Stress: quando l’ansia è utile per affrontare i problemi

Oggi si sente quotidianamente parlare di stress, tutti ogni tanto ci definiamo stressati, e di ansia.

Che cos’è l’ansia? Perché ci definiamo ansiosi in alcune circostanze? Una definizione univoca di che cosa sia l’ansia ancora oggi non è stata data. Ci sono modelli, ipotesi, teorie, ma non ancora una definizione accettata da tutti.

L’ansia è una delle reazioni umane più comuni ed incredibilmente utili per la sopravvivenza, non solo nella nostra specie, ma in tutto il regno animale.

Quando è provata a livelli adeguati, è fondamentale per motivare e stimolare l’individuo oltre che a rendere più efficace l’attenzione e la memoria. Data l’universalità della risposta ansiosa, si ritiene che abbia un ruolo importante nei meccanismi di adattamento e di sopravvivenza. Sembra un discorso strano e poco pratico… vediamo come concretamente funziona.

Nel mondo animale è fondamentale riuscire a reagire in tempo utile per rispondere allo stress, che spesso vuol dire sopravvivenza, mettendo in atto il comportamento più efficace. L’ansia è una reazione che entra in gioco nel riconoscimento del pericolo. E’ una reazione di allarme che prepara all’azione, che permette di bloccare i sistemi fisiologici inutili e di far rendere al meglio quelli che servono per l’attacco o la fuga.

Nel momento in cui l’animale passa all’azione, l’ansia si riduce, in quanto ha svolto la sua funzione rendendo il più efficace possibile l’apparato che deve reagire. Ecco perché è una reazione fondamentale. Cosa succede nell’uomo, a differenza degli animali? Perché gli animali non si ammalano di ulcera e noi si?

Nella nostra gestione dell’ansia entrano in gioco i nostri pensieri, determinati dalla nostra singola esperienza, dalla nostra famiglia, dall’ambiente in cui viviamo. L’individuo ha una percezione di ciò che accade basata sulle proprie convinzioni. Per esempio se prima di affrontare  un esame o di parlare in pubblico ci si concentra sugli aspetti negativi: cosa diranno, che figura farò… probabilmente l’ansia che dovrebbe prepararci ad affrontare l’evento stressante sarà così alta da invalidare la nostra prestazione. La sovrastima del pericolo non ci permette di prepararci in modo adeguato, ma influisce in modo negativo sull’evento facendocelo il più delle volte catalogare come “da evitare”.

Se invece abbiamo una percezione più realistica dello stress da affrontare l’ansia anticipatoria ci farà percepire una sensazione di paura e annebbiamento nel momento prima dell’esame, ma ci renderà perfettamente efficienti nel momento in cui passiamo all’azione, rispondendo alle domande o cominciando a parlare.

Il valore ansiogeno di una situazione è anche legato alla sicurezza che il soggetto ha in sé stesso, nelle proprie risorse e capacità.

Se la situazione è percepita come una grave minaccia, e la persona non ritiene di avere in sé alcuna risorsa per fronteggiarla, sentendosi così inadeguato o impotente di fronte ad essa, avrà una forte risposta ansiosa.

Se invece le proprie risorse sono percepite come valide, l’intera situazione verrà interpretata come una sfida.

A differenza degli animali, è il nostro sistema di valori e di schemi di pensiero che fanno scattare la reazione ansiogena.

Se queste interpretazioni della realtà si distanziano troppo dalla situazione che dobbiamo affrontare, subentrano le reazioni di evitamento della situazione stressante o continuiamo ad attivare, come se fossimo in un immediato allarme, un sistema fisiologico che concretamente non serve, determinando così il suo danneggiamento.

L’ansia quindi è estremamente utile, può diventare dannosa solo quando la nostra percezione dell’evento stressante si discosta dalla realtà, causandoci così diverse patologie.

Durante la nostra vita di tutti i giorni impariamo molte strategie che ci aiutano a fronteggiare un’ansia eccessiva. Per esempio,  superare il momento di stress con successo, ci indurrà a riaffrontarlo la volta successiva con un’ottica migliore. L’azione concreta, l’atto, spesso è quello che ci permette di confrontarci con la realtà e di confrontarla a sua volta con  la nostra idea. Molte persone fanno uso di alcol, di eccessive quantità di cibo, ecc… tutte strategie valide per abbassare l’ansia, ma se estremizzate possono indurre a loro volta dipendenza e patologia.

Attualmente sono molto diffusi i farmaci cosiddetti ansiolitici, che risolvono in superficie il problema, ma non modificano i nostri schemi di pensiero a cui facciamo riferimento e che ci potrebbero dare una lettura errata della situazione. Oggi si ritiene che la terapia più efficace per i disturbi d’ansia sia un insieme di farmaci, se realmente necessari, e di tecniche di tipo psicologico. Attraverso l’esame degli schemi cognitivi e dei comportamenti della persona si può arrivare ad affrontare gradualmente le motivazioni alla base dell’ansia.

In questo modo è possibile vivere lo stress con un valore ed una percezione più realistica.

È’ possibile raggiungere di conseguenza una maggiore consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie potenzialità.

BIBLIOGRAFIA

  • Barlow D.H. – “Axiety and its disorders” – Giulford N.Y., 1988.
  • Dobson K. S. – “Psicoterapia cognitivo comportamentale” – McGraw Hill, 2002.
  • Marks I.M. – “Ansia e paure” – McGraw Hill, 2002.
  • Van der Kolk B. – “Stress traumatico” – Ed. Magi, 2004.

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