Il disturbo da attacchi di panico si manifesta con un’intensa ed improvvisa sensazione di angoscia, di catastrofe imminente, di pericolo, di terrore, accompagnata da difficoltà respiratoria e da tachicardia. I sintomi che la persona avverte nel momento dell’attacco di panico, si presentano sia sul versante psichico che su quello corporeo.
Sul versante psichico il soggetto è assalito da ansia acuta la cui entità è tale da suscitare terrore di morire, di impazzire, di perdere il totale controllo di se stessi con fenomeni di depersonalizzazione e de realizzazione.
Sul versante corporeo il soggetto sperimenta una serie di sintomi fisici e neurovegetativi che possono interessare vari organi e apparati. Palpitazioni e tachicardia, dispnea, senso di soffocamento, svenimento ed anche dolore a livello toracico o gastrico, tremori, sudorazione, nausea, vertigini tremori, cefalea e senso di affanno.
Si può parlare di disturbo di panico quando la persona presenta ripetuti attacchi (almeno quattro in un mese). Questi sono inattesi e non legati apparentemente a situazioni o oggetti specifichi e sono seguiti da un periodo di tempo durante il quale nel soggetto persiste la pesante preoccupazione di sperimentare una nuova crisi. La cosiddetta paura della paura.
L’attacco di panico può essere associato ad altri disturbi d’ansia come le fobie specifiche, il disturbo da stress post-traumatico, la fobia sociale, e in maggior misura, così come indicato dal DSMIV, è associato all’agorafobia. In quest’ultimo caso la persona tenderebbe ad evitare situazioni o luoghi da cui sarebbe difficile allontanarsi o chiedere aiuto in caso di attacco. è quella che viene definita “sindrome da anticipazione” dove l’attenzione della persona è ossessivamente concentrata su tutte quelle spiacevoli sensazioni che ricordano l’attacco. Questo comporta la necessità di rinchiudersi in un luogo sicuro perché il mondo viene percepito come minaccioso. Il soggetto si sente vulnerabile e senza il controllo della situazione. La paura genera paura in un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire e che a volte è accompagnato da forme depressive.
Negli ultimi anni vi è stato un forte aumento di persone che soffrono di attacchi di panico. Il disturbo di panico interesserebbe dall’1,6 al 3% della popolazione nell’arco della vita. La stragrande maggioranza è rappresentato dalle donne tra i 25 e i 40 anni.
L’attacco di panico non ha una causa comune per tutte le persone che ne soffrono. All’origine di questo disturbo possiamo infatti trovare traumi di vario genere come stress, abusi sessuali, incidenti, esperienze traumatiche di abbandono e numerosi altri. L’aumento dello stress psicosociale in ogni ambito della vita unito al tipo di personalità e alla causa scatenante che giace nella vita del soggetto determineranno la comparsa di uno specifico tipo di disturbo d’ansia. Da qui emerge la necessità di un approccio integrato, multidisciplinare e multimodale che sarà diverso per ogni paziente.
Approcci terapeutici
La combinazione di farmaci e psicoterapia aiuta a diminuire le ricadute.
I farmaci nell’attacco di panico devono essere assunti soprattutto nella fase acuta della sintomatologia, per aiutare la persona a superare lo stato di malessere e metterla in condizione di affrontare i propri disturbi. Oggi sono generalmente usati i farmaci antidepressivi e le benzodiazepine.
Sul versante psicoterapico risultano efficaci la terapia cognitivo comportamentale che utilizza tecniche di esposizione e rilassamento, e tecniche psicoeducative rivolte ad aumentare le competenze del soggetto e a riscoprire le proprie risorse.
| Bibliografia: | |||
| • | E.Giusti, C. Montanari, A. Iannazzo | Psicoterapie integrate: piani di trattamento per psicoterapeuti | Masson, Milano, 2000 |
| • | M.Troiano | Guarire dagli attacchi di panico | Editori Riuniti, Roma, 2001 |
| • | N.Ghezzani | Uscire dal panico | Franco Angeli Editori, Milano, 2001 |
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