai il bravo vai in collegio;
  • “Stai attento, è pericoloso …”.

È bene cercare di trattenersi dal dire queste frasi, perchè  invece di tranquillizzare o spronare il bambino, incentivano la sua paura. Inoltre non insegnano al bambino un modo concreto per superare le difficoltà. È importante ricordare anche che quando i bambini (ma anche gli adulti), provano un disagio, hanno più bisogno di vicinanza emotiva che di compassione o di minaccia.

Come si manifesta l’ansia

L’ansia coinvolge tre fattori, ognuno dei quali produce sintomi specifici: il fattore fisiologico, quello comportamentale e quello cognitivo. Quando si avverte ansia o paura, il nostro organismo reagisce in modo rapido, a causa dell’attivazione del sistema nervoso autonomo. I sintomi principali sono il batticuore, la sudorazione, i tremori agli arti, i disturbi gastrointestinali, il rossore del viso, il respiro affannoso, il bisogno urgente di urinare. Tutti questi sintomi sono una normale reazione che il nostro corpo mette in atto di fronte ad un pericolo. Nel caso dell’ansia il pericolo non esiste oppure è ingigantito, ma il nostro organismo reagisce come se fosse reale. Quando si avverte una paura, si attivano anche dei comportamenti che servono per abbassare la paura stessa. Di solito il bambino cerca di fare il possibile per evitare o fuggire dalle situazioni che gli provocano paura. Per esempio può fare scenate di pianto quando arriva il momento di andare a scuola. Se non è possibile evitare la situazione, il bambino mette in atto alcuni comportamenti che hanno lo scopo di diminuire la paura: piangere, succhiarsi il dito, mangiarsi le unghie, stare avvinghiato al genitore, ammutolirsi. Il fattore cognitivo riguarda tutti quei pensieri del bambino che alimentano l’ansia. Per esempio: “ Se salgo di nuovo sulla bici potrei cadere di nuovo”, “ Se mi addormento potrei non svegliarmi più”, “E’ bruttissimo prendere un brutto voto”.  Sono infiniti i pensieri che possono alimentare l’ansia. La maggior parte riguardano una aspettativa negativa per il futuro e un vedere in modo catastrofico degli eventi che sono solo leggermente negativi.

Quando intervenire

Non sempre è immediato capire se le paure dei bambini sono una manifestazione normale e transitoria, legata all’età o se sono un vero problema. Questa difficoltà è incrementata anche dal fatto che a volte i bambini tendono a nascondere le loro difficoltà. Inoltre, i bambini molto piccoli non riescono a distinguere tra mondo reale e mondo immaginato e di conseguenza non sanno se una situazione è obiettivamente pericolosa oppure no. Per stabilire se il comportamento del bambino è un normale processo evolutivo o un segnale di una vera difficoltà, bisogna prendere in considerazione diversi parametri relativi all’ansia: l’intensità, la frequenza, la durata e il grado di disagio che provoca. Se a causa della paura il bambino subisce una forte compromissione della vita sociale o scolastica, (si rifiuta di andare a scuola, limita i rapporti di gruppo, perde le amicizie, ha un peggioramento scolastico) o se ha reazioni fisiche ed emotive molto intense e frequenti (pianto, disperazione, vomito, batticuore, tremori, disturbi gastrointestinali, bisogno urgente di fare pipì), è bene prendere in considerazione l’ipotesi di un intervento psicologico mirato e specialistico.

Annalisa Carletti

Bibliografia:
L. Zucaro Vincere le paure dei bambini
M. Sunderland Aiutare i bambini che hanno paura
C. Pascoletti Come fare il genitore
J.U. Rogge Quando i bambini hanno paura
M. Stiefenhofer Brr..Che bello spavento

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