Da alcuni anni a Reggio Emilia è attivo un Servizio di Psicologia Clinica Applicata presso il “Poliambulatorio Privato S. Michele” il cui responsabile è il Dott. Fabio Gherardelli. Questo specialista ha rivolto fin da subito la sua attenzione al mondo giovanile senza trascurare l’esigenze sempre più incombenti della realtà aziendale.
Giornalista: Dott. Gherardelli, ma allora la psicologia si può applicare anche in ambito aziendale?
Dott. Gherardelli: Certamente, oggi più che mai lo psicologo può trovare spazio anche in azienda. Ad esempio diverse imprese ci hanno contattato per selezionare al meglio il personale. Pensi infatti a quanto tempo e soldi risparmiano quelle aziende che trovano subito la persona adatta ad un ruolo. Purtroppo molte imprese si affidano invece a selezionatori improvvisati che in base ad un colloquio decidono poi di assumere la persona o meno. Naturalmente, a lungo andare, questo porta conseguenze negative. Oppure ci sono arrivate richieste di intervento da parte di aziende che volevano incrementare il livello di produzione in generale. In questi casi, dopo una fase iniziale di osservazione, si è deciso poi di intervenire nell’azienda (a seconda di ciò che era emerso nella fase predente di osservazione), o con interventi costruiti ad “hoc” in modo da potenziare le risorse umane oppure con brevi corsi relativi l’intelligenza emotiva.
Giornalista: Che cos’è l’intelligenza emotiva?
Dott. Gherardelli: L’espressione intelligenza emotiva si riferisce alla capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e gli altri, e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente, quanto nelle nostre relazioni. Essa descrive abilità relazionali che, per quanto complementari, sono distinte dall’intelligenza accademica, ossia dalle capacità puramente cognitive misurate dal QI. Infatti molte ricerche americane hanno trovato che i manager di maggior successo possiedono, in media, un livello molto alto di intelligenza emotiva mentre una intelligenza cognitiva (QI) di livello medio. Ed è anche emerso, risultato questo molto interessante e curioso, che le persone che avevano un QI più elevato ma un’intelligenza emotiva scarsa, ricoprivano in media mansioni molto più umili! Inoltre ogni azienda ha la sua intelligenza emotiva: in questi ultimi anni moltissimi studi americani in ambito aziendale hanno trovato una correlazione significativa tra questa ed il livello di produttività.
Giornalista: Ma lei si occupa sopratutto di clinica: quali sono le problematiche più frequenti?
Dott. Gherardelli: Sicuramente un posto di primo piano spetta ai problemi legati all’ansia ed allo stress: molte persone, soprattutto giovani, si rivolgono a noi per questo tipo di difficoltà. Comunque l’ansia, se provata a livelli moderati serve a motivare e stimolare l’individuo, oltre che a migliorare la memoria e l’attenzione. Quando invece raggiunge livelli eccessivi può causare disagio, sia a livello psicologico che fisico, fino a portare ad una condizione di invalidità. Inoltre molto frequenti sono le richieste da parte di coppie che presentano difficoltà relazionali o difficoltà sessuali. La terza categoria più frequente è invece costituita da bambini molto vivaci e iperattivi.
Giornalista: Come mai i problemi di ansia sono così diffusi, in particolare fra i giovani?
Dott. Gherardelli: Alla base c’è indubbiamente un problema “culturale”. Mi spiego meglio: si è visto che in società e culture molto meno progredite della nostra questi problemi sono quasi completamente assenti. Ad esempio, se Lei va in Africa o in Amazzonia in qualche tribù indigena difficilmente incontrerà un giovane ma anche un adulto che soffre di ansia. Invece nelle società moderne l’ansia è in continua crescita: questo è dovuto alla forte competitività, al continuo confronto con modelli esagerati, alla forte spersonalizzazione: in questo clima è certamente difficile la creazione di rapporti interpersonali autentici e significativi. Ma con questo non voglio dare colpe eccessive alla società moderna: sarebbe fin troppo semplice e poco funzionale. In realtà, alla fine, la responsabilità è delle persone: sono loro infatti che costituiscono la società! Con le parole di Von Foester, un filosofo contemporaneo, “comportati in modo da aumentare le possibilità di scelta”.
Giornalista: Che metodo impiega per aiutare le persone che si rivolgono a Lei?
Dott. Gherardelli: Intanto è necessario premettere che secondo il mio modello psicoterapeutico, ogni problema umano è come un circolo vizioso. Da una parte ci sono i fattori che, nel presente, tendono ad alimentare e rafforzare il problema, mentre dall’altra ci sono i comportamenti problematici che a loro volta sostengono i primi fattori. In questa ottica, che è poi quella della scienza moderna, non si parla più di causa ed effetto: ci sono, invece, diversi fattori che alimentano, nel momento presente, il circolo vizioso. Con questo non voglio dire che alla base di ogni problema non ci sia una causa, tutt’altro; inizialmente questo è vero, ma dopo poco tempo, quando cioè la difficoltà iniziale peggiora, succede come se il problema si staccasse dalle sue cause iniziali. E’ per questo che spesso conoscere le cause iniziali di un problema non vuol dire assolutamente risolverlo: infatti molte persone che riceviamo conoscono benissimo perché hanno quel problema, eppure la sola consapevolezza non le fa stare certo meglio! Inoltre sono convinti che serva non solo la parola ma l’azione. Così il mio compito è quello di mettere i pazienti in condizione di fare esperienze che correggano da sé stesse la loro percezione del problema. Fatto questo, il cambiamento di solito si innesca in un tempo breve, che può essere in media di 8 – 10 sedute, e la persona diventa più autonoma e libera. Questa per me è la psicoterapia breve.
Ti potrebbe interessare anche:


