Intervista al dott. Davide Munaro parte 4 di 4


Invece cosa succede, l’utente sta male, lo Stato gli dice “ Io ti do il servizio, ma decido anche per te chi ti deve dare il servizio, e quando dartelo”. Capisci bene che lo Stato è intervenuto e ha orientato tutta la clientela verso un’ unica persona, e le altre 34000 devono prendere le briciole che rimangono sul mercato! Quindi dall’alto è già deciso chi deve lavorare e chi non deve lavorare. Per cui, se fuori meccanismo, e lavori nel libero mercato, a me dispiace dirlo, o sei disposto a tagliarti un braccio, o cambia mestiere, se sei per trovare un.. farai molta fatica. Questo penso, è questa è la mia idea. Se sei parte di quelli che amano questo mestiere fallo, e se sarai fortunato e anche bravo, non fortunato, più che fortuna, se sarai disposto ad accumulare esperienze su esperienze, motivazione su motivazione, arriverai, e ci crederai, arriverai a vivere questa professione sì.
Benissimo. Ci avviciniamo alla fine..
Ok..
Anche perchè hai risposto a molte delle domande mentre parlavi..
Poi un’altra cosa molto importante che volevo dire. Sai quando andavo a scuola uno dei motivi per cui ho interrotto e ho ripreso a 17 anni, era perché mia madre voleva che facessi ragioneria. Sai com’era una volta, no, come adesso, “ Devi fare ragioneria, devi fare questo, i genitori, gli anziani sono saggi”. Se mi permetti, i ragazzini sono saggi, gli anziani è un’oscenità dire che sono saggi, anzi, fortificano il loro tratto di personalità, anche se a volte è burbero e sciocco diventa stupido col tempo. E sei costretto a fare delle cose che non ti appartengono, un po’ come il nostro amico Valentino Rossi, te lo immagini a fare il commercialista o il ragioniere che sua mamma desiderava, magari se non avesse trovato suo padre che gli ha detto ma sì, vai in moto, sarebbe diventato, non ricco, ma non sarebbe diventato una persona che ama quello che fa nella vita..
La sua passione..
Sì, quando a priori qualcuno ti dice il lavoro per te migliore è il dentista, e fai il dentista, poi ci sono tanti dentisti e il mercato dei dentisti è saturo. Io penso che la gente dovrebbe essere lasciata libera. Perché solo così nascono i sogni, quello che diventa un regista, quello che diventa un attore, quello che scrive libri. Sennò hanno già incasellato la nostra vita, e questo parte dal basso. Far credere alla gente i propri sogni significa dargli una speranza. Ripeto, arriverà in fondo all’università e a lavorare solo chi sogna. Tutti gli altri lo fanno solo per meccanismi di guadagno. Per cui appena vedono le grosse difficoltà si tirano indietro, figurati se saranno disposti a perdere un braccio per venir fuori dalla situazione o dalla difficoltà. Nella vita se non hai la passione tu non porterai a conclusione un progetto a medio lungo termine, e la passione viene se tu hai dato da bere a quel campo, non se l’hai cementato. E dar da bere a quel campo significa accompagnare la persona a sviluppare quello che è, non già da ragazzino metterlo sulla logica del guadagno, sennò creiamo gente che ragiona in termini di guadagno, per cui ciò che conta è vendere il proprio corpo per una macchina o per due macchine, per tremila euro, una prostituzione mentale, no? Magari ci arriverai, le logiche di questo mercato sono queste, ma poi sai che persona sei? Di cosa vivi, di una macchina, di un po’ di soldi, di cosa vivi? Infine ciò che conta è la serenità. Certo uno può dirmi “ Ma io sono sereno così”. Mah, mi domando io, meglio per te. Però sai che è un bel peccato, io dico. Aver fuori il parco -di fronte a me abita Sigurtà, quello del parco – sai che bello, che tristezza alzarsi alla mattina avere degli occhi, e avere le gambe per fare una passeggiata nel parco, e qualcuno che ti dice “ Non camminare nel parco, tanto se non lo vedi, non esiste”. Eh no, il parco esiste ed è là come la luna, e chi vuol esser lieto sia a guardarlo; non “Tanto non lo vedi, non esiste”. No no, lui esiste, e quando ci cammini, ce l’hai fatta, dici “ Sì si, ce l’ho fatta, per un buon profumo, non ha prezzo”. Per cui ripeto, i ragazzi devono domandarsi se è la loro professione, se è quello che amano veramente, se ci credono, se sono disposti a passare del tempo a fare tre lavori, sennò no, a investire i loro risparmi per farsi conoscere. Mi ricordo all’inizio, non avevo niente per investire su un sito internet a cui credevo, o i miei risparmi, pagare per un po’ di pubblicità su un giornale, per fare un articolo. Ripeto, sei disposto a perdere un braccio?Sì.. Sennò lascia stare, ma è così in tutte le professioni, a meno che tu non abbia qualcuno che ti mette in Regione, in Provincia, o ti mette in qualche ente, e ti ha risolto i problemi della vita, ma ti ha tolto anche il gusto di conquistarti le cose.
Il gusto è conquistarsi le cose..
Sì si..
Ci puoi dire qualcosa rispetto alla gestione del rapporto tra la tua vita professionale e la tua vita privata?
In che senso?
Spesso ci portiamo a casa un po’ del lavoro, nel senso..
Si ma dipende da come lo fai. Nel senso quando mi dicono la vita privata.. non c’è da dividere la vita, non c’è il bianco e il nero. Io penso che un buon psicoterapeuta quando lavora è logico che è lì lui, non può discindere il suo passato, le sue esperienze; un buon psicoterapeuta dev’essere pieno di esperienze di vita, di difficoltà, di montagne scalate, di riflessioni interiori, sennò diventa un accademico che ti legge l’ultima teoria cognitivista, cosa serve? Ma è pieno di persone che ti spiegano cosè la fobia sociale, ma se gli dici di togliersi le scarpe e in ciabatte andare a bere un caffè non lo fanno, e devono presentarsi al lavoro col Jaguar, per cui di cosa stiamo parlando?
Tu lo faresti?
Bè fare una cosa del genere, se hai voglia di farlo, non per provocare nessuno..
Ecco, se tu mi proponi di togliermi le scarpe e andare a bere un caffè al bar..
Se è quello che tu desideri dalla vita, se è quello che tu vuoi dalla vita, e non lo stai facendo perché qualcuno ti sta giudicando, quando riuscirai a farlo avrai asserito la tua identità di vivere, la tua identità, e questo è il passaggio strutturale per diventare una persona migliore, no sedare l’ansia evitandoti di fare questo, dandoti un farmaco o spostando l’attenzione, bensì la crescita è dettata da una modificazione della struttura. Io asserisco, a costo di andarmene anche da questo paese il diritto di.. Bè è la stessa cosa per la scuola. Io asserisco il diritto di provarci per arrivare in fondo anche se tutti dicono che sto sbagliando. Tornando a noi, è inutile che, come dicevo anche la volta scorsa, qui parliamo di ragazzini, o di ragazzine che a 18 anni viene comprata la macchina, e poi qua, e poi sistemata a destra, e poi sistemata a sinistra, insomma ti arriva l’utente e inizia a parlarti, e inizi a confrontarsi.. Se non c’è empatia, il comprendere quello che l’altro sta passando, non è che devi avere per forza avuto un trauma anche te se l’altro ha avuto un trauma, se non parli della stessa intesità, se non sei sulla stessa lunghezza d’onda, dello stesso colore.. Ci sei? Della stessa frequenza d’onda, come fai a percepire l’altra persona? Sapere cosa sta cercando, cosa non sta cercando? Quindi, ti ripeto, a meno che non fai lo psichiatra, per cui è tutto tecnica.. Ma se fai lo psicoterapeuta non puoi esser tutto tecnica. E se non è tutta tecnica porti la tua personalità, anzi, migliori a tua volta la tua personalità, ti conosci, all’inizio hai delle difficoltà, poi migliori, fai qualche gaffe, poi migliori. Cioè il miglior psicoterapeuta migliora sbagliando, come si può dire “ Dovrai essere uno psicoterapeuta, io deciderò quando sarai psicoterapeuta”- cioè tutto questo perfezionismo- “Allora potrai fare lo psicoterapeuta”. Ma se tutto in natura è in costante mutamento e cambiamento, per cui la perfezione non esiste, la perfezione sta nell’imperfezione, nel cambiamento. C’è qualcuno che sta dicendo, c’è una perfezione che ti dirà quando tu sei pronto per essere perfetto” E’ una sciocchezza, dai..
Sì..
Cerchiamo di essere onesti, no? Per cui è il mettersi in gioco, lo scoprirsi. Poi, io penso che, se un po’ ti fai prendere dalla persona che hai di fronte, e un po’ va anche bene, vuol dire che dai un valore aggiunto, vuol dire che ci credi a questa persona, vuol dire che sei disposto non a stare 45 minuti, suona l’orologio chiedi i soldi, vuol dire che sei disposto ad accendere la macchina e accompagnare la persona in un bar per far vedere che puoi asserire te stesso, no? Ci sono anche dei modelli.. E starci anche due ore, un’ora e mezza. Sennò hai fatto semplicemente per guadagnare dei soldi, in modo freddo, distaccato, allora puoi vederne anche cinquanta di persone, gli fai la lezione.. Quindi, alla tua domanda, se fatto con un numero di pazienti giusti, e fatto con un coinvolgimento emotivo, ma allo stesso tempo cercando di razionalizzare le tue emozioni, non farti coinvolgere in termini.. Cioè, è difficile da spiegare con parole, devi essere coinvolto in termini empatici, ma allo stesso tempo sei tu che stai trainando il gioco, per cui sei sul cavallo, e hai la passione del cavallo, e devi essere libero di lasciare andare le redini del cavallo, ok? E gustarti il vento perché sei al galoppo, ma allo stesso tempo devi avere un passo fuori, vedere le cose da fuori. E’ un atteggiamento professionistico questo. Vedi il professionista, in qualsiasi sport, anche nel pugilato, si fa prendere dall’incontro, ma allo stesso tempo vede le cose da fuori, è orientato sui pugni, o sta guardando quello che stai facendo, non è coinvolto in una rissa, sennò sei un dilettante. Se sei sul cavallo, e mentre stai andando ti stai godendo la galoppata, e allo stesso tempo se ti esce la staffa dal piede non vai giù di testa, perché riesci a vedere le cose da fuori, sei tu che conduci in qualche modo il gioco..
Certo..
Sai, è ancora bellissima la metafora di Edmund che dice che scappa il cavallo, questo ragazzino trova il cavallo, lo porta dal fattore e il fattore gli dice “ Dove avresti trovato il cavallo?”, e il ragazzino dice “ Io l’ho trovato in mezzo alle case, alla campagna”, “ Ma come hai fatto a portarlo qui?”, il ragazzino dice “ Guarda, io ci sono salito sopra, ho fatto in modo che il cavallo non andasse fuori strada, nel fosso, ma è stato il cavallo a tornare qui da lei”. Quindi fondamentalmente sta a significare che la persona va accompagnata, devi comprenderla, devi empaticamente condividere qualcosa con lei, ma la persona stessa ha bisogno non di qualcuno che le dice dove andare, non del ragazzino che dice al cavallo “Andiamo di là”, ma qualcuno che accompagna in modo disciplinato il cavallo verso il fattore, ma è il cavallo che sa dov’è la fattoria, è la persona che sa già quello che la renderà felice, la strada da fare.. Mi segui?
Sì..
Ok
Bene. Hai qualcosa da aggiungere ora che l’intervista è finita?
No, è stato un piacere incontrarvi, incontrare te, spero di essere stato utile, anche nella mia schiettezza, anche se probabilmente qualche professore universitario o qualche accademico ci rimarrà male di quello che ho detto, però, ripeto, sono stato contento di questa intervista.
Benissimo, ti ringrazio..
Grazie a te

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