Psicopatologia del PTSD: disturbo post traumatico da stress

Le tecniche neuropsicologiche che tentano di trovare una correlazione tra il comportamento umano e il funzionamento cerebrale hanno messo in evidenza che sintomi quali deficit della memoria e della concentrazione sono comuni tra coloro che soffrono di PTSD (White, 1983; Burstein, 1985). Ricerche che riguardano lo specifico ricordo dell’esperienza traumatica si sono chieste se pazienti con PTSD presentassero un’alterazione mnemonica per le informazioni correlate al trauma. Così, per esempio, quando fu richiesto a soggetti con PTSD di apprendere gruppi di parole con diversa risonanza emozionale (parole positive, neutre e correlate al PTSD), e di riportarle in un esercizio di completamento di parole, essi mostrarono una maggior tendenza a riportare le parole correlate al trauma rispetto agli altri tipi di parole (Zeitlin e McNally, 1991).

Un altro gruppo di ricerche si è concentrato sulle alterazioni dell’attenzione di pazienti con PTSD. Tali studi hanno utilizzato una forma adattata dello Stroop Test (Stroop, 1995), che è spesso definito come il “Test emozionale di Stroop”. In questo modello vengono mostrate ai soggetti parole di diverso impatto emozionale che sono stampati con differenti colori. Viene poi richiesto loro di menzionare velocemente il colore col quale la parola è stampata, mentre viene spostato in secondo piano il significato della parola stessa. I tempi di reazione utilizzati nel menzionare il colore delle parole neutrali vengono sottrarti ai tempi di reazione nel menzionare le parole chiave. In questo modo, può essere valutato l’effetto di interferenza ed è possibile determinare se il contenuto emozionale delle parole possa in qualche modo ritardare il processo di menzionare i colori. Tali esperimenti hanno ampiamente dimostrato che le parole strettamente associate all’esperienza traumatica vissuta dal soggetto producono una maggiore interferenza rispetto agli altri gruppi di parole. Questi risultati ottenuti su pazienti PTSD rinforzano l’opinione di Horowitz (1976) che il materiale non completamente elaborato (i ricordi correlati al trauma) rimanga in una forma attiva nella memoria. Sembra che l’informazione riguardo agli eventi traumatici sia prontamente accessibile e interferisca nelle abituali attività dei pazienti, anche quando tentino intenzionalmente di evitarlo.

Gli studi appena discussi indicano che gli individui con PTSD possono mostrare alterati stili di elaborazione cognitiva, rispetto a informazioni specificamente correlate alla loro esperienza traumatica.

Coloro che soffrono di PTSD sono sempre stati considerati altamente reattivi, dal punto di vista psicofisiologico, ai ricordi del trauma, e ciò è stato spiegato sulla base del fatto che i pazienti dcon PTSD si sono sottoposti a una sensibilizzazione comportamentale agli stimoli stressani (Charney, 1993). Una gamma di stimoli stressanti può determinare un aumento della funzione noradrenergica cerebrale a livello del locus coerules, dell’ipotalamo, dell’ippocampo e dell’amigdale, così come a livello della corteccia cerebrale. Charney e collaboratori, ritengono, quindi, che molti dei sintomi persistenti del PSTD riflettono un aumentata funzione noradrenergica. Studi effettuati sul consolidamento della memoria suggeriscono che, con l’aumento dei livelli di arousal, aumentino anche i livelli di noradrenalina. La noradrenalina ha dimostrato di avere una relazione a forma di U invertita con il consolidamento della memoria. Livelli sia molto alti sia molto bassi di attività noradrenergica nel sistema nervoso centrale interferiscono con il meccanismo dell’immagazzinamento dell’informazione. Il fatto di rilasciare eccessive quantità di noradrenalina al momento del trauma, probabilmente gioca un ruolo significativo nel creare una condizione di iperamnesia o ipersensibilità relative alle informazioni collegate al trauma. Come ha suggerito McGough (1983), lo studio emozionale ha una forte influenza nell’imprimere i ricordi, e un’associazione stimolo-risposta appresa in uno sato di estrema emotività non viene mai dimenticata. Una delle principali componeni neuronali della reazione emozionale, correlata alla produzione noradrenergica, è l’attivazione del sistema nervoso simpatico (SNS), e McIvor (1997) suggerisce che le modificazioni noradrenergiche durante lo stress riflettano l’ipotesi del condizionamento autonomico del PTSD. Una spiegazione comportamentale per la reazione della paura è basata sulla teoria dei due fattori di Mowrer; questa è utilizzata per spiegare l’arousal psicologico dei pazienti con PTSD in presenza di stimoli del trauma. Secondo questa teoria, due tipi di apprendimento, (classico e strumentale) riguardano l’acquisizione dei sentimenti di paura e di evitamento. In una prima fase seguendo una continuità temporale, un precedente stimolo neutrale si associa ad uno stimolo incondizionato ( per esempio l’attivazione del sistema nervoso autonomo) che evoca automaticamente disagio o paura. Lo stimolo neutrale, poi, acquista proprietà opposte dal momento che la sua presenza provoca ansia; ora diventa, quindi, uno stimolo condizionato che genera paura. Questa semplice spiegazione dimostra come in questi pazienti possa svilupparsi un elevato arousal fisiologico ad un particolare stimolo. Inoltre le caratteristiche spiacevoli dei ricordi traumatici (il secondo fattore di Mowrer) possono agire impedendo il riemergere dei ricordi sressanti e mantenere i pazienti lontani da qualsiasi attività che permetterebbe loro di abituarsi o desensibilizzarsi a tali ricordi. Altre sostanze neurochimiche sono state messe in relazione con il DPTS. Il rilascio e il metabolismo della dopamina sembrano aumentate in specifiche aree cerebrali in condizioni di stress acuto (Charney 1993). In particolare, l’innervazione dopaminergica della corteccia prefrontale mediana è aumentata durante lo stress. Charney e coll. (1993) indicano che il sistema dopaminergico prefrontale è coinvolto in un grande numero di funzioni cognitive di alto livello, come l’attività mnemonica e l’attenzione, e questo sistema potrebbe anche essere coinvolto nello stato di ipervigilanza presentato dai pazienti con DPTS, attraverso le sue connessioni con altre regioni cerebrali quali l’amigdala, e il locus coerules. Inoltre è stato dimostrato che tali elevate risposte psicofisiologiche tendevano a diminuire in seguito ad un efficace intervento psicoterapeutico. (Keane e Kaloupec, 1982). Questi risultati di laboratorio confermano le osservazioni cliniche che i ricordi di un trauma sono sempre associati a una forte emozione.

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