In Italia i bambini e i ragazzi sono pensati solo come la parte fragile e si fatica a vedere che possono fare violenza sui genitori. A differenza di ciò che si pensa comunemente, una relazione violenta non coincide con assenza di legame. Al contrario, la violenza si manifesta dove il bisogno di relazione è forte, pur esprimendosi in modo distruttivo. Dunque, nelle famiglie gravate dalla violenza il legame esiste ed è intenso ma è un legame che porta in essere molta sofferenza, pertanto le relazioni violente, se sanate, possono evolvere in legami gratificanti. I modi di stare insieme vengono ereditati e trasmessi tra le generazioni: ognuno insegna ciò che ha vissuto. Continuare a fare ciò che si è sempre fatto non può che rinforzare il problema. Compiacere, blandire, nascondere per non urtare la suscettibilità del figlio lo rende più prepotente. Per invertire la rotta, occorre immettere un nuovo punto di vista, quello di un professionista. Questa figura fatica ad essere interpellata, poiché è un problema di cui nessuno vuole parlare per il timore di invadere una sfera troppo privata, come se fosse un tabù. I genitori che soffrono per questo problema sentono una cappa di ipocrisia e di omertà che li mantiene nel silenzio.
Quando si parla di violenza si fa riferimento a due tipologie: la violenza verbale e la violenza fisica. Quella verbale si riferisce a minacce, squalifiche, offese, intimidazioni; quella fisica si riferisce a persone (esempi: calci, pugni, spinte, percosse, ecc…), verso oggetti (spaccare porte, sedie, ecc…) verso animali (torture, amputazioni, ferite di qualsiasi genere…). Quando un genitore subisce le aggressioni verbali e fisiche di un figlio si chiede “cosa ho sbagliato?”, piuttosto di chiedersi “cosa posso fare?”. Sensi di colpa, vergogna, ricerca di un presunto colpevole, paralizzano, indeboliscono, confondono, impediscono di cercare quel aiuto che solo un esterno può fornire. Convincersi che non si é soli, sia nel problema che nella ricerca delle soluzioni, può dare la forza per farlo emergere, contenerlo, comprenderlo e risolverlo.
La nostra società, per tante ragioni, ha scardinato l’autorità degli adulti nei confronti dei minori. Educare i figli è ogni giorno più difficile, l’attacco ai genitori é sempre più precoce. Quando il figlio prende il sopravvento, il genitore, come guida, è già in scacco. Il braccio di ferro e la sfida continua possono produrre un ribaltamento dei ruoli: i figli diventano i padroni della casa. Siamo di fronte al “figlio tiranno”: un figlio che insulta, squalifica, offende, ricatta, manipola, un figlio che picchia i genitori, quasi sempre la madre. Madri molto coinvolte nella vita dei figli, costantemente pressate dalle loro pretese, madri che si sentono profondamente sole. A fianco, padri molto occupati nel lavoro, lucidi rispetto al problema, ma percepiti come distanti, critici e distaccati. Una distanza che li mette all’angolo, spettatori passivi della scena familiare. Il “figlio tiranno”, è solo in apparenza potente: esprime con gli attacchi d’ira la sua grande sofferenza. Facendo il padrone rimane in balia di se stesso, senza nessuno che lo protegga dalla propria aggressività. Dopo la violenza si sente un cattivo figlio e teme di non meritare l’amore dei genitori.
La casistica rivela che una dinamica familiare ricorrente in situazioni di violenza è la triangolazione, ossia il movimento di inclusione di un terzo nel gioco relazionale di una coppia. Quando il figlio è triangolato diventa uno strumento usato nel conflitto di coppia. Il figlio può essere “usato” nel ruolo di collante, mediatore, controllore, giudice o essere coalizzato con un genitore contro l’altro (Bassoli, Destefani, 2009).
Si possono raggruppare alcuni profili dei minori che agiscono violenza verbale e fisica sui genitori.
- Figlio compiacente: dubitando dell’amore dei genitori il figlio ha tentato di conquistarli compiacendoli. La violenza sarebbe, quindi, il segno del rancore accumulato negli anni, la difficoltà a staccarsi da chi potrebbe agire delle ritorsioni;
- Figlio sedotto/coniugalizzato: in situazioni di violenza di coppia in crisi con estromissione/abbandono di un partner, il figlio viene investito dall’altro partner, del ruolo rimasto vacante;
- Figlio “nonno”: in situazioni in cui il figlio è investito della funzione genitoriale nei confronti dei propri genitori. Esempi di figlio nonno sono: figlio “giudice”, quando è coinvolto a dare ragione/torto alle figure parentali, subendo un conflitto di lealtà atroce.
È in fase adolescenziale che il figlio prende le distanze dai genitori e può sviluppare un’aggressivita’ verso di loro, colpevoli di averlo “usato” in funzioni e ruoli che non erano di sua competenza e pertanto spesso il sentimento provato è di fallimento. Riempire un vuoto affettivo del genitore che il figlio non ha contribuito a creare lo mette in una posizione di finto prestigio e orgoglio. Solo in seguito capisce di essere stato “invisibile” rispetto alle sue esigenze e ai suoi bisogni di figlio e sviluppa l’aggressività verso i genitori e per estensione verso il mondo degli adulti.
BIBLIOGRAFIA:
- Bassoli A., Destefani M. – Articolo tratto da una ricerca sulla violenza intrafamiliare per il Progetto Europeo “Daphne” promosso dall’Asociaciòn Altea-Esapaña ONLUS – 2009.
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cara dottoressa da quando mio figlio va alle superiori è un altro ragazzo è volgare menefreghista cattivo nulla facente e come si dice a roma coatto!non riesco piu a seguirlo esce sempre e non studia mai!se provo a dargli un ceffone lui si imbizzarisce e mi spinge è piu forte di me!come posso intervenire io sono separata e se chiamo il padre sifa una risata!non so che fare mi sento impotente!grazie
Cara Sabrina,
quando un figlio cambia contesto scolastico può succedere che cambi atteggiamento, diventando provocatorio e trasgressivo. Può accadere per sperimentarsi su altri fronti, un modo paradossale per conoscere il proprio limite.
Nella fase adolescenziale, ad ogni cambiamento di contesto di solito fa seguito un cambiamento comportamentale che potrebbe servire per distrarre i genitori dal “vero” problema. Il comportamento di tuo figlio potrebbe essere un modo per avere le attenzioni del padre. Questo ultimo potrebbe, come scrivi tu, farsi una risata; per ovviare a ciò, credo sia utile che le informazioni sul comportamento di tuo figlio siano comunicate al padre non direttamente da te (che forse non funziona per il fatto che siete separati e possono esserci conti in sospeso) ma direttamente dagli insegnanti.
Dott.ssa Bassoli
Lei ha ragione Dott.ssa Anna Bassoli….non si può giudicare bene se non si vive la situazione, io penso che tutti noi scriviamo qui sopra piu che altro per uno sfogo e non per un aiuto, spero non rimanga offesa da questo ma è la realtà, nessuno ti aiuta, polizia psicologi avvocati ti dicono tutti di resistere per il quieto vivere, di andare avanti e non denunciarlo per non rovinarlo, di tenere duro. io penso che situazioni come la mia che ho in famiglia non esistono o se esistono forse sono piu lievi (non so se pecco di egoismo).
Sono un ragazzo di 33 anni, in famiglia siamo 5, io i miei 2 genitori e altri 2 fratelli, uno di questi il piu grande fa violenza verbale e fisica rompendo e sbattendo pugni su armadi e tavoli da 20 anni, non ho mai capito perchè è cosi, la ns. famiglia se lui non esistesse sarebbe la famiglia piu felice del mondo….se vi racconto tutto quello che fa da 20 anni dovrei stare a scrivere qui forse per piu di un anno di fila, non scherzo: lui praticamente per una stupidaggine fa succedere il caos in casa, se la prende con mia madre, urla la insulta ne dice 3000 (anche parolacce brutte), mio padre non fa altro che cercare di calmarlo e quando è venuta la polizia (piu di 3 volte) lo difende, mio padre lo so a differenza di mia madre e di noi che dopo 20 anni di violenze siamo veramente stanchi e vorremmo denunciarlo, lui no, lui pensa di aver sbagliato con lui in qualcosa, dice che con lui ha fallito, ma non è cosi l’educazione che ha dato a me e all’altro fratello l’ha data anche a quello violento. mio fratello non vuole farsi aiutare se minimamente gli diciamo che ha bisogno di aiuto grida ancora di piu e dice che siamo noi i malati, è violento,molti dicono cacciatelo di casa ma vi posso assicurare che butterebbe la porta giù!!! la situazione dopo 20 anni ma “20 anni” sul vero senso della parola è diventata critica e pesante, non è cambiato nulla da 20 anni a questa parte, ma forse ora sono stanco e lo siamo ttti o quasi e non so perchè ma so gia come un gg andrà a finire, non vedo vie di uscita, non vedo aiuti, non ci sono mai stati cambiamenti, io e mio fratello piu piccolo raramente reagiamo e quando lo facciamo veniamo anche alle mani, mio fratello piu piccolo lo vedo nei sui occhi è nervoso come me ma lui di piu è stressato ha tutto dentro,per colpa di quello violento ha fatto un adolescenza bruttissima, ricordo ancora le mmagini di 10-12 anni fa dei litigi e lui che era piccolissimo si tappava le orecchie prima o poi scoppierà anche lui ne sono certo, vi scrivo e ho le lacrime agli occhi ve lo giuro perchè oggi c’è stata un ennesima lite bruttissima, ora capisco perchè ci sono le stragi in famiglia, è l’unica via per uscirne. scusate per lo sfogo
Caro Luca, lo sfogo è importante per condividere delle esperienze veramente dolorose e sono d’accordo con te che l’aiuto è tutta un’altra cosa. Di certo per essere di aiuto occorre conoscere intimamente le persone coinvolte in violenze familiari. Non è possibile offrire un aiuto a chi non si conosce, sarebbe un aiuto standardizzato e non specifico e ad hoc per la famiglia. Vent’anni sono tanti, mettono a dura prova lo stato d’animo di tutta la famiglia, creano disequilibri psicologici e fisici non certo trascurabili. Proprio per questi motivi quando si può sarebbe auspicabile che la famiglia si rivolgesse a terapeuti e lavorare anche in assenza del “violento”. Personalmente non ho mai espresso un pensiero verso la direzione di non esporre denuncia per quieto vivere, anzi credo che sia la famiglia a fare certe valutazioni. Ovviamente per denunciare un familiare occorrerebbe fossero tutti d’accordo, in modo che non si creino delle alleanze…ma poi occorre fare delle scelte, le meno peggiori.
Se tuo padre pensa di avere “sbagliato” con tuo fratello è nella necessità paradossale di “giustificarlo”. Questa è una morsa psicologica molto stretta che si ripercuote anche su di voi e questa morsa andrebbe rallentata con una psicoterapia familiare per capire l’origine dei pensieri di fallimento che nutre tuo padre e offrire uno spazio a tutti i familiari per mettere in circolo le diverse sofferenze e trovare più serenità.
Non bisogna mai smettere di coltivare la speranza di un cambiamento. Se non cambia la persona che agisce violenza possono cambiare alcuni atteggiamenti gli altri familiari.
Un caro saluto, Dott.ssa Anna Bassoli
Cara dott.ssa ho letto la sua analisi sui figli violenti e purtroppo mi trovo in una delle situazioni che Lei descrive. Ho un figlio di 22 anni che in un crescendo di parolacce ed insulti è giunto alla violenza sia fisica su cose e persone. Quando alza le mani io, reagisco al par suo e finiamo spesso per disputare violente colluttazioni. Alla fine tutto si placa, ma basta un non nulla per ricominciare. Accusa me e la mamma di essere antiquati, vecchi di non avergli insegnato nulla, e di non esserci interessati alle nuove tecnologi. L’accusa insistente che ci fa è che non l’abbiamo seguito ed indirizzato nelle scelte della sua vita. Mi rimprovera di non essere un padre aitante,sportivo,pieno d’iniziative,che non guida. Insomma un padre, ripeto, antiquato. In realtà, fino a pochi anni fa scherzavamo e ci prendevamo in giro reciprocamente. Erroneamente pensavamo che le cose andassero nel giusto verso. Ci accusa inoltre di non averlo portato mai all’estero, mentre i suoi amici ci sono andati. Frequenta da qualche tempo,amici di un ceto sociale medio-alto, anche se ritiene tutti i suoi amici non alla sua altezza,definendoli “ sfigati”Poiché ha la passione per la musica, possiede una serie di strumenti musicali (chitarra, pianoforte, batteria). Al di là di tutto ciò, il punto è che avendo manifestato questi comportamenti da circa 3 anni, l’abbiamo convinto ad andare, insieme con noi, da due psicologi, (uno di chiara fama), ma con scarsi risultati. Purtroppo, questo è certamente un problema, il mio lavoro mi ha e continua ad impegnarmi moltissimo e di essere non molto presente in famiglia .Data la situazione ho deciso di allentare il lavoro per aiutare mia moglie in questa grave situazione in cui siamo precipitati. Le chiedo la gentilezza se può indicarci una via da percorrere, consapevoli che queste situazione non esistono scorciatoie o facili rimedi. Grazie
Caro Andrea, sono molto favorevole della tua decisione di allentare gli impegni lavorativi e stare meggiormente accanto a tua moglie. In tali momenti è molto importante avere e sentire la vicinanza di chi ci si fida. Intraprendere un percorso terapeutico focalizzato sulla genitorialità potrebbe aiutarvi a recuperare il rapporto con vostro figlio. Voi, come coppia di sposi e come genitori, dovete farvi vedere forti davanti alle “crisi” violente di vostro figlio. Lui deve capire che voi due fate fronte comune, che siete complici, che vi sostenete…è lui che si esclude…
I genitori non possono decidere le amicizie che il figlio frequenta…ma certamente un genitore può intervenire, con l’aiuto di un professionista, sul percorso di crescita del proprio figlio.
Un caloroso saluto, Dott.ssa Anna Bassoli
Anche io ho un figlio 15 enne che non si autocontrolla ed è violento. Nel suo caso però, al di là dei commenti sui profili e sulle triangolazioni è stata fatta una diagnosi psichiatrica di ADHD. Ritengo che molte delle situazioni qui descritte non siano imputabili ad un problema di dinamiche famigliari, ma ahimè di malattia psichiatrica. Consiglio alle persone di consulare il sito della ADHD. Detto questo, noi procediamo con la terapia comportamentale che dà qualche risultato. Non fa i miracoli, certo.
Caro Stefano, nella mia esperienza clinica ho spesso incontrato situazioni di doppia diagnosi ma anche patologie “pure”. Nel mio articolo mi riferisco ai casi di violenza perpretati dai figli contro i genitori escluse le diagnosi psichiatriche. Non è sempre facile stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, mi spiego meglio: in alcuni casi la violenza è correlata a un disturbo psichiatrico (o ne è inclusa), ma altre volte accade proprio il contrario e altre volte ancora la violenza insorge come “patologia della famiglia”, ossia il sintomo di sofferenza della famiglia si esprime con agiti violenti.
E’ sempre opportuno chiarire che ogni caso è a sè ed è importante che il professionista legga bene cosa c’è dietro agli atti violenti…le intimidazioni e le violenze fisiche spesso sono simili ma molto diverse possono essere le cause e/o le concause. Potrebbe essere fuorviante affermare che le situazioni delle persone che hanno lasciato testimonianze e commenti siano imputabili a una malattia psichiatrica. E’ corretto lasciare agli “addetti ai lavori” le competenze per fare diagnosi.
Nel tuo caso specifico Stefano, la terapia comportamentale è un’ottima strategia di intervento, forse di elezione per l’ADHD, fermo restando che i miracoli non può farli nessuno…ne ha fatti sempre solo UNO che regna lassù…ma esistono le buoni intenzioni, la forza di volontà, l’impegno, il mettersi in gioco,la curiosità mista alla paura di conoscere cosa si cela dietro al dolore.
Con affetto, Dott.ssa Bassoli
mio figlio ha 15 anni, è un ragazzo adottivo da quando aveva 1 mese, e lo ha sempre saputo. Ha sempre avuto un carattere ribelle, pur essendo un ragazzo molto sensibile e buono, ma da quando ha 13 anni sembra che la sua vita sia solamente giocare al computer, non accetta nessun tipo di regole, nè a casa ne a scuola. Infatti in prima superiore è stato bocciato sicuramente per aver studiato poco, ma anche per il suo comportamento.
A casa, nel momento in cui, dopo vari tentativi, gli togliamo definitivamente il computer inizia ad essere violento ma solo verbalmente, non ha mai alzato le mani su nessuno, ma oltre alle offese pesanti, continua a dire che se ne vuole andare di casa, che lo dobbiamo aiutare a trovare un’altra famiglia, che lui nn riesce più a vivere con noi, ecc ecc. Io e mio marito soffriamo molto e non capiamo cosa possiamo aver sbagliato. Stiamo andando da uno psicologo ma lui non ci vuole venire. Temo che questi continui castighi (ovvero togliere il computer) possano aggravare la situazione, Qaundo gli parliamo sembra capire, ma il risultato poi è sempre lo stesso. Cerchiamo di distrarlo, mio marito ogni tanto quando può lo porta con sè a lavorare ma sembra di andare al patibolo. E dopo 1 minuto che è lontano dal computer è già annoiato e non sà cosa fare. Noi cerchiamo di tenere duro ma sentirsi dire tutti i giorni che per lui non sei nessuno e che l’unico scopo della sua vita è andarsene da noi fà veramente molto molto male. Cosa fare?
Cara Monica, ricordo con grande emozione i colloqui a cui assistevo durante la mia formazione per i percorsi di adozione e affido. Adottare un figlio è una scelta profondamente importante, coraggiosa, dettata dall’amore per la cura e la protezione di un innocente il cui cammino è iniziato da subito complesso. Quando un figlio è a conoscenza di essere stato adottato subentrano vari stati d’animo in lui e vari pensieri sui genitori adottivi. Il senso di colpa che sente per essere stato un “peso” per il genitore naturale che non l’ha “voluto ” tenere con sè, o altri pessimistici, rabbiosi ipotetici pensieri sulla scelta di “liberarsi” del figlio. Accanto a ciò ci sono i pensieri “buoni” per i genitori adottivi che l’hanno scelto, che l’hanno voluto, desiderato tanto, che hanno voluto creare un posto per lui. Ma accanto proprio a tali buoni penseri subentrano altri legati allo sconforto di essere stato in origine rifiutato: potrebbero rifiutarmi anche i genitori adottivi? Ci sarà nella vita sempre qualcuno che mi abbandonerà? Merito un legame profondo con qualcuno? Sarò destinato ad essere solo? potrò crearmi una mia famiglia? Sono degno di essere amato? Le domande potrebbero essere molte di più…Ci tengo a dire che tuo figlio sperimenta con il computer la possibilità di scegliere di accenderlo e spegnerlo, potrebbe esser la metafora di decidere di iniziare e terminare un contatto, come se fosse una relazione…è come se tuo figlio sperimentasse la possibilità di avere in pugno il gioco delle relazioni, di decidere per se stesso se desiderare una relazione o rifiutarla e non di esserne oggetto. Non è un caso che i problemi di tuo figlio siano insorti in fase adolescenziale, nella quale ogni ragazzo desidera capire le ragioni che l’hanno messo al mondo, trovare delle basi per poter costruire la propria vita ancora confusa su cosa fare, chi essere…Si fanno lunghi percorsi per gli affidi e le adozioni per sondare le ragioni profonde di tali scelte così complesse, chissà se un domani dei professionisti decideranno di fare percorsi psicologi/terapeutici per ragazzi che sanno di essere stati adottati, per conoscere i loro pensieri, le loro paure, le loro fantasie, le loro sicurezze. Non è facile adottare un figlio e non è facile per un figlio sapere di essere stato rifiutato prima e scelto poi…Tuo figlio sta forse spostando su di te e tuo marito la rabbia verso chi non l’ha voluto…tu e tuo marito siete per lui dei punti di riferimento e spesso i punti di riferimento sono anche oggetto di sfoglo di rabbie represse. Con voi può anche permettersi di arrabbiarsi, perchè con voi c’è una profonda relazione affettiva.
Credo sia utile che continuate a esser seguiti da professinisti esperti in materia di adozione. Non è necessario che vostro figlio assista alle sedute…è importante che qualcuno vi aiuti a entrare nel mondo di un figlio adottato e adolescente…non dovete pensare di aver sbagliato qualcosa. Ogni genitore biologico o adottivo non è perfetto come ogni figlio naturale o adottivo non è perfetto…L’importante è coltivare la curiosità di conoscersi. Lancio una provocazione : potreste chiedere al vostro psicologo di invitare vostro figlio a una seduta portandosi con sè il proprio computer…
Un caloroso abbraccio, Dott.ssa Bassoli Anna
A differenza di altri casi ho mio figlio di soli otto anni che mi picchia e mi prende a parolacce (anche volgari) quasi tutti i giorni.
E’ sempre stato così, fin da piccolo, violento, capriccioso e offensivo.
E dire che chi lo vede non lo direbbe mai, a volte non ci credono.
Sono una ragazza madre e il padre lo vede a periodi poichè questi e particolare, non lavora e anche lui ha un carattere difficile. Molti potrebbero pensare che il motivo è da ricercare nella figura paterna, invece non è vero.
Una mia amica non ha mai fatto conoscere il padre al figlio eppure non è ai livelli del mio, anche se ha dato segni anche lui di squilibrio caratteriale, ultimamente mi ha detto che è migliorato.
Sono andata dalla psicologa, sia l’anno scorso che quest’anno ma non ho risolto nulla.
L’ultima volta mi ha dato un foglio con scritto ciò che deve fare e le regole da rispettare.
Anche io questo inverno gli avevo fatto un foglio con 10-12 regole ma non le ha nemmeno volute leggere.
Lui è proprio così di carattere, non c’entrano le regole, ormai per lui io sono una persona come tante, non sua madre.
Addirittura dice che non lo devo comandare e che devo sempre ascoltarlo.
Viviamo con mia madre (ha 78 anni), la quale anche lei non ce la fa più di questa situazione, non si riesce a farlo cambiare, almeno un po’.
Se gli do anche io qualche sberla, mi ricambia con il doppio e non serve nemmeno se lo metto in punizione togliendogli qualcosa che gli piace.
Diventa ancora più prepotente e mi ricatta.
Non so nemmeno se contattare ancora la psicologa, non dico che non sa fare il suo mestiere, però secondo me non ha ancora capito com’è mio figlio, ha un brutto carattere.
Chiedo gentilmente qualche consiglio, sono davvero disperata, ho pensato anche di metterlo in Collegio ma non so nemmeno se esistono ancora e non vorrei che facendo così un giorno mi odierà.
Qualche soluzione c’è?
Grazie per una risposta.
E’ difficile parlare di soluzioni, ma posso provare ad aiutarti a riflettere su un percorso di terapia familiare con tua madre e tuo figlio (in un secondo momento quando i tempi saranno maturi sarebbe auspicabile anche la presenza del padre). E’ importante lavorare sulle relazioni piuttosto che sulle regole di “casa”. NOn possono essere rispettate se non si colgono le problematiche che possono esserci a monte…Tuo figlio sta usando la violenza, la forza per far capire chi è l’uomo di casa o anche poer “distrarvi” da dolori che state vivendo…
NOn pensare che per lui sei una persona come tante…se fosse così si comportarebbe con te come con gli altri, Invece scrivi “E dire che chi lo vede non lo direbbe mai, a volte non ci credono”. Proprio perchè vi da una grossa importanza agisce tali comportamenti con voi.
Certo questa non è una consolazione, ma solo per farvi capire che il vostro legame è fortissimo e per questo che è importante conoscerlo in tutte le sue forme con un percorso che vi metta in relazione reciproca…il profesionista saprà come procedere, affidatevi!
Un forte abbraccio, Dott.ssa Bassoli Anna
P.s. Rifiuta ogni tipo di aiuto sostenendo che quelle che hanno problemi siamo noi. Solo per un periodo ha accettato di andare da una psicologa salvo scoprire che in realtà non ci era mai andato, intascava semplicemente i soldi della seduta.
Grazie ancora
Buonasera a tutti, ho trovato questo forum cercando caso simili al mio. Sono una ragazza di 27 anni e 10 anni fa ho perso mio padre restando con mia madre, mia sorella ed un fratello violento. La situazione é degenerata negli anni. Mio fratello, che tra poco compirà 24 anni, usa violenza continua con noi sia fisica che verbale. Siamo state da vari specialisti( psicologi, avvocati, psichiatri) che ci hanno consigliato il TSO ma non siamo riuscite ad ottenerlo. L’altro giorno ha iniziato ad insultarci, ha rompere cose in casa e a sputarci addosso( in modo da non lasciare segni per una denuncia-testuali parole)ho chiamato il 118 ma mi hanno detto di chiamare il 112 perché loro non poteva intervenire direttamente, il risultato è stato quello di attendere 2 ore una volante che arrivata ci ha sconsigliato una denuncia e non ha chiamato il 118( anche perché ormai mio fratello era tornato a letto e dormiva, se fossero arrivati in tempo magari la situazione sarebbe stata diversa). Non sappiamo più cosa fare, ha rubato le schede della televisione( in modo da non poterci nemmeno concedere un tg) e resta chiuso in camera, io ho iniziato ad avere attacchi d’ansis sempre più forti e sono costretta ad assumere dei farmaci, mia madre soffre di pressione alta e temo per la sua incolumità. Vi ho raccontato solo l’ultimo episodio perché l’elenco sarebbe infinito, la causa scatenante sono sempre i soldi che chiede in continuazione( non studia,non lavora, non fa nulla in casa..è un parassita). Io non riesco più a vivere, ho vinto una borsa lavoro per l’estero ma ho paura di partire perché non voglio lasciare mia madre in balia di questo animale( mia sorella è sposata ed é presente ma non vive più con noi). Abbiamo chiamato i carabinieri varie volte ma non lo abbiamo denunciato perché l’avvocato l’ha sconsigliato. Mio fratello odia mia madre e ripete sempre che vorrebbe vederla morta, anche se non ci ha mai fatto mancare nulla ed è stata in grado di mandare avanti una famiglia da sola. Ciò che penso è che mio fratello sia un vigliacco e un parassita che approfitta della situazione, sono convinta che se ci fosse ancora papà non farebbe ciò che fa. Non so come fare, grazie anche solo per avermi ascoltata.
Credo che tu debba andare all’estero per la tua carriera professionale. Non puoi sacrificare le tue aspirazioni…Capisco molto bene che il pensiero di lasciare tua madre da sola con tuo fratello sia per te inconcepibile. Fino ad oggi essere state vicine non ha però risolto la situazione. Di certo cercate di farvi forza ma questo non basta. Credo che occorra ripresentarsi dai professionisti a cui in passato vi siete rivolte. Non capisco i motivi per cui il TSO non sia stato messo in pratica.. è molto probabile che tuo fratello non sia riuscito a rielaborare il lutto per la perdita del padre e non so se anche voi della famiglia siate riusciti a superare un dolore di tale portata.
Non conosco le ragioni per le quali l’avvocato vi ha sconsigliato di denunciarlo…Io resto sempre dell’idea che solo chi vive direttamente con queste situaizoni conosce bene le difficoltà emotive e fisiche che è costretto a subire…pertanto quando capiteranno occasioni fortemente violente, pericolose, sappiate che potete decidere voi per la vostra incolumità. Se questa protezione può essere data con la denuncia, che denuncia sia…se può essere data con un percorso psicoterapeutico, che percorso terapeutico sia…scegliete voi la strada che sentite più percorribile…e se scoprite che non è di utilità scegliete le altre…l’importante è non fermarsi, non paralizzarsi davanti alla violenza.
Con affetto, DOtt.ssa Bassoli Anna
Grazie
Ho 2 figli maschi di 5 e 17 anni il più grande nato con infezione connatale da CMV diventa sempre più violento in particolare nei periodi che non va a scuola si alza tardi e dopo essersi masturbato a letto va in bagno è vi passerebbe le ore appartandosi e parlando da solo da premettere che lui è sordo e in questi momenti rifiuta anche la protesi per farlo uscire siamo costretti a togliergli la corrente essendo il bagno cieco (da lui preferito) esce per riattivare la corrente e noi gli dobbiamo chiudere a chiave il bagno, naturalmente prima di arrivare a questo cerchiamo di attirarlo a delle attività che a lui piacciono inoltre da 6 anni stiamo imparando la lingua dei segni per poter comunicare con lui in questi momenti e anche se lui rimane più calmo spesso lui si scaglia contro di noi con calci e pugni mia moglie è esausta io cerco di fare del mio meglio in particolare da ottobre che sono senza lavoro ma mi sento spesso impotente inoltre notiamo nel piccolo dei segni del suo disagio balbuzie incontinenze e gli insegnanti dell’asilo lamentano si sonnolenze assenze.
Caro Davide, è molto probabile che i comportamenti violenti di tuo figlio maggiore nascono da un bisogno di “sentirsi”. Provo a spiegarmi meglio: i bambini, i ragazzi e gli adulti hanno bisogno di provare piacere fisico e la masturbazione è una delle prime scoperte del piacere intenso.
Ci sono situazioni in cui una persona sente il bisogno di provare sensazioni, percezioni, di sentire emozioni che possono essere piacevoli o anche dolorose. E’ pur sempre un modo per “sentirsi”, per conoscersi. Ci sono, per esempio, dei bambini che soffrono di autismo che agiscono comportamenti autolesionistici gravi (come battere forte la testa sul muro, morsicarsi, ecc). Provare dolore è una sensazione forte, è il sentire di avere un corpo che reagisce a delle stimolazioni. In questo il piacere e il dolore funzionano allo stesso modo. Per un genitore è però più difficile accettare che il proprio figlio si faccia del male. Ovviamente in famiglia, se ci sono dei fratelli, chi agisce comportamenti violenti è al centro dell’attenzione e gli stessi comportamenti violenti vengono in un certo modo rinforzati dai comportamenti conseguenti dei familiari. Non è pertanto infrequente che i fratelli inizino ad avere dei comportamenti regressivi (come incontinenze sfinteriche), sono sempre richiami di attenzione. Ci sono diversi Servizi Sanitari Pubblici che seguono situazioni simili alla tua, che sostengono il disagio di tutta la famiglia con psicoterapie familiari e il disagio del ragazzo con percorsi cognitivo-comportamentali mirati. Oppure se i tempi di attesa sono molto lunghi, puoi intanto rivolgerti a un professionista privato che con alcuni incontri consulenziali possa indirizzarvi ad hoc e aiutarvi a sostenere emotivamente il periodo che intercorre da adesso alla presa in carico del Servizio Pubblico.
Un forte abbraccio, Dott.ssa Anna Bassoli
Ho un figlio di 23 anni che a dimostrato la sua violenza con tutta la famiglia compreso il fratello minore che adesso a 11 anni ..mi raccontava che lo metteva sul divano col cuscino in faccia e poi ci si sedeva sopra il piccolo allora subiva sberle davanti a me e non potevo dire nulla altrimenti diventava violento con me .Spesse volte mi a mandato all’ospedale e tante volte sono intervenuti e carabinieri:Sono una donna di 50 anni mio marito 70 anni e delle sue violenze siamo stanchi io sono una donna malata con patologie gravi il mio cuore malato non so come ancora potrà reggere questo strazio ..se non si parla come dice lui come stasera si subisce la sua violenza ..ho paura sono fragile è intimorita se lo vado a denunciare ho paura per lui e per tutti noi ..questa e la mia storia in breve grazie
cara Giovanna, ti sono molto vicina.
Leggo che in precedenza sono già intervenuti i carabinieri, pertanto credo ci siano state delle segnalazioni da parte della famiglia. Se queste non sono servite per fermare tuo figlio, intanto prova a rivolgerti al tuo medico di famiglia per il tuo stato di salute e prova a chiedergli una visita specialistica presso un professionista psicologo/psicoterapeuta che possa accogliere il disagio che tutta la famglia sta vivendo da molti anni. E’ importante costruire una rete di professionisti perchè possano aiutare te e la tua famiglia a uscire da questo circolo vizioso.
Con affetto, Dott.ssa Anna Bassoli
Anche mio figlio di 17 anni è violento, la mia storia ricalca quelle precedenti.
Sto cercando in tutti i modi, utilizzando infinite strategie, di fermarlo. E’ seguito da una psicologa, abbiamo cercato di fare una terapia familiare, l’ho anche portato da un neuropsichiatra ma non presenta nessun problema psichiatrico.
Ho telefonato 2 volte al 118 non li ho però mai fatti uscire, devo dire che le telefonate lo hanno spaventato e in questa fase sono servite a “bloccare” la violenza del momento.
Ora quindi mi difendo prendendo in mano il telefono e minacciando di chiamare la polizia e questo è certamente un deterrente ma non è certo la soluzione.
Io non ho quindi avuto ancora la forza di far intervenire le forze dell’ordine perché ho due preoccupazioni: la prima è che una denuncia “sdogani” totalmente la sua violenza perché, come dice lui stesso, a quel punto non avrebbe più niente da perdere (mi riferisco alla fedina penale), ed inoltre non credo che capirebbe che questo gesto oltre ad essere fatto per difendere me stessa lo è anche per “fermare” lui, temo che a quel punto il rapporto familiare non sia più recuperabile.
Grazie se mi vorrete rispondere e consigliare.
Cara Elisabetta, anche nel tuo caso credo sia opportuno confrontarti con i professionisti che seguono tuo figlio perchè possano aiutarti a lavorare sull’emergenza.
Per un genitore denunciare il proprio figlio è molto doloroso, faticoso, implica stati d’animo di fallimento.
Il pensiero che un gesto d’urto da parte del genitore possa portare a una situazione irrecuperabile con il figlio frena molto il genitore. Di certo il figlio se ragionasse allo stesso modo forse si sarebbe comportato diversamente, non avrebbe alzato sempre più il tiro. Pertanto, sui pensieri, le paure, gli stati d’animo legati alla sofferenza gli psicologi hanno gli strumenti per aiutare a stare meglio. Il genitore deve preoccuparsi di fermare assolutamente i comportamenti violenti dei figli, deve mostrare che per il benessere del figlio e della famiglia rischia di mettere in forte crisi il rapporto (ma questo non significa rapporto irecuperabile).
Il messaggio al figlio deve essere chiaro, deciso non intimidatorio. Nei casi in cui i genitori hanno denunciato i figli, non nascondo che il rapporto è stato molto minato ma attraverso l’aiuto dei professionisti che seguono la famiglia e di concerto che seguono il figlio, il rapporto ha preso una piega diversa. Non è stato certo immediato e facile, Si devono attraversare varie fasi, come di solito avviene quando si lavora sulla elaborazione del lutto…Di solito, in tali percorsi l’aspetto meraviglioso e impagabilr è che si parla della storia buona che ha unito le persone di quella famiglia e tutte le variabili che hanno giocato a sfavore e hanno messo in crisi tale unione (l’unione è però sempre forte…e il lavoro clinico lo dimostra.
Con affetto, Dott.ssa Anna Bassoli
le sono infinitamente grata della sua risposta.
Di amore nella storia con mio figlio c’è e ce ne è stato tantissimo da parte mia e un tempo anche da parte sua.
Grazie credo di aver capito.
buongiorno,
mio figlio di 15 anni è sempre più violento, quando faccio qualcosa che lui reputa contro di lui mi urla parolacce tira pugni contro le cose in casa e ultimamente non rispetta nemmeno più gli orari.
si rifiuta di dirmi dove và e con chi esce, non vuole darmi alcun recapito dei suoi amici perchè dice che sono affari suoi e di stare tranquilla perchè tanto non gli succede nulla. i servizi sociali non ci sono molto di aiuto in quanto tendono a sminuire il problema e in tutti questi anni non ci hanno mai proposto un programma mirato ma solo soluzioni dove fargli passare qualche ora.
sono separata, il padre del ragazzo non è collaborativo nel senso che preferisce non sapere quello che succede a casa con me, non lo vede con regolarità e si limita a fargli una telefonata ogni tanto dove il ragazzo non racconta ovviamente nulla di quello che succede.
ho sempre più paura delle reazioni di mio figlio perchè stanno crescendo di intensità e mi sembra di aver perso tutta l’autorità che un genitore dovrebbe avere.
non sò più cosa fare abbiamo ricominciato un percorso psicologico individuale ma nell’attesa che qualcosa cambi vivo una situazione di stress elevato con conseguenti effetti sulla mia salute, a nulla sono valsi i miei tentativi di parlargli di cercare un dialogo, solo tante belle parole da parte sua ma poi tutto procede all’insegna della ribellione più totale con solo qualche barlume di lucidità.
quali sono gli strumenti da utilizzare in questi casi, devo rassegnarmi a vivere questa situazione? è davvero autorizzato un minorenne solo perchè in quanto tale ad essere giustificato? e se è vero che la responsabilità è dei genitori come posso evitare che si metta nei pasticci se non mi ascolta più?
Cara Ketty,
credo che nessun figlio (minorenne o maggiorenne) debba essere giustificato per i comportamenti violenti agiti in famiglia. Come credo che non sia (solo) responsabilità dei genitori se un figlio agisce tali comportamenti. Ma soprattutto sono convinta che un genitore non possa evitare che il proprio figlio si metta nei “guai”.
Sono altrettanto convinta che quando si vivono in famiglia situazioni difficili, il genitore debba prendere coscienza di questo e mettersi in gioco in un lavoro terapeutico individuale, di coppia o familiare. Ho letto che hai ricominciato un percorso psicologico con tuo figlio. Senza entrare nel merito di tale percorso, credo sia molto utile che tu e il tuo ex-marito possiate ritagliarvi presso un terapeuta un tempo solo “vostro” come genitori per essere insieme in questo difficile cammino di rivisitazione delle emozioni. Se il tuo ex-marito non vuole essere coinvolto, come può tuo figlio volersi coinvolgere? è importante provare a contattare il tuo ex-marito poiché vostro figlio è minorenne e se entrambi avete la patria potestà siete autorizzati a conoscere la situazione.Prova a confrontarti con il sistema curante (terapeuta e servizi sociali) su come parlare con tuo ex-marito. Occorre sempre ricordare che gli adulti danno l’esempio. Un figlio è attento ai comportamenti del genitore, distingue se un genitore vorrebbe fare ma non ha proprio le forze e se, invece, ha paura…Ciò che funziona è il coraggio di provare…
un caro abbraccio, Dott.ssa Bassoli Anna
Salve….è strano,ma leggendo i vari commenti per un attimo ho provato sollievo(anche se dopo sono sprofondata nella solita angoscia):non sono sola!ci sono persone che vivono la mia stessa situazione! razionalmente ho sempre pensato che il mio non poteva essere l’unico caso al mondo,ma si sente sempre e solo parlare(anche se giustamente)di violenza del partner o dei genitori verso i figli,mai di figli violenti.tante volte mi sono ritrovata,disperata,a sfogliare l’elenco telefonico:c’è il numero dei carabinieri,della polizia,dell’ambulanza,della violenza sulle donne…..ma a chi ti rivolgi quando un ragazzino minorenne tiene in pugno la famiglia,la distrugge,seminando terrore?
mio fratello ha 15 anni;ormai da 4/5 anni si ripete la stessa storia:quando vuole altri soldi,o altri vestiti,quandi ha preteso il motorino o la play station o un altro cellulare,quando si arrabbia perchè abbiamo aperto la finestra della sua camera per far passare un po’ di aria e addirittura una volte perchè soffriva per il mal di denti ci picchia;mette le mani addosso a noi sorelle e ai nostri genitori…rompe gli oggetti,libri,mobili,cellulari, spacca le porte se ci chiudiamo dentro per difenderci…ultimamente se la prende anche col nostro gatto:lo lancia dalla finestra….
ha una violenza inaudita!già in due occasioni ha tentato di strangolare mia madre,una volta ha cacciato mia madre e le mie sorelle e mi ha “sequestrata” in casa,mi ha chiusa dentro per più di un’ora seviziandomi:mi picchiava,calci,pugni,schiaffi,poi cominciava a farmi “proposte” assurde,tipo “se mangi questo foglio/se mangi un barattolo intero di nutella ti lascio andare”…potrei raccontare altri 1000 episodi….
già da piccolo dava dei segnali:quando voleva ottenere qualcosa minacciava di buttarsi dalla finestra.ora è passato alla violenza fisica e verbale verso di noi.
ormai viviamo nel terrore:non sappiamo se accontentarlo per evitare di fare casino o imporci e subire tutte queste violenze!siamo sempre nervosi,non c’è quasi più un momento di allegria,quando succedono questi episodi dopo i mei genitori litigano fra di loro,perchè non sanno cosa fare,non trovano una strategia comune;io non riesco più a dormire,l’estate scorsa sono “impazzita”,passavo le notti sveglia perchè avevo paura che mi uccidesse durante il sonno.
quando ci picchia ha uno sguardo inquietante,sembra posseduto..ma in realtà è lucido,anche se fa cose pericolosissime…
la cosa “strana” è che fuori di casa è un angelo:tutti si complimentano per la sua educazione,non alza le mani sui suoi coetanei,anzi una volta e successo che un gruppo di bulletti lo picchiassero e lui non ha fatto niente…inoltre quando è calmo vuole essere coccolato,ci abbraccia,dice che ci vuole bene…sono sicura che dopo si penta di quello che fa,ma ormai ha capito che facendo così ottiene ciò che vuole e ho la sensazione che il suo sia un problema comportamentale:è come se traducesse qualsiasi emozione negativa in violenza.inoltre dopo pretende di essere trattato bene,come se nulla fosse successo….
una volta un nostro vicino di casa è intevenuto perchè lui stava strangolando mio padre,gli ha dato uno schiaffo,lui ha pianto,ora lo odia ancora,non lo saluta nemmeno quando lo vede;quando abbiamo provato a dirgli “sei arrabbiato con lui per un solo chiaffo,figurati cosa dovremmo provare noi verso di te”,lui ha risposto che è più grave essere picchiati da un estraneo,che gli estranei non devono intervenire nelle questioni di famiglia….
si rifiuta di venire dallo psicologo;ci hanno consigliato di intraprendere una terapia familiare,anche senza di lui,aspettando che si decida a venire,ma non abbiamo mai provato:si tende a cosiderare che sia lui il problema e quindi quello che ha bisogno di aiuto e poi nei periodi in cui è calmo speiamo sempre che sia cambiato..inutilmente…
Non ce la facciamo più,abbiamo paura,vivere così è impossibile..temo che un giorno potrebbe ucidere uno di noi…chi non vive queste situazioni non può capire…
mi sento di contraddire quello che ha scritto Sirya:non basta il pugno di ferro!i miei genitori ci hanno educato allo stesso modo,ma solo lui è così…mia madre è più morbida,mio padre più severo,ma si comporta allo stesso modo con entrambi…penso che sirya parli così perchè ha “solo” un figlio difficile da gestire,ma non un figlio violento.
io vorrei sapere cosa si può fare,oltre ad andare dallo psicologo:una terapia ha bisogno di tempo per dare frutti,inoltre ripeto chelui si rifiuta di venire;quando comincia ad usare la sua violenza cosa dobbiamo fare?chiamare i carabinieri?l’ambulanza?temiamo che dopo ci farebbe anche peggio e che non servirebbe a nulla…
volevo proporre agli altri che vivono la mia stessa situazione di creare un forum,un blog,in cui parlare del problema e cercare soluzioni,magari con i cosigli di chi è riuscito ad uscire dall’incubo….è orrendo essere soli a vivere un dramma.
mi scuso per lo sfogo….
Cara Miriam, non devi scusarti per lo sfogo, anzi sfogarsi è salutare, liberatorio e credo che la tua testimonianza sia molto significativa sia per gli “addetti ai lavori” sia per le persone che soffrono di questo serio problema comportamentale e sia per chi ne è vittima…
Ritengo per la mia personale formazione in tale campo che la Terapia Familiare sia l’intervento di elezione nei casi di violenza in famiglia e in paritoclare quando i figli sono violenti verso i genitori. Rimettere in circolo le dinamiche relazionali è utile ma molto faticoso. La fatica ha origine dal raccontarsi, dal confrontarsi, dall’ascolto di vissuti che possono essere diversi pur parlando delle stesse questioni.
Non devi pensare che l’intervento delle forze dell’ordine e/o dell’ambulanza siano motivo di ripercussioni ulteriori. Questo pensiero ti blocca e ti impedisce di proteggerti. Credo che se le persone autorevoli/competenti vengono a conoscenza delle violenze e gli effetti della violenza e vedono i “danni” da voi subiti possano avere gli strumenti necessari per lavorare sull’emergenza. Ci sono interventi mirati in questi casi, prova ad affidarti e non continuare a subire tutto questo carico emotivo.
Per qualsiasi altra questione, resto a disposizione
Un caro saluto, Dott.ssa Anna Bassoli
Salve Francesco,
ti scrivo per ricordarti che è la condizione stessa a trovare la soluzione.
Intendo dire che tutte le volte che tua madre interviene per evitare la sofferenza che la condizione nuova creerebbe, sta impedendo la naturale evoluzione del sistema.
Tutto si accumula trovando poi un esplosione.
E’ un pò come una diga che viene messa allo scopo di bloccare il corso naturale di un fiume.
Ogni cosa deve trovare il suo naturale equilibrio, ma per poterlo fare deve cambiare struttura. Cambiare struttura significa passare per situazioni aperte piene di dubbi e di ansia.
Condivido la tua onestà a rompere questo circolo vizioso.
Un Saluto
Dott. Munaro
Psicoterapeuta Clinico
Salve, ho letto attentamente tutte queste storie strazianti, dove, mio malgrado, mi riconosco a pieno.Ho un fratello di 22 anni che è da anni che non ci lascia vivere; problemi di droga, problemi comportamentali, violenze verbali e fisiche quotidiane, furti. La vita mia in casa è un inferno, e penso che quella di mia sorella e di mia madre non sia tanto meglio. Pultroppo mia madre è ancora convinta che tutto dipenda da lei e che col tempo tutto si aggiusterà, manifestando atteggiamenti di sottomissione che hanno portato mio fratello ad essere via via più violento e prevaricatore. Mio fratello va da una psicologa ma inutilmente; mia madre non vuole che si allertino i servizi sociali o le autorità perchè dice che così lo perderebbe, e ogni volta mi dice di avere pazienza, che bisogna che passi del tempo. Ma sono passati 8 anni e non ce la faccio davvero più; ho paura di una mia possibile reazione all’ennesimo gesto violento perchè non so se riuscirei a controllarmi, tanta è la sofferenza e la rabbia accumulata. Per cui mi sono deciso, prima che questo accada, a denunciare la situazione ai servizi sociali e, nel caso, alle forze dell’ordine. Ma prima avrei bisogno di un consiglio da qualcuno, poichè mi sento così solo e abbandonato di fronte a questo problema.
Grazie,
Francesco 27 anni.
Caro Francesco,
condivido le parole del Collega e vorrei aggiungere che è molto importante che tu dia ascolto al tuo stato d’animo fatto di paure, rabbie, delusioni e spesso blocchi e paralisi legati ad un senso di impotenza e di vuoto che quando ci si trova dentro a queste difficili situazioni si provano e si fatica a vedere altre emozioni, sentimenti, “soluzioni”, ecc…
Credo che sia giusto che tu faccia ciò che in questo momento senti importante, come poterti proteggere da una situazione che sfugge di mano a tutta la famiglia. In una famiglia ciascuno ha i propri “tempi emotivi”. Se il tuo tempo emotivo ti dice che per te è giusto contattare i servizi sociali e le forze dell’ordine credo che sia giusto farlo, previo comunicazione a tua madre e tua sorella, spiegandone le tue ragioni delle quali potranno essere d’accordo o no. A quel punto avrai una difficile scelta nel caso loro non aderissero. Si possono comunque fare delle segnalazioni e ricordati che anche tu, come tuo fratello, puoi ritagliarti uno spazio personale di terapia per potere affontare i moti di rabbia che ti assalgono…”ho paura di una mia possibile reazione all’ennesimo gesto violento…”. Ovviamente non serve altra violenza e rabbia per fermare IL violento di casa…Credo tu abbia tante risorse sa mettere in campo per cui coraggio e segui ciò che senti sia giusto per te.
Un abbraccio, Dott.ssa Bassoli Anna
Mio figlio , 28 anni , vive con me perchè non ha una sua indipendenza economica essendo disoccupato . Si comporta in modo violento ,non è ancora arrivato a mettermi le mani addosso ma minaccia continuamente di tirarmi una coltellata , uccidermi ecc.Dorme fino alle quattro del pomeriggio e di notte veglia davanti al computer . Non ha la forza di andarsi a cercare un lavoro .Gli ho detto di cercare un aiuto perché penso che sia depresso ma non ne vuole sapere ,anzi ,quando ne parlo diventa violento e rompe tutto . Ha detto che se chiamo gli assistenti sociali li butta giù dalle scale e mi ammazza .Che fare ?
Cara Nicoletta,
da ciò che racconti sembra che tuo figlio usi l’intimidazione per fare ciò che vuole e poter restare a casa senza pensare al suo futuro. Comunemente avviene questa situazione: i figli alzano sempre di più il tiro e i genitori sono sempre più emotivamente provati. Ma il dolore appartiene a tutti non solo ai genitori. E’ un dolore pervasivo che spesso blocca e paralizza qualsiasi altro cambiamento nella famiglia. Come ho scritto ad altri genitori che come te vivono quotidianamente questa difficile e dolorosa situazione, molto spesso i figli che soffrono e agiscono comportamenti agressivi, violenti e antisociali non chiedono aiuto. Pertanto è opportuno che sia tu a tutelarti e a chiedere aiuto per te stessa. Crearsi uno spazio personale di terapia può essere la porta di ingresso per agganciare anche il figlio. Soprattutto quando il figlio è maggiorenne, per il genitore è ancora più difficile convincerlo a farsi aiutare. Ecco perchè sostengo che sia per primo il genitore a cercare aiuto per sè, che trovi uno spazio personale nel quale riversare le proprie problematiche con il figlio o problematiche con altri componenti della famiglia. Fare un’analisi della storia familiare con un professionista può aiutare a creare connessioni con il passato che erano sospese o nascoste. Delle volte può non funzionare un intervento mirato sul comportamento del figlio ma piuttosto un intervento terapeutico solo sui genitori per mettere in luce le dinamiche relazionali che caratterizzano la famiglia e capire in quale periodo storico sono accaduti eventi che hanno messo in crisi i precedenti equilibri (è ovvio che una terapia con tutti i componenti della famiglia sarebbe auspicabile, ma come ho detto non sempre è possibile).
Il genitore può dunque uscire dalla paralisi e provare a mettersi in gioco in un percorso di terapia, mostrando al figlio che si è disposti a toccare il dolore…
Con affetto, Dott.ssa Anna Bassoli
Mio figlio mi picchia di continuo,stasera mi stava strozzando. Non so come fare, ho paura di denunciarlo, ma so che ci sarà nella vita chi lo farà per me. Vorrei un consiglio…
E’ molto comprensibile la tua paura di denunciarlo. Ma non aspettare per forza che altri interlocutori, professionisti, facciano ciò che tu vorresti fare ma che temi. E’ proprio la paura, il timore che ti tiene in scacco. Questo tuo figlio lo sa bene. Quando un figlio è consapevole di avere la situazione in pugno, di avere potere si sente autorizzato ad alzare il tiro.
Rispetto a ciò che dici, l’altra sera tuo figlio ha messo a rischio la tua vita, racconti che ti stava strozzando…Pensa che puoi autorizzarti a difenderti. Tuo figlio è molto importante e lo sei anche tu.
Un caro saluto,
Dott.ssa Anna Bassoli
legittima difesa
ho 40 anni sposata. voglio mi sto separando da mio marito, i miei genitori e mio marito non vogliono. ho subito violenza fisica percosse dai miei genitori. ho chiamato la polizia senza fare denuncia. secondo voi posso farlo dovrei farlo.
SALVE…………………………………………………………………………………
salve dottoressa, salve a tutti.
la mia idea e’ che con questi tipi di comportamenti dei figli, a meno che non siano dovuti a problemi di salute mentale,la soluzione sia la linea dura. Ho anch’io un figlio di quasi 21 anni difficile da gestire. L’ho sempre seguito molto cercando di dargli un’educazione corretta, eppure non vuole accettare regole ne’ orari,ha risposte arroganti e colorite, quasi ogni giorno sono litigi, ma vi assicuro che se non fosse il doppio di me anziche’ usare le parole userei le mani, con le buone non si ottiene piu’ niente, anzi piu’ vedono debolezza e piu’ ne approfittano.
Un grosso errore di questa ns societa’ e’ l’abolizione del servizio militare. un anno di disciplina per questa gioventu’ poteva solo giovare.
Il lavoro non si trova e gli stimoli negativi sono troppi, invitanti, poco costosi, ci si ritrova con un figlio che non si riconosce piu’, che non e’ piu’ lo stesso bambino dolce ed amorevole di pochi anni prima. Ci si interroga in mille modi “dove ho sbagliato?” Ma e’ inutile cercare le risposte, anche perche’ occorre pensare al presente e come cambiare il futuro.
Ho provato a fare un sondaggio tra amicizie e conoscenze, chi ha avuto problematiche simili ha risolto o cmq riesce a gestire situazioni sgradevoli solo con la severita’ e se il caso con le maniere forti. Questi ragazzi hanno bisogno di una figura che non dia loro solo affetto ma che incuta timore. Il problema e’ per chi non riesce ad esserlo o non ha in casa questa figura.
cordiali saluti a tutti
Salve, ho trovato per caso questo intervento e mi inserisco perchè ho lo stesso problema. Ho un figlio di 21 anni che più di una volta mi ha messo le mani addosso. Ho cercato di intimorirlo dicendogli che lo avrei denunciato, che avevo già segnalato la cosa alle autorità ma non serve. Come devo fare? Vi prego datemi dei consigli su come comportarmi. Grazie!
Cara Rosa, piuttosto che intimare è buona cosa agire comportamenti concreti. Dietro alla denuncia del proprio figlio, c’è una profonda difficoltà proprio perchè denunciarlo è come se il genitore denuciasse una parte di se stesso. Qualsiasi figlio, non importa se agisce violenza sui genitori oppure no, ha bisogno di vedere che il genitore fa ciò che dice, che “fa sul serio”. Il figlio lo mette spesso alla prova, ponendosi in un atteggiamento di sfida.
Sarebbe importante comprendere da quanto tempo tuo figlio agisce violenza, se è rivolta solo a te o ad altre persone della famiglia, se ha avuto un passato di bullismo, se agisce comportamenti deliquenziali, ecc. Ti consiglio di rivolgerti ad un terapeuta che possa accompagnarti in un percorso individuale o familiare, affinchè sia possibile creare le condizioni per ripercorrere i legami e le origini della violenza, indipendentemente dalla diretta presenza del ragazzo.
Purtroppo (o perfortuna) non ci sono ricette da offrire e sono altresì consapevole che quando si parla dei propri figli l’urgenza è fortemente sentita e si cerca di fare tutto ciò che è possibile e immediato.
La fretta non è sempre risolutiva. La tua richeista di aiuto è un ottimo trampolino di lancio per metterti in gioco non solo nel tuo ruolo di madr In buona sostanza, ciò che intendo dirti è l’importanza di prendersi cura anche di se stessi. E’ importante mettersi nell’ottica di non essere in terapia “per” il figlio, ma “CON” il figlio. Questo atteggiamento aiuta a non colpevolizzare e colpevolizzarsi…non ci sono colpe quando si prova dolore.
Con affetto,
Dott.ssa Anna Bassoli
Cara Sarah, camprendo la difficoltà e il dolore che tu e la tua famiglia state vivendo. Certamente anche tuo fratello con il suo comportamento aggressivo sta esprimendo dolore, angoscia. I motivi possono essere molteplici e certamente occorrerebbe avere maggiorni informazioni a riguardo. Posso però dirti che molte volte coloro che agiscono violenza verbale e fisica non vogliono farsi aiutare, proprio perchè tali agiti violenti hanno un senso e non farsi curare significa non voler modificare nulla in se stessi e in famiglia. Allo stesso tempo, però, è possibile che la famiglia stessa, senza la presenza fisica del ragazzo, possa rivolgersi ad un professionista, il quale possa accogliere le difficoltà e disperazioni quotidiane. Alle volte capita che siano in un secondo momento proprio i ragazzi a voler presenziare alle sedute per “controllare” ciò che accade, verificare cosa si dice, avere il desiderio di esprimere i propri pensieri, emozioni. Pertanto, a seconda delle situazioni, si possono fare degli interventi terapeutici nei quali non necessariamente sia prensente colui che agisce violenza. Spesso in famiglia non cambia nulla perchè si crede necessario intervenire direttamente sulla violenza, sul sintomo. Ma il sintomo esprime un dolore di tutti, per cui se tuo fratello “non vuole farsi curare”, prova a pensare che tu e i tuoi genitori potete prendervi intanto cura di voi, ritagliandovi uno spazio terapeutico nel quale possiate ascoltarvi, raccontarvi e ripercorrere e ridefinire insieme cosa è accaduto nell’ultimo anno, periodo nel quale riferisci che tuo fratello “è diventato molto aggressivo e violento…”, con ricoveri psichiatrici.
un forte abbraccio
Dott.ssa Anna Bassoli
Buonasera Dottoressa,
le scrivo perchè mio fratello da un anno a questa parte è diventato molto aggressivo e violento e non solo a livello verbale.. è stato ricoverato diverse volte per brevi periodi (trattamenti TSO).. ma non è ovviamente cambiato nulla… io e i miei genitori non sappiamo piu’ come comportarci.. le abbiamo provate tutte ma non c’è assistenza.. se la persona in questione non vuole farsi curare nessuno ti puo dare una mano.. ti lasciano da soli! c’è qualcosa che si puo fare concretamente? qualcuno che ti possa aiutare??
grazie
saluti
Sarah
Cara Angela, quando un figlio è violento il legame con il genitore è indissolubile.
Pensi ai giovani come figli del “Io Voglio”. Se fosse così potrebbe essere che i genitori siano dentro ad un preciso pensiero: “Io Devo”. Per esempio, devo essere sempre all’altezza come genitore, non devo deludere i miei figli, devo dare loro tutto ciò che io non ho ricevuto dai miei genitori, ecc.
Spesso il figlio è violento per celare le proprie fragilità, insicurezze, si nasconde dietro all’immagine che ha di sè. Allo stesso tempo, spesso i genitori sono sulla “prestazione” con l’intento di fare tutto ciò che possono per dare ai figli il meglio, ma spesso questi stessi genitori, così facendo, mascherano le proprie fragilità, paure. Sentimenti che appartengono al genitore poichè non è un super-eroe. Se il genitore non si maschera anche il figlio potrà permettersi di non farlo.
La relazione genitore-figlio è una relazione complessa proprio perchè è un rapporto profondo, intenso che si costruisce continuamente.
La tua preoccupazione, dolore e forse anche delusione e rabbia sono comprensibili. E’ importante che tu possa dare parola a questi tuoi sentimenti in modo da poter ridefinire con tuo figlio l’amore profondo che vi lega.
Un abbraccio
Dott.ssa Anna Bassoli
Mio figlio adolescente,dopo una discussione,mi si è girato dandomi un calcio nello stomaco,ho notato nei suoi occhi una cattiveria,mi ha fatto più male del calcio.Ultimamente,è agitato e prende a calci e pugni,porte,sedie,tavolo.I giovani,figli del 2000,sono figli del io voglio,e sono anche molto violenti,non avrei mai pensato che mio figlio,si comportasse in questo modo.