L’emozione può essere intesa come un esperienza che produce sentimenti o affetti (ad es. mi sento contento), provoca delle modificazioni fisiologiche (es. aumento battiti del cuore), è accompagnata da attivazioni cognitive (come la valutazione degli stimoli esterni) ed ha delle conseguenze a livello comportamentale.
L’esperienza emotiva è quindi il prodotto dell’interazione di processi sensoriali e periferici (le modificazioni corporee correlate alle emozioni) e di processi cognitivo-superiori (mediati dalla corteccia).
Il ruolo delle componenti fisiologiche periferiche e centrali nell’esperienza delle emozioni è stato esaminato da una serie di modelli teorici di riferimento.
Possiamo distinguere tre filoni di analisi.
Un approccio periferico, che enfatizza il ruolo delle strutture autonomiche e viscerali, un approccio centrale, che evidenzia il contributo delle strutture centrali corticali e sottocorticali ed un ultimo che riguarda le componenti cognitive che mediano l’esperienza emotiva.
Secondo la teoria periferica di James-Lange (1885) l’emozione non sarebbe altro che la rilevazione cosciente delle modificazioni periferiche, deriverebbe quindi dalla valutazione consapevole di quanto accade nel nostro organismo. La sequenza che descrive un emozione non è quella del senso comune, e cioè: “percepisco un evento, ciò produce un effetto mentale chiamato emozione e questa provoca delle conseguenze sull’organismo”, ma piuttosto il contrario. Sono le modificazioni fisiologiche delle strutture periferiche (ad esempio aumento frequenza cardiaca, della pressione..) in conseguenza dell’evento, che determinano l’esperienza emotiva. Secondo James, le modificazioni viscerali e somatiche sono proprio un dato essenziale, ciò che rende emotiva la percezione di uno stimolo che diversamente sarebbe una semplice constatazione cognitiva del tipo: c’è un orso, è opportuno che inizi a correre.
Il primo studioso che si oppose al modello di James-Lange fu Cannon (1927) che sulla base di dati sperimentali sosteneva che il comportamento emotivo non subisce modificazioni anche quando viene interrotta la comunicazione tra i visceri e il sistema nervoso centrale. La teoria di Cannon viene anche definita teoria talamica poiché sposta la sede del’emozione a livello neurofisiologico attribuendo al talamo un ruolo essenziale. Secondo Cannon e Bard sia le vie corticali che le vie sottocorticali, hanno un ruolo primario nella mediazione dell’esperienza emotiva. Talamo ed ipotalamo rappresentano i centri di controllo delle azioni motorie che includono, a loro volta, cambiamenti nel sistema periferico. L’informazione di feed-back provenienti dalle aree periferiche inviano alla corteccia output per l’elaborazione dello stato emotivo.
Secondo l’approccio cognitivo-attivazionale di Schacther e Singer (1962), un emozione comporta la percezione di uno stato di attivazione dell’organismo (o aurosal indifferenziato, poiché non specifico per le varie emozioni), un processo cognitivo che attui un’interpretazione della situazione e una valutazione dell’aurousal che specifica l’entità dell’emozione quindi del proprio stato emotivo. In questo caso le emozioni sono considerate veri e propri mediatori tra mondo esterno e mondo interno.
In tempi più recenti, l’esperienza emotiva è stata considerata come il risultato dell’interazione di fattori periferici e centrali. Leventhal, Scherer (1987) ed in seguito Damasio (2000) affermano che il processo di valutazione dello stimolo e della situazione emotiva avrebbe origine a partire da specifiche attivazioni fisiologiche e grazie alla presenza di programmi neuromotori innati. Secondo questo modello, alla base dell’esperienza emotiva ci sono un insieme innato di programmi neuromotori, ma affinché essa abbia luogo sono necessari meccanismi cognitivi in grado di valutare l’entità dello stimolo che possano così supportare le risposte comportamentali del soggetto.
Le strutture anatomiche che sono più strettamente implicate nella comprensione e nella produzione dei comportamenti emotivi sono situate in una recondita zona del cervello chiamata sistema limbico.
Tra i principali modelli che hanno riconosciuto un importanza essenziale del sistema limbico ed in particolare dell’amigdala nel determinare l’esperienza emotiva troviamo quello di LeDoux (1998). Si ricorda che l’amigdala costituisce un punto di raccordo tra il sistema nervoso centrale e quello periferico. Essa ha importanti funzioni nella comprensione e valutazione della situazione emotiva.
Come afferma Ledoux l’amigdala è come un mozzo nella ruota. Riceve informazioni rozze provenienti dal talamo sugli stimoli esterni (strada bassa), informazioni di livello superiore dalla corteccia e informazioni ancora superiori dai sensi riguardo la situazione generale dall’ippocampo. Attraverso queste connessioni è in grado di elaborare l’importanza emotiva di stimoli individuali o di situazioni complesse.
Le informazioni esterne arrivano all’amigdala attraverso due percorsi differenti. Una via talamica (talamo-amigdala) ed una via corticale (talamo-corteccia-amigdala).
La via talamica, definita anche strada bassa, fornisce solo informazioni sommarie sullo stimolo, ma in modo veloce e tempestivo, il che permette all’organismo di fornire una risposta immediata e quindi di far fronte a stimoli potenzialmente pericolosi prima di sapere cosa in realtà siano. Questo percorso è molto utile nelle situazioni pericolose. I meccanismi sottostanti a questo primo processo di valutazione e risposta allo stimolo sono supportati da veri e propri programmi neuromotori innati, deputati alla produzione di reazioni emotive primarie o di base. Ledoux ipotizza che il percorso talamico verso l’amigdala abbia un importante significato a livello evolutivo.
La via corticale o strada alta, prevede invece l’invio di informazioni analitiche che forniscono maggiori dettagli riguardo la struttura percettiva dello stimolo con meccanismi di risposta adeguati a fronteggiare la situazione. Il percorso corticale manda all’amigdala una rappresentazione più esatta dello stimolo, l’informazione arriva in modo meno veloce ma è più accurata. Tali meccanismi sono filogeneticamente più recenti e direttamente legati allo sviluppo del linguaggio e delle strutture cognitive.
| Bibliografia: | |||
| • | Balconi, M. | Neuropsicologia delle emozioni | Baldini&Carocci Editore, Roma, 2004 |
| • | LeDoux, J. | Il cervello emotivo | Castoldi Editore, Milano, 1996 |
| • | D’urso, V., Trentin, R. | Sillabario delle emozioni | Giuffrè Editore, Milano, 1992 |
Ti potrebbe interessare anche:


