Violenza in famiglia: quando i figli sono violenti verso i genitori

In Italia i bambini e i ragazzi sono pensati solo come la parte fragile e si fatica a vedere che possono fare violenza sui genitori. A differenza di ciò che si pensa comunemente, una relazione violenta non coincide con assenza di legame. Al contrario, la violenza si manifesta dove il bisogno di relazione è forte, pur esprimendosi in modo distruttivo. Dunque, nelle famiglie gravate dalla violenza il legame esiste ed è intenso ma è un legame che porta in essere molta sofferenza, pertanto le relazioni violente, se sanate, possono evolvere in legami gratificanti. I modi  di stare insieme vengono ereditati e trasmessi tra le generazioni: ognuno insegna ciò che ha vissuto. Continuare a fare ciò che si è sempre fatto non può che rinforzare il problema. Compiacere, blandire, nascondere per non urtare la suscettibilità del figlio lo rende più prepotente. Per invertire la rotta, occorre immettere un nuovo punto di vista, quello di un professionista. Questa figura fatica ad essere interpellata, poiché è un problema di cui nessuno vuole parlare per il timore di invadere una sfera troppo privata, come se fosse un tabù. I genitori che soffrono per questo problema sentono una cappa di ipocrisia  e di omertà che li mantiene nel silenzio.

Quando si parla di violenza si fa riferimento a due tipologie: la violenza verbale e la violenza fisica. Quella verbale si riferisce a minacce, squalifiche, offese, intimidazioni; quella fisica si riferisce a persone (esempi: calci, pugni, spinte, percosse, ecc…), verso oggetti (spaccare porte, sedie, ecc…) verso animali (torture, amputazioni, ferite di qualsiasi genere…). Quando un genitore subisce le aggressioni verbali e fisiche di un figlio si chiede “cosa ho sbagliato?”, piuttosto di chiedersi “cosa posso fare?”. Sensi di colpa, vergogna, ricerca di un presunto colpevole, paralizzano, indeboliscono, confondono, impediscono di cercare quel aiuto che solo un esterno può fornire. Convincersi che non si é soli, sia nel problema che nella ricerca delle soluzioni, può dare la forza per farlo emergere, contenerlo, comprenderlo e risolverlo.

La nostra società, per tante ragioni, ha scardinato l’autorità degli adulti nei confronti dei minori. Educare i figli è ogni giorno più difficile, l’attacco ai genitori é sempre più precoce. Quando il figlio prende il sopravvento, il genitore, come guida, è già in scacco. Il braccio di ferro e la sfida continua possono produrre un ribaltamento dei ruoli: i figli diventano i padroni della casa. Siamo di fronte al “figlio tiranno”: un figlio che insulta, squalifica, offende, ricatta, manipola, un figlio che picchia i genitori, quasi sempre la madre. Madri molto coinvolte nella vita dei figli, costantemente pressate dalle loro pretese, madri che si sentono profondamente sole. A fianco, padri molto occupati nel lavoro, lucidi rispetto al problema, ma percepiti come distanti, critici e distaccati. Una distanza che li mette all’angolo, spettatori passivi della scena familiare. Il “figlio tiranno”, è solo in apparenza potente:  esprime con gli attacchi d’ira la sua grande sofferenza. Facendo il padrone  rimane in balia di se stesso, senza nessuno che lo protegga dalla propria aggressività. Dopo la violenza si sente un cattivo figlio e teme di non meritare l’amore dei genitori.

La casistica rivela che una dinamica familiare ricorrente in situazioni di violenza è la triangolazione, ossia il movimento di inclusione di un terzo nel gioco relazionale di una coppia. Quando il figlio è triangolato diventa uno strumento usato nel conflitto di coppia. Il figlio può essere “usato” nel ruolo di collante, mediatore, controllore, giudice o essere coalizzato con un genitore contro l’altro (Bassoli, Destefani, 2009).

Si possono raggruppare alcuni profili dei minori che agiscono violenza verbale e fisica sui genitori.

  1. Figlio compiacente: dubitando dell’amore dei genitori il figlio ha tentato di conquistarli compiacendoli. La violenza sarebbe, quindi, il segno del rancore accumulato negli anni, la difficoltà a staccarsi da chi potrebbe agire delle ritorsioni;
  2. Figlio sedotto/coniugalizzato: in situazioni di violenza di coppia in crisi con estromissione/abbandono di un partner, il figlio viene investito dall’altro partner, del ruolo rimasto vacante;
  3. Figlio “nonno”: in situazioni in cui il figlio è investito della funzione genitoriale nei confronti dei propri genitori. Esempi di figlio nonno sono: figlio “giudice”, quando è coinvolto a dare ragione/torto alle figure parentali, subendo un conflitto di lealtà atroce.

È in fase adolescenziale che il figlio prende le distanze dai genitori e può sviluppare un’aggressivita’ verso di loro, colpevoli di averlo “usato” in funzioni e ruoli che non erano di sua competenza e pertanto spesso il sentimento provato è di fallimento. Riempire un vuoto affettivo del genitore che il figlio non ha contribuito a creare lo mette in una posizione di finto prestigio e orgoglio. Solo in seguito capisce di essere stato “invisibile” rispetto alle sue esigenze e ai suoi bisogni di figlio e sviluppa l’aggressività verso i genitori e per estensione verso il mondo degli adulti.

BIBLIOGRAFIA:

  • Bassoli A., Destefani M. – Articolo tratto da una ricerca sulla violenza intrafamiliare per il Progetto Europeo “Daphne” promosso dall’Asociaciòn Altea-Esapaña ONLUS – 2009.

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10 comments to Violenza in famiglia: quando i figli sono violenti verso i genitori

  • rosanna conversano

    ho 40 anni sposata. voglio mi sto separando da mio marito, i miei genitori e mio marito non vogliono. ho subito violenza fisica percosse dai miei genitori. ho chiamato la polizia senza fare denuncia. secondo voi posso farlo dovrei farlo.

  • PAOLO

    SALVE…………………………………………………………………………………

  • sirya

    salve dottoressa, salve a tutti.
    la mia idea e’ che con questi tipi di comportamenti dei figli, a meno che non siano dovuti a problemi di salute mentale,la soluzione sia la linea dura. Ho anch’io un figlio di quasi 21 anni difficile da gestire. L’ho sempre seguito molto cercando di dargli un’educazione corretta, eppure non vuole accettare regole ne’ orari,ha risposte arroganti e colorite, quasi ogni giorno sono litigi, ma vi assicuro che se non fosse il doppio di me anziche’ usare le parole userei le mani, con le buone non si ottiene piu’ niente, anzi piu’ vedono debolezza e piu’ ne approfittano.
    Un grosso errore di questa ns societa’ e’ l’abolizione del servizio militare. un anno di disciplina per questa gioventu’ poteva solo giovare.
    Il lavoro non si trova e gli stimoli negativi sono troppi, invitanti, poco costosi, ci si ritrova con un figlio che non si riconosce piu’, che non e’ piu’ lo stesso bambino dolce ed amorevole di pochi anni prima. Ci si interroga in mille modi “dove ho sbagliato?” Ma e’ inutile cercare le risposte, anche perche’ occorre pensare al presente e come cambiare il futuro.
    Ho provato a fare un sondaggio tra amicizie e conoscenze, chi ha avuto problematiche simili ha risolto o cmq riesce a gestire situazioni sgradevoli solo con la severita’ e se il caso con le maniere forti. Questi ragazzi hanno bisogno di una figura che non dia loro solo affetto ma che incuta timore. Il problema e’ per chi non riesce ad esserlo o non ha in casa questa figura.
    cordiali saluti a tutti

  • Rosa

    Salve, ho trovato per caso questo intervento e mi inserisco perchè ho lo stesso problema. Ho un figlio di 21 anni che più di una volta mi ha messo le mani addosso. Ho cercato di intimorirlo dicendogli che lo avrei denunciato, che avevo già segnalato la cosa alle autorità ma non serve. Come devo fare? Vi prego datemi dei consigli su come comportarmi. Grazie!

    • Cara Rosa, piuttosto che intimare è buona cosa agire comportamenti concreti. Dietro alla denuncia del proprio figlio, c’è una profonda difficoltà proprio perchè denunciarlo è come se il genitore denuciasse una parte di se stesso. Qualsiasi figlio, non importa se agisce violenza sui genitori oppure no, ha bisogno di vedere che il genitore fa ciò che dice, che “fa sul serio”. Il figlio lo mette spesso alla prova, ponendosi in un atteggiamento di sfida.
      Sarebbe importante comprendere da quanto tempo tuo figlio agisce violenza, se è rivolta solo a te o ad altre persone della famiglia, se ha avuto un passato di bullismo, se agisce comportamenti deliquenziali, ecc. Ti consiglio di rivolgerti ad un terapeuta che possa accompagnarti in un percorso individuale o familiare, affinchè sia possibile creare le condizioni per ripercorrere i legami e le origini della violenza, indipendentemente dalla diretta presenza del ragazzo.
      Purtroppo (o perfortuna) non ci sono ricette da offrire e sono altresì consapevole che quando si parla dei propri figli l’urgenza è fortemente sentita e si cerca di fare tutto ciò che è possibile e immediato.
      La fretta non è sempre risolutiva. La tua richeista di aiuto è un ottimo trampolino di lancio per metterti in gioco non solo nel tuo ruolo di madr In buona sostanza, ciò che intendo dirti è l’importanza di prendersi cura anche di se stessi. E’ importante mettersi nell’ottica di non essere in terapia “per” il figlio, ma “CON” il figlio. Questo atteggiamento aiuta a non colpevolizzare e colpevolizzarsi…non ci sono colpe quando si prova dolore.
      Con affetto,
      Dott.ssa Anna Bassoli

  • Cara Sarah, camprendo la difficoltà e il dolore che tu e la tua famiglia state vivendo. Certamente anche tuo fratello con il suo comportamento aggressivo sta esprimendo dolore, angoscia. I motivi possono essere molteplici e certamente occorrerebbe avere maggiorni informazioni a riguardo. Posso però dirti che molte volte coloro che agiscono violenza verbale e fisica non vogliono farsi aiutare, proprio perchè tali agiti violenti hanno un senso e non farsi curare significa non voler modificare nulla in se stessi e in famiglia. Allo stesso tempo, però, è possibile che la famiglia stessa, senza la presenza fisica del ragazzo, possa rivolgersi ad un professionista, il quale possa accogliere le difficoltà e disperazioni quotidiane. Alle volte capita che siano in un secondo momento proprio i ragazzi a voler presenziare alle sedute per “controllare” ciò che accade, verificare cosa si dice, avere il desiderio di esprimere i propri pensieri, emozioni. Pertanto, a seconda delle situazioni, si possono fare degli interventi terapeutici nei quali non necessariamente sia prensente colui che agisce violenza. Spesso in famiglia non cambia nulla perchè si crede necessario intervenire direttamente sulla violenza, sul sintomo. Ma il sintomo esprime un dolore di tutti, per cui se tuo fratello “non vuole farsi curare”, prova a pensare che tu e i tuoi genitori potete prendervi intanto cura di voi, ritagliandovi uno spazio terapeutico nel quale possiate ascoltarvi, raccontarvi e ripercorrere e ridefinire insieme cosa è accaduto nell’ultimo anno, periodo nel quale riferisci che tuo fratello “è diventato molto aggressivo e violento…”, con ricoveri psichiatrici.

    un forte abbraccio
    Dott.ssa Anna Bassoli

  • Sara

    Buonasera Dottoressa,

    le scrivo perchè mio fratello da un anno a questa parte è diventato molto aggressivo e violento e non solo a livello verbale.. è stato ricoverato diverse volte per brevi periodi (trattamenti TSO).. ma non è ovviamente cambiato nulla… io e i miei genitori non sappiamo piu’ come comportarci.. le abbiamo provate tutte ma non c’è assistenza.. se la persona in questione non vuole farsi curare nessuno ti puo dare una mano.. ti lasciano da soli! c’è qualcosa che si puo fare concretamente? qualcuno che ti possa aiutare??
    grazie
    saluti
    Sarah

  • Cara Angela, quando un figlio è violento il legame con il genitore è indissolubile.
    Pensi ai giovani come figli del “Io Voglio”. Se fosse così potrebbe essere che i genitori siano dentro ad un preciso pensiero: “Io Devo”. Per esempio, devo essere sempre all’altezza come genitore, non devo deludere i miei figli, devo dare loro tutto ciò che io non ho ricevuto dai miei genitori, ecc.
    Spesso il figlio è violento per celare le proprie fragilità, insicurezze, si nasconde dietro all’immagine che ha di sè. Allo stesso tempo, spesso i genitori sono sulla “prestazione” con l’intento di fare tutto ciò che possono per dare ai figli il meglio, ma spesso questi stessi genitori, così facendo, mascherano le proprie fragilità, paure. Sentimenti che appartengono al genitore poichè non è un super-eroe. Se il genitore non si maschera anche il figlio potrà permettersi di non farlo.
    La relazione genitore-figlio è una relazione complessa proprio perchè è un rapporto profondo, intenso che si costruisce continuamente.
    La tua preoccupazione, dolore e forse anche delusione e rabbia sono comprensibili. E’ importante che tu possa dare parola a questi tuoi sentimenti in modo da poter ridefinire con tuo figlio l’amore profondo che vi lega.
    Un abbraccio
    Dott.ssa Anna Bassoli

  • Angela

    Mio figlio adolescente,dopo una discussione,mi si è girato dandomi un calcio nello stomaco,ho notato nei suoi occhi una cattiveria,mi ha fatto più male del calcio.Ultimamente,è agitato e prende a calci e pugni,porte,sedie,tavolo.I giovani,figli del 2000,sono figli del io voglio,e sono anche molto violenti,non avrei mai pensato che mio figlio,si comportasse in questo modo.

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