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	<title>Commenti per Ansiasociale.it</title>
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	<description>Psicologia clinica e psichiatria per i disturbi di ansia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Mar 2010 21:27:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su Violenza in famiglia: quando i figli sono violenti verso i genitori di Angela</title>
		<link>http://www.ansiasociale.it/articoli/violenza-in-famiglia-quando-i-figli-sono-violenti-verso-i-genitori/comment-page-1/#comment-119</link>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 21:27:24 +0000</pubDate>
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		<description>Mio figlio adolescente,dopo una discussione,mi si è girato dandomi un calcio nello stomaco,ho notato nei suoi occhi una cattiveria,mi ha fatto più male del calcio.Ultimamente,è agitato e prende a calci e pugni,porte,sedie,tavolo.I giovani,figli del 2000,sono figli del io voglio,e sono anche molto violenti,non avrei mai pensato che mio figlio,si comportasse in questo modo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mio figlio adolescente,dopo una discussione,mi si è girato dandomi un calcio nello stomaco,ho notato nei suoi occhi una cattiveria,mi ha fatto più male del calcio.Ultimamente,è agitato e prende a calci e pugni,porte,sedie,tavolo.I giovani,figli del 2000,sono figli del io voglio,e sono anche molto violenti,non avrei mai pensato che mio figlio,si comportasse in questo modo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Come curare la timidezza di Dott.Munaro Davide</title>
		<link>http://www.ansiasociale.it/articoli/come-curare-la-timidezza/comment-page-1/#comment-6</link>
		<dc:creator>Dott.Munaro Davide</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 22:45:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ansiasociale.it/?p=157#comment-6</guid>
		<description>Salve Emanuele, non penso sia la domanda giusta.
Ogni cosa subisce dei cambiamenti in termini graduali non dicotomici.
Intendo dire che non esiste il timido ed il non timido.
Siamo inseriti in una cultura e contesto educativo psico-sociale dove queste emozioni vengono coltivate.

La radice non è l&#039;emozione quanto tale, ma bensì la capacità di asserire liberamente le proprie emozioni.
Quante volte ti sei sentito dire frasi del tipo &quot;un uomo non deve piangere in pubblico, ci si deve sempre presentare bene, comportarsi in un certo modo&quot;. 

Il problema è essere dipendenti da queste idee e pensieri del tutto irrazzionali.

Noi spesso ci crediamo senza alcun fondamento, le diamo per scontate, in modo dogmatico.

Perchè io devo avere più stima di me stesso se gioco bene a tennis o parlo meglio oppure ho una macchina più costosa?

Chi decide tutto ciò?
Le nostre credenze.

Io penso che bisogna differenziarsi e divenire ciò che realmente siamo.
Questo può avvenire iniziando ad asserire le nostre esigenze manifestando i nostri sentimenti senza giudicarli o valutarli.
Il percorso di libero pensatore è faticoso e spesso comporta critiche poichè ti distanzierai dai luoghi comuni per avvicinarti a quello che cerchi veramente. Anche se ciò è fuori dalla norma.

Ex:
Se devi conoscere una persona che ti interessa, potresti manifestare il tuo stato d&#039;animo di imbarazzo dicendo che sei imbarazzato perchè ti piace. Non nascondendoti dietro comportamenti che pensi sarebbero accettati e valutati positivamente.

Tutto ciò va nella direzione opposta a quello che hai imparato dalle nostre irrazzionali credenze sociali che sono &quot;devi fare bella figura, non devi manifestare imbarazzo o paura&quot;.
La timidezza non è una malattia ma un emozione naturale che racchiude un modo di pensare.
Quel modo di pensare puoi certamente cambiarlo nel tempo sviuppando con metodo comportamentale e rifessioni e dialoghi interiori.
Non certamente attraverso psicofarmaci e cure miracolose.
ti consiglio psicoterapeuti centrati sul problema di tipo rieducativo e comportamentali.
Non analisi sterili del problema.

Una persona che stimavo molto che è da poco morta, profondo conoscitore e fondatore della RET in italia Cesare de Silvestri paragonava chi frugava nel profondo a un cieco che in una notte scura cerca in una cantina scura un gatto nero che non c&#039;è e lui lo trova.




Dott.Munaro Davide</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Emanuele, non penso sia la domanda giusta.<br />
Ogni cosa subisce dei cambiamenti in termini graduali non dicotomici.<br />
Intendo dire che non esiste il timido ed il non timido.<br />
Siamo inseriti in una cultura e contesto educativo psico-sociale dove queste emozioni vengono coltivate.</p>
<p>La radice non è l&#8217;emozione quanto tale, ma bensì la capacità di asserire liberamente le proprie emozioni.<br />
Quante volte ti sei sentito dire frasi del tipo &#8220;un uomo non deve piangere in pubblico, ci si deve sempre presentare bene, comportarsi in un certo modo&#8221;. </p>
<p>Il problema è essere dipendenti da queste idee e pensieri del tutto irrazzionali.</p>
<p>Noi spesso ci crediamo senza alcun fondamento, le diamo per scontate, in modo dogmatico.</p>
<p>Perchè io devo avere più stima di me stesso se gioco bene a tennis o parlo meglio oppure ho una macchina più costosa?</p>
<p>Chi decide tutto ciò?<br />
Le nostre credenze.</p>
<p>Io penso che bisogna differenziarsi e divenire ciò che realmente siamo.<br />
Questo può avvenire iniziando ad asserire le nostre esigenze manifestando i nostri sentimenti senza giudicarli o valutarli.<br />
Il percorso di libero pensatore è faticoso e spesso comporta critiche poichè ti distanzierai dai luoghi comuni per avvicinarti a quello che cerchi veramente. Anche se ciò è fuori dalla norma.</p>
<p>Ex:<br />
Se devi conoscere una persona che ti interessa, potresti manifestare il tuo stato d&#8217;animo di imbarazzo dicendo che sei imbarazzato perchè ti piace. Non nascondendoti dietro comportamenti che pensi sarebbero accettati e valutati positivamente.</p>
<p>Tutto ciò va nella direzione opposta a quello che hai imparato dalle nostre irrazzionali credenze sociali che sono &#8220;devi fare bella figura, non devi manifestare imbarazzo o paura&#8221;.<br />
La timidezza non è una malattia ma un emozione naturale che racchiude un modo di pensare.<br />
Quel modo di pensare puoi certamente cambiarlo nel tempo sviuppando con metodo comportamentale e rifessioni e dialoghi interiori.<br />
Non certamente attraverso psicofarmaci e cure miracolose.<br />
ti consiglio psicoterapeuti centrati sul problema di tipo rieducativo e comportamentali.<br />
Non analisi sterili del problema.</p>
<p>Una persona che stimavo molto che è da poco morta, profondo conoscitore e fondatore della RET in italia Cesare de Silvestri paragonava chi frugava nel profondo a un cieco che in una notte scura cerca in una cantina scura un gatto nero che non c&#8217;è e lui lo trova.</p>
<p>Dott.Munaro Davide</p>
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	<item>
		<title>Commenti su L’ansia, fenomenologia e definizione di Goccia</title>
		<link>http://www.ansiasociale.it/articoli/ansia-fenomenologia-e-definizione/comment-page-1/#comment-5</link>
		<dc:creator>Goccia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 22:08:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ansiasociale.it/?p=963#comment-5</guid>
		<description>Nel mio vissuto personale l&#039;ansia o l&#039;incapacità di essere &#039;padrona&#039; delle situazioni mi provoca una grande sofferenza. Il ventaglio della mia sofferenza si dispiega in un senso di inadeguatezza, di inferiorità, di disagio e di incapacità unita ad una sensazione di profonda solitudine o temuta solitudine.La paura di poter perdere o non saper meritare l&#039;affetto e simpatia delle persone mi fa sentire impotente e mi provoca uno stato di tensione anche nel fare solo una telefonata. Riesco spesso a celare questo stato di tensione ma credo sempre che dipenda tutto da me in qualsiasi minima interazione. Per questo non riesco a rilassarmi dentro e ad essere felice.Ho degli amici ed una cara amica ma mi capita spesso di non saper gestire le mie emozioni o di sentirmi preoccupata prima di uscire anche se desidero vedere glim amici e stare in compagnia. E&#039; come vedere la serenità e la felicità o l&#039;equilibrio per affrontare i dispiaceri dentro una scatola di vetro e non poterle prendere. Sarei più sincera se dicessi che non so prenderle. Se mi sento triste o ferita le mie difese falliscono sempre, sono consapevole di essere più &#039;nuda&#039; e in questi casi delle osservazioni o critiche o semplici provocazioni da parte di altre persone mi feriscono molto.  Spesso mi capita di essere silenziosa e di non sapere cosa dire, di avere la sensazione di poter dire solo cose non rilevanti o poco interessanti. Questo mi porta ad essere molto suscettibile e anche se sono consapevole di questo, il sentirmi dire, ad esempio da mio padre, &quot;non dici niente!che sei pensierosa?&quot;mi provoca un profondo dispiacere e la seguente mancanza di capacità di saper essere di &#039;compagnia&#039; o meglio piacevole funge da conferma alla spiacevole valutazione che ho di me.Sono poco assertiva e per quanto a volte mi sforzi i miei pensieri sono sempre negativi. Ho il terrore di essere al centro dell&#039;attenzione e ho difficoltà ad esprimermi con tranquillità. Credo di essere un vero disastro e di disperarmi per una felicità,una pienezza, una tranquillità che forse non merito. Vittma di me stessa. Nella nostra specie &#039;la selezione naturale&#039; probabilmente opera anche in questo modo. Credo che il nome con il quale viene indicato dagli specialisti il mio triste vissuto sia &quot;dep&quot;. O meglio disturbo evitante di personalità. Mi scuso per questo &#039;commento&#039; che non è sicuramente costruttivo. Ringrazio di cuore le persone che nel leggere il mio commento non rideranno o proveranno pena.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio vissuto personale l&#8217;ansia o l&#8217;incapacità di essere &#8216;padrona&#8217; delle situazioni mi provoca una grande sofferenza. Il ventaglio della mia sofferenza si dispiega in un senso di inadeguatezza, di inferiorità, di disagio e di incapacità unita ad una sensazione di profonda solitudine o temuta solitudine.La paura di poter perdere o non saper meritare l&#8217;affetto e simpatia delle persone mi fa sentire impotente e mi provoca uno stato di tensione anche nel fare solo una telefonata. Riesco spesso a celare questo stato di tensione ma credo sempre che dipenda tutto da me in qualsiasi minima interazione. Per questo non riesco a rilassarmi dentro e ad essere felice.Ho degli amici ed una cara amica ma mi capita spesso di non saper gestire le mie emozioni o di sentirmi preoccupata prima di uscire anche se desidero vedere glim amici e stare in compagnia. E&#8217; come vedere la serenità e la felicità o l&#8217;equilibrio per affrontare i dispiaceri dentro una scatola di vetro e non poterle prendere. Sarei più sincera se dicessi che non so prenderle. Se mi sento triste o ferita le mie difese falliscono sempre, sono consapevole di essere più &#8216;nuda&#8217; e in questi casi delle osservazioni o critiche o semplici provocazioni da parte di altre persone mi feriscono molto.  Spesso mi capita di essere silenziosa e di non sapere cosa dire, di avere la sensazione di poter dire solo cose non rilevanti o poco interessanti. Questo mi porta ad essere molto suscettibile e anche se sono consapevole di questo, il sentirmi dire, ad esempio da mio padre, &#8220;non dici niente!che sei pensierosa?&#8221;mi provoca un profondo dispiacere e la seguente mancanza di capacità di saper essere di &#8216;compagnia&#8217; o meglio piacevole funge da conferma alla spiacevole valutazione che ho di me.Sono poco assertiva e per quanto a volte mi sforzi i miei pensieri sono sempre negativi. Ho il terrore di essere al centro dell&#8217;attenzione e ho difficoltà ad esprimermi con tranquillità. Credo di essere un vero disastro e di disperarmi per una felicità,una pienezza, una tranquillità che forse non merito. Vittma di me stessa. Nella nostra specie &#8216;la selezione naturale&#8217; probabilmente opera anche in questo modo. Credo che il nome con il quale viene indicato dagli specialisti il mio triste vissuto sia &#8220;dep&#8221;. O meglio disturbo evitante di personalità. Mi scuso per questo &#8216;commento&#8217; che non è sicuramente costruttivo. Ringrazio di cuore le persone che nel leggere il mio commento non rideranno o proveranno pena.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Come curare la timidezza di emanuele</title>
		<link>http://www.ansiasociale.it/articoli/come-curare-la-timidezza/comment-page-1/#comment-4</link>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 17:56:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ansiasociale.it/?p=157#comment-4</guid>
		<description>secondo voi la timidezza si può superare o si può
solo migliorare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>secondo voi la timidezza si può superare o si può<br />
solo migliorare</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Attacchi di panico di mimmo</title>
		<link>http://www.ansiasociale.it/articoli/attacchi-di-panico/comment-page-1/#comment-3</link>
		<dc:creator>mimmo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 14:27:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ansiasociale.it/?p=162#comment-3</guid>
		<description>negli ultimi tre mesi gli attacchi di panico e l&#039;ansia mi stanno uccidendomi con ripetute corse al pronto soccorso, ecg ed enzimi, visite cardiologiche e dolori diffusi alla spalla con alterazione pressorica e ritmica del cuore. sarà pure da ignorare, ma mi stanno uccidendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>negli ultimi tre mesi gli attacchi di panico e l&#8217;ansia mi stanno uccidendomi con ripetute corse al pronto soccorso, ecg ed enzimi, visite cardiologiche e dolori diffusi alla spalla con alterazione pressorica e ritmica del cuore. sarà pure da ignorare, ma mi stanno uccidendo.</p>
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