Ansia sociale

L’ansia Sociale è la paura di trovarsi in situazioni sociali, di essere giudicati. La paura di interagire con altre persone può diventare devastante. Di fronte a figure autorevoli, persone alle quali spesso si attribuisce una posizione sociale superiore, la paura e l’ansia aumentano in modo esponenziale.

In altre parole l’ansia sociale è la paura e l’angoscia di essere giudicati e valutati negativamente da altre persone, che porta a sentimenti di inadeguatezza, vergogna, umiliazione, e depressione. La depressione è vista come una conseguenza di uno stato di’impotenza, nel non riuscire ad affrontare la situazione, nel sentirsi inefficaci ed inferiori.

Milioni di persone in tutto il mondo soffrono di questo devastante e traumatico problema.

La fobia sociale può essere specifica oppure generalizzata. In questi casi indica che la persona è ansiosa in quasi tutte le situazioni sociali.

Le persone con ansia sociale si trovano in forte difficoltà in tutte quelle situazioni dove potrebbero attirare l’attenzione e la critica degli altri.

Queste persone hanno il forte bisogno di essere accettate e riconosciute, di avere delle conferme. Il loro atteggiamento mentale è legato al perfezionismo, non si concedono un ampio margine di errore. Tra le emozioni e le condizioni di disagio emotivo esistono sempre le nostre credenze e il nostro modo di interpretarle.

Se durante una conversazione pubblica le credenze del soggetto sono:

“Non posso sbagliare, devo essere all’altezza, se mi giuducano negativamente per me sarà la fine”.

L’esperienza del soggetto è vissuta in modo perfezionistica, senza lasciare la possibilità a se stesso di sbagliare e quindi di correggersi e imparare. Questo atteggiamento mentale, genera maggior paura e ansia.

Quando, invece la credenza e il modello mentale sono meno rigidi, il soggetto potrebbe pensare:

“Le cose non vanno sempre come desideriamo”

Quando aumenta la possibilità di margine di errore il soggetto si trova a fare le cose con maggior spontaneità.

Parlare spontaneamente concentrandosi su quello che sta facendo e non su come lo sta facendo.

Il modello mentale che risiede dietro ogni comportamento è strettamente correlato alla nostra cultura di appartenenza e alla nostra educazione emotiva.

Quanti di voi hanno sentito queste affermazioni: “Per essere accettati e riconosciuti daglia ltri dobbiamo esaudire le loro aspettative, e se ciò non avviene è sicuramente colpa mia, perchè questo è giusto e basta! Chissà cosa penseranno gli altri…”

Modificare i nostri pensieri significa riflettere sui pensieri stessi, rieducarli permettendo al soggetto di creare un proprio punto di vista e una propria personalità.

Oltre ad un percorso rieducativo da un punto di vista cognitivo, il terapeuta dovrebbe cercare di lavorare attraverso esperienze dal vivo, permettendo al paziente di sconfermare le sue idee e credenze erronee.

Esperienza dal vivo significa esperire quello che sta avvenendo mentre lo stiamo sperimentando. Non signfica affrontare la paura a testa bassa orientando l’attenzione sui pensieri preesistenti senza confrontarli emotivamente con quello che sta accadendo.

Cambiare durante l’esposizione significa confrontare un vecchio modello mentale e vecchie credenze rigide con quello che sta realmente accadendo.

Per evitare l’ansia vengono evitate molte situazioni:

  • Essere al centro dell’attenzione in una conversazione.
  • Essere osservati mentre si sta facendo qualcosa.
  • Incontrare le persone con ruoli di autorità.
  • Essere a tavola e sentirsi osservato.

Le manifestazioni fisiologiche che accompagnano l’ansia sociale possono includere intensa paura, battito cardiaco accellerato, diventare rosso, sudorazione eccessiva, tremore, senso di impotenza. L’ansia stessa diventa qualcosa da nascondere, a tal punto che il terrore e che gli altri si possono accorgere che siamo in disagio.

È importante ricordare che questa situazione non va via da sola. Molte delle persone che hanno questo problema sanno che la loro ansia e i loro pensieri sono irrazionali.

Non basta esserne a conoscenza, conoscere qualcosa infatti non significa sentire quella cosa.

Spesso anche se le persone si sforzano di rimanere in quella condizione ansiogena, pensando che basti affrontarla di petto, questo problema non svanisce.

Migliorare l’atteggiamento mentale, il modo di interpretare le situazioni, nonchè l’esposizione dal vivo deve essere fatta all’interno di un programma terapeutico.

L’ansia esprime i nostri pensieri irrazionali, il giudizio che abbiamo di noi stessi, l’impossibilità e il perfezionismo che ci imponiamo. Essa ci impedisce di farci vivere quelle condizioni per ciò che sono realmente, ci impedisce di renderci emotivamente consapevoli che siamo in grado di fare tutto ciò che desideriamo.

Tra pensieri, aspettative irrazionali e ansia si viene a creare un circolo vizioso da cui, senza l’aiuto di un terapeuta, si fa fatica ad uscire.

Il training assertivo, la terapia cognitiva comportamentale, il modello razionale emotivo (rebt) fatta con percorsi rieducativi, ricchi di esperienze dal vivo sono la condizione per poter modificare il nostro carattere e il nostro atteggiamento mentale.

Il terapeuta deve diventare una persona di fiducia che ha il compito di rieducare la mente e i comportamenti della persona, talvolta esponendosi egli in prima persona per sciogliere come neve al sole le idee irrazionali della persona. E’ indispensabile trovare uno psicologo che comprenda l’ansia sociale nella sua condizione emotiva e non solo le dinamiche strutturali accademiche.