Test Psicologici

I test psicologici, molto di moda ai giorni nostri, rappresentano uno strumento indispensabile per coloro che lavorano sulle persone o con le persone. La loro somministrazione permette infatti di favorire una valida conoscenza dell’individuo, di avere utili informazioni sul suo modo di essere e di agire, sulle caratteristiche personali e psicologiche, sulle abilità e motivazioni, sulle credenze e gli atteggiamenti, sui valori. Essi sono utilizzati in molti ambiti (scuole, ospedali, uffici pubblici, prigioni) poiché forniscono una serie di indicazioni che aiutano a prendere decisioni, verificare, a programmare il lavoro, a selezionare.

Caratteristiche essenziali del test sono l’oggettività e la standardizzazione. Questi due aspetti sono importanti per ovviare al limite e al rischio di una interferenza soggettiva evitando distorsioni più o meno consapevoli del valutatore in quanto le risposte al test sono rilevate e valutate attraverso modalità oggettive e controllate. Le risposte, vengono analizzate attraverso appropriate scale di misura e interpretate con criteri standard stabiliti a priori. Tutte queste condizioni permettono di ridurre il margine di errore causato dall’incostanza e dalla soggettività di chi effettua la valutazione. Un test viene infatti considerato attendibile quando applicato più volte, (anche da persone diverse), dà come risultato delle misure uguali. Altra caratteristica che deve avere un test per considerarsi serio è la validità. Per validità di un test si intende il grado di precisione e di accuratezza con cui di fatto esso misura ciò che si propone di misurare (Pedrabissi, Santinello, 1997). Alcuni dei test maggiormente conosciuti ed usati dai professionisti del settore sono:

Test di intelligenza:

  • WAIS (dai 16 anni in su);
  • WISC-R (dai 6 ai 16 anni);
  • Matrici progressive di Raven;
  • Scala di intelligenza Stanford-Binet (da 2 anni in poi).

Test di personalità:

  • MMPI 2 Inventario Multifasico della Personalitàà Minnesota;
  • TAT Test appercezione tematica (test proiettivo);
  • RORSCHACH INKBLOT Test (test proiettivo);

Un menzione particolare meritano i cosiddetti test proiettivi. Il termine “tecniche proiettive” include un variegato insieme di procedure di indagine della personalità che utilizzano come stimoli, item soggettivi che sono stati deliberatamente resi ambigui e sui quali si chiede al soggetto di esprimere la propria personale interpretazione. Di norma tali test sono costituiti da prove non strutturate a cui corrispondono una infinita gamma di risposte. I soggetti sono invitati a parlare di sé e in genere sono all’oscuro circa i criteri che verranno utilizzati per valutare il materiale prodotto. Le risposte ottenute vengono poi interpretate sulla base dell’ipotesi proiettiva secondo cui il modo attraverso cui una persona percepisce uno stimolo è determinato dalla sua personalità globale. Secondo i modelli psicoanalitici e gestaltici, infatti, lo stimolo ambiguo (pensiamo all’inquietante immagine dell’anziana signora nella tavola 12F del test di appercezione tematica di Murray) accrescerebbe l’influenza delle variabili intrapsichiche con una diminuzione del pensiero logico e razionale ed un’esaltazione dell’emotività pulsionale del soggetto. In altre parole la parte più primitiva e vera di ognuno di noi. Sullo stimolo la persona proietterebbe quindi la propria visione della vita, i propri vissuti e sentimenti.

Lo svizzero Rorschach nel lontano 1921 fu il primo ad utilizzare uno stimolo neutro, ambiguo, quale “le macchie di inchiostro” che tutti noi conosciamo grazie al cinema e alla tv e di cui inesorabilmente subiamo il fascino. Attraverso l’interpretazione di tali macchie i pazienti rivelavano conflitti e problemi inconsci. Altri test proiettivi ancora oggi molto usati sono il TAT e il Test della Casa-Persona-Albero.

Numerosi studi sono stati effettuati per determinare l’attendibilità, la validità e l’utilità clinica dei test proiettivi. Nonostante ciò non si è ancora arrivati ad una valutazione conclusiva ed unitaria. Molti risultati hanno dimostrato quanto le risposte a tali test cambino in base alle caratteristiche dell’esaminatore. Il carattere indiretto e dissimulato delle indagini di questo tipo sono maggiormente suscettibili alla contraffazione. Le risposte potrebbero essere distorte per produrre una buona immagine di sé. Nel caso del Rorschach, in assoluto il più famoso, alcune ricerche dimostrano come i soggetti abbiano la capacità di selezionare le risposte in base a personali criteri di scelta e finiscano con l’esporre quelle meno censurabili socialmente. Inoltre sembra non esserci stabilità nel tempo. Dal momento che le risposte sono influenzate da stati temporanei della persona è altamente improbabile poter determinare da queste caratteristiche stabili di personalità.

Secondo un recente studio (Karp et al 1992), il materiale stimolo utilizzato di norma nella somministrazione del TAT, risulterebbe essere culturalmente determinato e quindi sorpassato poiché originariamente costruito e validato in riferimento ad una popolazione maschile, giovanile, di classe media. L’adeguatezza di questi stimoli per persone diversamente caratterizzate risulterebbe così discutibile. Le tavole presentano inoltre toni scuri e ombreggiati e ritraggono scene lugubri ed inquietanti. Non sorprende quindi se le risposte proiettive al TAT appaiono essere più frequentemente orientate a storie negative e melanconiche. Per ciò che riguarda la diagnosi di presunte psicopatologie in base a disegni particolarmente strani o con dettagli inquietanti è stato dimostrato (Dmitruk, 1972) che spesso questi possono dipendere da fattori legati al contesto o alla cultura di appartenenza.

Appare piuttosto evidente che le metodologie proiettive spesso non raggiungano standard adeguati per essere definite test a tutti gli effetti.

Nonostante una validità incerta e insoddisfacente ed una standardizzazione carente le tecniche proiettive vantano ancora una certa popolarità. Tra i clinici il loro utilizzo non rappresenta più uno strumento di misura come poteva accadere in passato, cionondimeno rappresentano un valido sussidio per il colloquio clinico in grado di fornire informazioni utili alla formulazione di una diagnosi.

Bibliografia:
Lis, A. Tecniche proiettive per l’indagine della personalità Edizioni Il Mulino, Bologna, 1998
Pedrabissi L., Santinello M. I test psicologici Il Mulino, Bologna, 1997

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