L’articolo è stato pubblicato dal trimestrale “Comunica” di Modena, IV numero del 2005.
Ma quest’ansia, quest’insoddisfazione è reale? Qualcosa che induce a volte a rivolgersi ad un esperto per capire e magari ritrovarsi? Sentiamo il parere del dottor Fabio Gherardelli, psicologo clinico, Responsabile del Centro di Psicologia clinica breve con sedi a Carpi e Reggio Emilia, e collaboratore del sito www.ansiasociale.it. Abbiamo fatto una chiacchierata amichevole con lui, che ci ha dato la sua opinione su questo fenomeno.
E’ reale? Esiste l’inquietudine del quarantenne, eterno adolescente mai soddisfatto di sé?
Dott. Gherardelli: Molto spesso si osservano persone di trenta e quaranta anni insoddisfatte del loro stato lavorativo e di quello sociale. Un fenomeno molto frequente nelle società cosiddette avanzate, come la nostra. nelle società meno evolute è pressoché assente: basta andare in sud america o a Cuba o in certe nazioni orientali per rendersene conto.
Insomma secondo lei, è un po’ una sindrome della “pancia piena”…
Dott. Gherardelli: Dove c’è il progresso c’è anche l’ambizione: tutti vogliono di più e rincorrono i loro desideri più che i loro bisogni primari, già soddisfatti. La vita diventa una rincorsa: più rincorriamo e più ci allontaniamo da noi stessi, così l’inquietudine aumenta
E questa sensazione non risparmia nessuno?
Dott. Gherardelli: Quando le persone giungono nel mio studio hanno, da una parte,un grande desiderio di cambiare e dall’altra uno stato di lotta interiore che occorre placare. Non ha sesso e in un certo senso non ha età: solo i bambini ne sono esenti. Per loro la vita è un gioco e l’accettano per quello che è, senza scopi in testa, senza sforzarsi di vincere o di arrivare chissà dove. Il divertimento di per sé è splendido, è fine a se stesso, non è funzionale a nient’altro.
Come ci si libera da questa sensazione di fronte agli obiettivi non raggiunti, o che non soddisfano?
Dott. Gherardelli: Per essere liberi dobbiamo ribellarci ad ogni forma di dipendenza interiore, ma non possiamo farlo se non comprendiamo la ragioni della nostra dipendenza. Le persone più angosciate sono quelle che vogliono e che desiderano di più: più hai e più vuoi, in un circolo vizioso interminabile. E i trenta e i quarant’anni sono i periodi in cui le persone desiderano e vogliono di più.
Dobbiamo rassegnarci a raggiungere la tranquillità solo dopo i cinquanta allora?
Dott. Gherardelli: Dopo i cinquanta la lotta interiore non si esaurisce e non si placa ma cambia forma e diventa “impotenza” che non significa accettare: nasconde, uno stato di non accettazione di se stessi, mentre accettarsi vuol dire gioire di se stessi e nasce da una soddisfazione profonda. Accettarsi per capirsi meglio. Negare l’avanzare degli anni, la cosiddetta sindrome di Peter Pan, è un’altro modo di lottare contro una parte di sé: l’invecchiamento. Come diceva Oscar Wilde “La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani”. Ansia ed insoddisfazione: come superarli
Nessun articolo correlato.


