Testimonianze

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Scritto da olli, il 04/01/2008 alle 12.58
salve, sono una ragazza di 25 anni, faccio l’infermiera. Fino a maggio 2007 ero la persona piu’ felice, appagata dal lavoro, dalla situazione affettiva etc.. a maggio ho cambiato sede del lavoro perch la precedente era molto lontana e da li inizioato il mio calvario:mobbing.Ho cominciato ad essere ansiosa, paurosa del giudizio degli altri, quando sono in certe situazioni al lavoro mi tremano le gambe, arrossisco e ho un ‘estrem apaura di arrossire. Sono una persona timida manon ho maai avuto questi problemi . Ho iniziato la psicoterapia breve, 2 sedute ma ancora quel nodo alla gola mi affligge. Si pu guarire?voglio tornare a vivere come prima

Scritto da michela, il 24/12/2007 alle 07.58
Vi auguro un buon Natale e un sereno 2008. Ciao a tutti.

Scritto da valentina, il 23/12/2007 alle 23.01
buon natale e buon 2008 a tutti/e

Scritto da Staff di ansiasociale.it, il 21/12/2007 alle 16.59
AUGURI A TUTTI DI BUONE FESTE!!

Scritto da Dott. Fabio Gherardelli, il 19/12/2007 alle 22.39
Pubblico qui sotto, con l’autorizzazione dell’interessata ma utilizzando (per rispetto della privacy) nomi inventati, una email di una donna che ho seguito recentemente per un forte stato ansioso (con attacchi di panico e agorafobia).
Il senso di questa lettera che ho deciso di mettere sul forum non ovviamente quella di pubblicizzare il mio lavoro, ma quella di dare una speranza a tutte le persone che scrivono e che leggono quotidianamente questo blog. Consiglio quindi a tutti di leggerla…
Infatti, come diceva Albert Einstein “La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente…”
Buona lettura.

Sono passati 2 mesi dallultima volta che ho scritto sul mio quaderno rosa

Me ne rendo conto solo ora che ho riletto le annotazioni, dallinizio ad oggi del mio percorso, lo stesso che sulla carta quasi terminatoo no?

Non credo che questo percorso avr mai fineperch, anche se durante il ns. ultimo incontro non sono stata in grado di ripetere lo schema che mi ha salvato, ogni Santo giorno ripenso al livello 1 dal quale sono partita la prima volta che ci siamo incontrati.

Il momento in cui ho deciso di chiedere il tuo aiuto.
Il momento in cui io, indipendente da tutto e da tutti, ho compreso che da sola stavolta non ce lavrei fatta.
E anche adesso, a distanza di quei mesi che sarebbero serviti per sancire la fine del percorso, ad ogni risveglio affronto la giornata come se il benessere raggiunto non fosse una normalit scontata, ma un dono senza eguali.

Sono cambiate le mie percezioni, le mie priorit e il modo di relazionarmi con m stessa e gli altri.
Lo vedo con i miei cari, con gli amici, i colleghi eAndrea, al quale ho intimato di prendere una decisione perch se le condizioni rimangono le attuali non ho pi intenzione di vederlo, n sentirlo.

In passato non ho mai avuto la lucidit di decidere cosa fosse davvero meglio per me, commettendo lerrore di trascinare situazioni che, alla resa dei conti (che silenziosa arriva), mi lasciavano sfiancata e pi sola di prima.

Credo che la variabile ad oggi sia aver preso coscienza di un timore sano che mi tiene alla larga da tutto ci che rischia di minare la mia serenit.
Non sto scappando da nessuno. Non st evitando nulla, se non di mandare allaria il livello raggiunto nella scala del mio benessere (85 su 100!).

Dott. Fabio te ne parlo perch ritengo che questa nuova versione di m sia in buona parte frutto del nostro lavoro.
E dal giorno in cui i tremori mimpedivano di sorreggere la forchetta in mensa, bh di cambiamenti da allora ce ne sono stati parecchi

Senza contare che io nei cambiamenti non ho mai creduto, fino a quando ho scoperto che “anche i sassi cambiano…”

Con tutta la mia gratitudine,
Francesca

Scritto da claudio, il 13/12/2007 alle 20.21
La ringrazio infinitamente per il consiglio dottor vellani,far comunque una seduta con uno psicologo per cercare di intraprendere la strada giusta, grazie ancora, tanti saluti!

Scritto da Dott. Enrico Vellani, il 13/12/2007 alle 18.27
Ciao Claudio,
io credo che incontrare uno psicologo col quale poter “buttare” fuori i pensieri e le paure possa aiutarti fin da subito. Hai detto bene tu, quando si sta male con s stessi difficile poter stare bene con gli altri. Per non condivido il fatto che vedi lo psicologo come unica via di uscita, non infatti una situazione esterna che ti porter ad un cambiamento ma sarai tu con il tuo comportamento a trovare la via di uscita. E’ vero comunque che lo psicologo pu aiutarti e guidarti verso la tranquillit che cerchi. Cari saluti.

Scritto da claudio, il 12/12/2007 alle 00.49
salve a tutti,gentilissimo dottor vellani spero che questo messaggio venga letto al pi presto con una risposta perch sinceramente non so pi come comportarmi e incomincio a pensare che andare da uno psicologo sia l’unica via d’uscita.Ho avuto una vita abbastanza drammatica, nonostante la perdita di entrambi i genitori quando ero piccolo e tutti i problemi che si sono recati in seguito me la sono sempre cavata con successo…adesso ho 30 anni, vivo da solo e ho un fratello che pi che guai non mi causa,la situazione con i parenti non tra le migliori,infatti ultimamente non li frequento pi per paura di sentirmi male. Fortunatamente sono riuscito ad ottenere un lavoro discreto e riesco ad andare avanti bene…il problema che ultimamente viaggio troppo con i pansieri e non riesco a stare tranquillo,tutti mi dicono che sarebbe ora di farmi la fidanzata, non che mi mancassero le occasioni, ci ho provato ad uscire con qualcuno ma se non sto bene con me stesso non riesco a stare bene neanche con lei, anzi, al pensiero che potrei darle del peso mi fa stare ancora pi male…e questo capita anche con gli amici, non voglio essere di peso a nessuno…tutto questo mi fa star male, mi addormento a fatica, cerco di distrarmi guardando la televisione, ascoltare musica, oppure mi invento qualcosa da fare in casa e a tutto questo si aggiunge un altro pensiero…star esaurendo? Mi viene anche paura e a volte vorrei scoppiare in lacrime per cercare di buttare fuori qualcosa…che devo fare? grazie!

Scritto da mara, il 10/12/2007 alle 22.18
L’isola verde

Vivere costa fatica, quando la vita tutti i giorni uguale.
Vivere costa fatica, quando dai giorni non nasce nient’altro che male.
Ditemi come si fa, a vivere tutta la vita in questa citt.
Di giorno sudore d’attrezzi, di notte cercar nelle strade le donne coi prezzi.
Arriva un mattino improvviso, una luce strana che entra da una finestra.
E sotto sparito il cortile, c’ un’isola verde che tinge i miei occhi di festa.
Nessuno avrebbe esitato, a volare felice incontro ad un sogno cos.
E l’aria riempie il palato, la terra raccoglie le ossa di un uomo impazzito.
Mi chiamano pazzo perch, ho sempre in mente di andarmene dalla citt.
Di andarmene a vivere l, nell’isola verde della mia felicit.
Laggi mi aspetta Maria, la donna che ho sempre sognato e non stata mia.
Mi aspetta dentro una casa, piena di luci, di fiori, dipinta di rosa.
Laggi mi aspettano giorni, pieni di sole, colore e di allegria.
Laggi saprei dimenticare, i muri guardiani che oggi mi fan compagnia.
Ma, non vogliono ch’io viva l, nell’isola verde della mia felicit.
Vogliono che viva qui, vestito di bianco e costretto a rispondere si.

-Beckett-

Scritto da Dott. Fabio Gherardelli, il 07/12/2007 alle 14.11
Ringrazio Gabriella per la sua testimonianza… in fondo come diceva Occam “tutto ci che pu essere fatto con poco, invano (e troppo spesso…) viene fatto con molto”. Un saluto

Dott. Fabio Gherardelli

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