La timidezza si può superare o si può solo migliorare? Questa è la domanda che mi pose una persona qualche giorno fa.
Ogni cosa subisce dei cambiamenti in termini graduali, non dicotomici. Intendo dire che non esiste il timido ed il non timido. Siamo inseriti in una cultura e contesto educativo psico-sociale dove queste emozioni vengono coltivate.
La radice non è l’emozione quanto tale, bensì la capacità di asserire liberamente le proprie emozioni. Quante volte ti sei sentito dire frasi del tipo “un uomo non deve piangere in pubblico… ci si deve sempre presentare bene… ci si deve comportare in un certo modo”.
Il problema è essere dipendenti da queste idee e pensieri del tutto irrazionali.
Noi spesso ci crediamo senza alcun fondamento, le diamo per scontate, in modo dogmatico.
Perché la stima di me stesso dovrebbe migliorare se parlo bene o se sono ben vestito oppure ho una macchina più costosa o altro?
Chi decide tutto ciò?
Le nostre credenze.
Chi costruisce le nostre credenze?
Le assorbiamo passivamente dagli altri senza rendercene conto. Ci crediamo, le diamo per vere, le alimentiamo, ed esse diventano padrone della nostra vita.
Paradossalmente se chiedessi cosa c’è di sbagliato nel mettersi una maglia al contrario, bere un caffè con una cannuccia al bar, o altro, nessuno saprebbe rispondere.
Nessuno saprebbe rispondere per il semplice fatto che non c’è nulla di sbagliato e nocivo per noi.
Questi potrebbero essere considerati comportamenti fuori dalle abitudini sociali. Perché è di questo che parliamo.
Io penso che bisogna differenziarsi e divenire ciò che realmente siamo.
Questo può avvenire iniziando ad asserire le nostre esigenze manifestando i nostri sentimenti senza giudicarli o valutarli.
Il percorso di libero pensatore è faticoso e comporta critiche poiché prende le distanze dai luoghi comuni per avvicinarci a quello che cerchiamo veramente. Anche se ciò è fuori dalla norma.
La timidezza non è una malattia ma un’emozione naturale che racchiude un modo di pensare.
Quel modo di pensare puoi certamente cambiarlo nel tempo, evolvendo dal punto di vista comportamentale, attraverso riflessioni e dialoghi interiori.
Non certamente attraverso psicofarmaci e cure miracolose. Ma forse nemmeno attraverso lunghe analisi.
Cesare De Silvestri, un collega e un uomo che stimavo molto, profondo conoscitore e fondatore della RET in Italia, paragonava chi frugava nel profondo dell’anima a “un cieco che in una stanza buia cerca un gatto nero… che non c’è, e lui lo trova!
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